«CHRIS - Ryan Adams» la recensione di Rockol

Il buon classico rock americano di Ryan Adams

"Chris" è l'ultimo album della trilogia iniziata con "Wednesdays" e proseguita con "Big colors"

Recensione del 06 apr 2022 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7.5/10

La recensione

Da quando, tre anni fa, nei primi mesi del 2019, Ryan Adams venne accusato da sette donne di molestie sessuali – tra queste, la ex moglie Mandy Moore e la cantautrice Phoebe Bridgers - non si può negare che ora possa esistere una questione di diversa sensibilità e approccio nei suoi confronti. Questione del tutto personale e che rimanda ad altre questioni del tutto personali: io per esempio, ad oggi, non riesco più a guardare un film in cui è presente Kevin Spacey, un attore che tra l'altro apprezzavo molto. Poi magari accadrà che col passar del tempo non proverò più il fastidio che mi procura oggigiorno il vederlo, ma per ora non ce la faccio, e sono trascorsi ormai cinque anni.

Classic rock all'americana

Fatta questa premessa, si può parlare di "Chris" che è il terzo e ultimo capitolo della trilogia iniziata con "Wednesdays" sul finire del 2020 e proseguita con "Big colors" nel giugno dello scorso anno. Tre album che aveva praticamente pronti all'uscita prima che lo travolgesse lo scandalo. L'immagine di copertina ritrae una foto della sua famiglia, in cui compare anche il fratello Chris morto nel 2017. In realtà non è l'unico Chris venuto a mancare nella vita di Ryan Adams, nel 2009, morì infatti Chris Feinstein, il bassista dei suoi Cardinals. Se "Wednesdays" era piuttosto crepuscolare e "Big colors" si avvicinava come mood musicale agli anni Ottanta, le diciotto canzoni di "Chris" profumano del rock a stelle e strisce più classico, quello di Tom Petty e Bruce Springsteen, tanto per fare qualche nome per inquadrare la situazione. In quel solco viaggiano tutte le canzoni del disco che prende il suo abbrivio con "Take it back", seguita dall'amara "Still a cage", poi arrivano le chitarre incalzanti di "Flicker in the Fade", l'accorato omaggio acustico a chi non è più tra noi di "Chris" e via via le altre. Un viaggio che si chiude con la speranzosa "Letting the light in", ma che in precedenza aveva frequentato la malinconia di "I got lost" o il mood country rurale (senza esagerare) di "Spinning wheel", la vagamente dylaniana "Aching for more" o "So helpless" dove corre alla mente il quasi omonimo Bryan Adams.

Diciotto sono troppe?

"Chris" è un album con poca sovrastruttura, in alcuni suoi passaggi può apparire persino grezzo o poco curato. Ai miei occhi questo è un merito. Non è dato sapere quanto ciò sia legato alla sua vicenda personale che lo ha isolato dai canali ufficiali della discografia in una sorta di limbo -  si realizza e distribuisce da sé i suoi prodotti, con una sua etichetta discografica e la stampa statunitense di fatto lo ignora quasi del tutto - oppure se sia una precisa scelta artistica. Quando si ha a che fare con il talento di Ryan Adams non si può mai sapere. Spesso al musicista di Jacksonville è stata accostata la formula 'genio e sregolatezza' e ai tanti alti è accaduto ci fossero anche dei bassi sconcertanti, artisticamente "Chris" è decisamente sul primo versante che sul secondo. E' un buon album di rock classico, di quelli che si affidano alla qualità delle canzoni (in verità non proprio tutte tutte), di quelli che non colpiscono con effetti speciali, di quelli che desiderano solo essere ascoltati.

Tracklist

01. Take It Back (03:07)
02. Still a Cage (03:00)
03. Flicker in the Fade (03:50)
04. Chris (03:43)
05. About Time (02:52)
06. Aching for More (04:07)
07. Say What You Said (03:19)
08. So Helpless (01:16)
09. Crooked Shake (03:04)
10. Dive (04:11)
11. Was I Wrong (02:17)
12. Lookout (02:52)
13. Schizophrenic Babylon (02:21)
14. Moving Target (03:41)
15. I Got Lost (02:34)
16. Replaced (03:37)
17. Spinning Wheel (02:38)
18. Letting the Light In (02:54)
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