«DAWN FM - The Weeknd» la recensione di Rockol

“Dawn FM”: il lato più maturo, positivo e pop di The Weeknd.

A due anni dal successo globale di “After hours”, torna a sorpresa con il suo disco più pop di sempre in cui abbandona le atmosfere dark e abbraccia il synth pop '80s e Michael Jackson, ma con la produzione contemporanea di Oneohtrix Point Never.

Recensione del 11 gen 2022 a cura di Michele Boroni

Voto 8/10

La recensione

The Weeknd, ovvero Abel Tesfaye, è stato nel corso degli ultimi anni la popstar mainstream più improbabile di sempre. Personaggio ambiguo le cui canzoni avevano toni notturni e cupi, mentre i suoi testi nichilisti raccontavano di lunghe notti a base di droghe e sesso esplicito, relative depressioni da eccesso di cocaina, relazioni tossiche e il racconto del lato squallido della fama. Non precisamente lo standard della popstar mainstream.  
Il suo ultimo “After Hours” - quadruplo disco di platino e con singoli da 2 miliardi e mezzo di stream – se nei testi e nello storytelling non cambiava direzione, dal punto di vista della musica abbandonava in buona parte il downtempo liquido e frammentato, grazie anche alla collaborazione di Oneohtrix Point Never (Daniel Lopatin) e dell'hit-maker Max Martin, il primo aggiungendo tappeti di synth e MIDI cerebrali anni 80 e il secondo togliendo lo spleen decadente e aggiungendo il tiro pop da classifica - il singolo “Blinding Light”, ad esempio, ha abbattuto il record di permanenza nella classifica di Billboard.

In questo quinto lavoro “Dawn FM”, uscito a sorpresa lo scorso venerdì, questi elementi sono ancora più evidenti e predominanti. .

Un viaggio verso la luce

In fondo The Weeknd è uno dei pochi artisti che crede anche nel formato disco. I suoi lavori precedenti hanno sempre avuto una ragion d'essere e una narrazione ben precisa, che parte dal titolo fino alla copertina, dalla prima all'ultima traccia. “Dawn FM” lo è ancora di più, trattandosi di un vero concept album: Dawn Fm è il nome di una stazione radiofonica dall'estetica psichedelica che accompagna chi si trova intrappolato in una sorta di traffico tra il purgatorio e la luce in fondo al tunnel (il paradiso, ma anche, volendo, la fine della pandemia). Il dj ha la voce calda e rassicurante di Jim Carrey (bravissimo qui) che lungo questa transizione per tutta la tracklist fatta di banger e ballad, accompagna Abel e l'ascoltatore verso l'altra parte (“cammina nella luce e accetta il tuo destino a braccia aperte. Impaurito? Non preoccuparti") anche grazie a meravigliosi jingle d'antan.  

Gli anni 80 rivisitati bene

Le premesse sembrano un po' pesanti e non così originali, ma il tutto è alleggerito dalla musica, molto meno inquietante e straziante rispetto al passato.

Eh sì, perché “Dawn FM” è il disco più pop che The Weeknd abbia mai realizzato. Questa volta il parallelo più volte fatto in passato con Michael Jackson per il timbro della voce simile, si arricchisce di nuovi elementi e dettagli, soprattutto musicali e fortemente voluti.  Non solo per la presenza di Quincy Jones  dove in “A Tale by Quincy” racconta i motivi dei suoi fallimenti con i partner e i figli, ma soprattutto per la costruzione e gli arrangiamenti di alcuni brani: “ Out of time” è una ballad che sembra uscita da “Off the wall” con quella tastiera che fa tanto “Human Nature” ma che in realtà è campionata da un pezzo pop anni '80 giapponese (“Midnight Pretenders” di Aran), mentre il break di chitarra nel bel mezzo di “Sacrifice” è puro “Thriller”. Poi c'è anche il contributo degli Swedish House Mafia in “How Do I Make You Love Me?” che invece riportano il suono alle atmosfere della prima elettronica di Giorgio Moroder e che viene poi mixato con la versione più spinta del singolo già noto “Take my breath” come in una cassetta di Marco Trani o Riccardo Cioni. .

Ma sono tutti elementi questi che non disturbano, perché c'è grande qualità nella realizzazione grazie all'intelligente co-produzione di Oneohtrix Point Never e al talento di The Weekend. Lo stesso Abel Tesfaye si lancia in altri stili di canto oltre al suo falsetto, come il tono basso usato in “Gasoline” che lo fa somigliare a Dave Gahan dei Depeche Mode o nei toni dolcissimi della ballad “Here we go...again” stemperato dall'efficace rap di Tyler, The Creator.

Purgatorio e paradiso 

I testi in realtà non cambiano molto, siamo sempre infatti nei suoi tipici soliloqui nichilisti e autodistruttivi del cantante canadese (“So che non mi lascerai andare in overdose / E se alla fine muoio in pace / Avvolgi il mio corpo in queste lenzuola / E versa la benzina. / Non significa molto per me” in “Gasoline”) e nella descrizione di relazioni tossiche ("Il tuo numero nel mio telefono lo cancellerò/ ragazza, sono troppo cresciuto per questo inganno" in “I heard you're married”). 
La seconda parte del disco rallenta un po', con un paio di pezzi (“Is there someone else?” “Starry eyes”) che girano  intorno a se stessi e la traccia con Lil Wayne che proprio non funziona.

Però il pezzo finale di Jim Carrey – qui chiamato semplicemente Jim - riporta tutto a un suo ordine, rivolgendosi direttamente a Abel Tesfaye e dicendogli "Sei stato nell'oscurità per troppo tempo/ È ora di entrare nella luce e accettare il tuo destino a braccia aperte" e recitando una sorta di efficace poesia sull'accettazione e sul concentrarsi su ciò che verrà e non su ciò che è stato, sintetizzabile con l'efficace frase “Devi essere il paradiso per vedere il paradiso”. Insomma, un The Weeknd più maturo, e forse è proprio a quello che allude la sua effige invecchiata nella cover ideata da Robert Beatty, lo stesso delle concettuali copertine degli album per Oneohtrix Point Never. .

L'inevitabile confronto con altri due dischi

Per tutta una serie di motivi sopra esposti (la retromania dance, il concept disc, il messaggio salvifico e trascendentale) il disco ricorda molto “Random Access Memories”, il canto del cigno dei Daft Punk del 2013.

Il racconto di Quincy Jones ricalca in qualche modo quello che fece Giorgio Moroder in “Giorgio by Moroder”, anche se qui si parla di strazianti esperienze personali e non musicali, ma che in realtà sono ben collegati con lo spleen esistenziale di The Weeknd. In qualche modo qui i synth e i Midi anni '80 di Oneohtrix Point Never hanno lo stesso ruolo della chitarra funky di Nile Rodgers nel disco dei Daft Punk. Se poi pensiamo che lo stesso The Weeknd aveva nel 2016 collaborato con la coppia francese in “Starboy” e che anche nelle ballad qui c'è più di un punto di contatto con le atmosfere e gli arrangiamenti di quel disco, allora le similitudini aumentano. .
L'altro paragone è con un disco più recente che ha fatto della retromania un elemento identificativo. Si tratta di “An evening with...” il disco dei Silk Sonic, ovvero Bruno Mars e Anderson .Paak. La differenza sostanziale è che mentre nei Silk Sonic c'è una fedele riproposizione di quel suono (più seventies, più black) con pochi elementi di innovazione, nel disco di The Weeknd, sebbene ci siano didascalici omaggi a Michael Jackson e a un certo synth pop anni 80, c'è anche un suono aggiornato e contemporaneo grazie alla produzione di Daniel Lopatin che con il suo progetto Oneohtrix Point Never risulta in pratica come il co-autore del disco.

La canzone da playlist

Anche se c'è più di un'eccellente canzone in questo disco, ci sentiamo di scommettere in questa “Less than zero” (Bret Easton Ellis non c'entra) e nel coro singalong motivazionale che scatena all'ascolto. Sarà una canzone – dove si sente forte lo zampino nordeuropeo di Max Martin nella scrittura della melodia - che accompagnerà più di una stories e che unirà ragazzini e genitori. 

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