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A Finneas non basta stare nella stanza dei bottoni del pop mondiale

Il fratello di Billie Eilish, autore e produttore delle canzoni che hanno permesso alla 19enne popstar di diventare il volto e l'emblema della nuova scena, debutta con un disco tutto suo. E conquista Ringo Starr, i Coldplay e pure Johnny Marr.
A Finneas non basta stare nella stanza dei bottoni del pop mondiale

Lo status di genietto del nuovo pop mondiale, quello che dopo il successo del sound cucito addosso alla voce della sorella Billie Eilish si è conquistato negli ultimi tempi producendo Justin Bieber, Demi Lovato, Selena Gomez, Camila Cabello, Girl in Red, Kid Cudi, diventando pure l’autore più ascoltato del 2020 su Spotify? Evidentemente stare nella stanza dei bottoni a Finneas non basta, come abbiamo scritto nella recensione del suo album d’esordio “Optimist”.

Che di per sé non è affatto brutto, ma ha un grosso difetto: risulta difficile ascoltarlo senza pensare che si tratti di un album di Billie Eilish cantato da una voce maschile. In fondo, bisogna dare a Finneas quello che è di Finneas e a Billie quello che è di Billie: lui ci mette i guizzi compositivi, lei la voce. E la personalità, che fa non poca differenza. Però la favola della ragazzina che partì dalla sua cameretta e che si ritrovò poi, senza sapere né perché né per come, a riscrivere le regole del pop, rottamando il vecchio ormai troppo artificiale e plasticoso – Taylor Swift, comunque più grande di lei di dodici anni, ha fatto giusto in tempo a riscoprire il folk; Katy Perry è sparita; Lady Gaga ha sempre giocato in un campionato tutto suo e le è concesso tutto – inaugurando una nuova era, ebbe inizio con una canzone che suo fratello Finneas O’Connell scrisse per i suoi Slightlys. E che poi cedette alla sorellina prodigio, intuendone il potenziale.



Era il 2015. Billie aveva appena 13 anni. Finneas 18. Da allora di cose ne sono successe. È comprensibile che il 24enne musicista losangelino provi quantomeno a ritagliarsi un suo spazio da protagonista, ora: “Vorrei che i miei dischi non suonassero come quelli di Billie, che la gente ascoltasse il mio album senza pensare: ‘Oh, mi ricorda lei’”, dice. L’album “Optimist” arriva dopo l’Ep del 2019 “Blood harmony”, pubblicato pochi mesi dopo il boom di “ When we all fall asleep, where do we go? ”, il disco che catapultò la premiata ditta Billie-Finneas in cima alle classifiche mondiali. Sarebbero arrivati svariati Dischi d’oro e di platino. E diversi premi. Compresi 8 Grammy Awards. Gli ultimi due della serie Finneas li ha vinti come produttore all’inizio dell’anno: quello come Record of the Year per “Everything I want” e quello come Best Song Written For Visual per “ No time to die ”, la canzone ufficiale dell’ultimo – omonimo – film della saga di James Bond. È tutto raccontato nel film “ The World’s a little blurry
”, in streaming su Apple Tv+. Che ha per protagonista tanto Billie Eilish quanto Finneas, ripreso mentre sottopone alle orecchie della sorella le idee che avrebbero poi portato alla nascita delle canzoni di “When we all fall asleep, where do we go?”, da “Bad guy” a “Ilomilo”. A proposito: per “No time to die” ha collaborato nientemeno che con Johnny Marr. È l’ex membro degli Smiths a suonare le chitarre nel brano. Lo scorso anno, invece, Finneas ha partecipato insieme a Dave Grohl, Lenny Kravitz, Sheryl Crow e pure Paul McCartney ai cori di “Here’s to the nights” di Ringo Starr. E a settembre ha affiancato sua sorella nella versione a tre voci di “Fix you” con Chris Martin e i suoi Coldplay, sul palco del Global Citizen a Central Park: “Un sogno che si è realizzato”, ha raccontato lui, che tra i dischi che gli hanno cambiato la vita cita – oltre a “Move along” degli All-American Rejects e a “21st Century Breakdown” dei Green Day – anche “Viva la vida or death and all his friends” della band britannica.


Il suo album d’esordio da solista, il musicista – che qui si fa in otto: scrive, produce, canta, suona tastiere, basso, chitarre, batteria, sintetizzatori – lo ha composto nel corso del 2020 nella sua casa di Los Angeles.

Una prima anticipazione del disco era arrivata già nel settembre dello scorso anno, con il singolo “What they’ll say about us”, che oggi ha superato i 35 milioni di stream su Spotify. “Come artista-produttore non ti concedi mai abbastanza tempo per lavorare sulla tua musica. Sfortunatamente, nessuno è interessato a dirti di fare un tuo disco: ci sei solo tu” ha spiegato Finneas, che provò a farsi largo nell’ambiente musicale già tre anni prima dell’esplosione di “When we all fall asleep, where do we go?”, nel 2016, con il singolo “New girl” (curiosità: l’anno prima aveva recitato nella serie musicale “Glee”, interpretando il ruolo di Alistair nell’ultima stagione). Dal pop al grande schermo: porta la sua firma la colonna sonora di “The fallout”, film per adolescenti diretto da Megan Park (chi aveva quindici anni nel 2008 la ricorderà come la Grace Bowman de “La vita segreta di una teenager americana”), presentato in anteprima al South by Southwest lo scorso marzo. .



L’avvenire è un’incognita. Difficile, dopo due dischi come “When we all fall asleep, where do we go?” e “ Happier than ever ”, quest’ultimo uscito lo scorso luglio, 130 mila copie fisiche vendute nei primi sette giorni dall’uscita negli Usa, immaginare il futuro di Billie senza Finneas al suo fianco e viceversa. “Penso che quella magia che si crea lavorando con un fratello sia impossibile da replicare”, riconosce lui.
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