Recensioni / 29 mar 2019

Billie Eilish - WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO? - la recensione

“When we all fall asleep” dimostra che Billie Eilish è l’unicorno del pop

Abbiamo ascoltato l’album di Billie Eilish e, sì, la ragazza merita gli elogi che ha ricevuto. “WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?” è un disco d’esordio potente.

Voto Rockol: 4.5 / 5
Recensione di Claudio Todesco
WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?
© Darkroom/Interscope Records (Digital Media)

È la ragazza matta e pericolosa che sta con te, ma potrebbe provarci con tuo padre. È la diciassettenne che fantastica su relazioni tragiche e bellissime. È una convinta che, quando le cose si mettono male, persino dio voglia il demonio dalla sua parte. È la tizia che sale sul tetto di un palazzo e medita di buttarsi di sotto. “WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?” è il disco di una ragazza di talento che racconta la sua età usando un registro espressivo che sta da qualche parte fra le visioni elegantemente vintage di Lana Del Rey e il vampirismo metropolitano di The Weeknd. Conferma ciò che di buono sapevamo di Billie Eilish, del suo talento, del suo potenziale, della sua capacità di risucchiarti nel suo piccolo mondo. È un debutto di rara potenza espressiva. Sarà un successo.

Annunciato da quattro singoli che hanno aumentato a dismisura l’attesa per il disco, l’album di debutto di Billie Eilish è anzitutto il frutto di un lavoro in famiglia svolto dalla cantante losangelina e dal fratello Finneas O’Connell. È stato interamente scritto, suonato e prodotto dai due. L’attesa che lo circonda sarà anche frutto di una campagna promozionale ben architettata, ma quella di “WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?” è una storia bella e rara in un panorama in cui le pop star sono Frankenstein seducenti assemblate da manager e discografici con la complicità di un vasto cast di autori e produttori. Non i fratelli O’Connell. Quel che s’ascolta nell’album sembrerebbe frutto della loro visione, delle loro session DIY da cameretta, del loro modo di raccontare frammenti di vita quotidiana come se fossero piccoli film horror, fra ironia e romanticismo struggente e dark.

Sembra davvero un film quest’album, con canzoni che dialogano l’una con l’altra e un finale che ricapitola quel che si è sentito. Dentro ci sono le pratiche produttive dell’hip-hop, confessioni da cantautrice sensibile, elettronica da cameretta, un po’ di sofferenza da cantante jazz d’altri tempi, l’appeal del nuovo pop, il tutto inframmezzato dai beat spezzettati e dagli effetti sonori perturbanti della trap. Uno dei talenti di Eilish è riuscire a dire tanto con poco e lo dimostra subito in “bad guy”, potenziale singolo: una linea di basso elettrica corposa, una sorta di filastrocca, schiocchi di dita, una tastierina, una svolta inattesa che porta la canzone da un’altra parte.

“xanny” è il prototipo d’un altro tipo di performance canora di Billie Eilish, che pur essendo una diciassettenne esprime il dolore profondo e assieme elegante di una quarantenne. Attorno svolazzano micro-abbellimenti, un basso fa vibrare le casse, glitch gracchiano, la voce assume un timbro metallico. È uno dei momenti migliori dell’album. «Non ho bisogno di uno Xanax per sentirmi meglio», canta Eilish prima di dichiarare in modo originale la sua diversità dai ragazzi che le stanno attorno e che sono «troppo ubriachi per avere paura».

Billie Eilish non vuole sfuggire alle proprie paure. Le vuole guardare in faccia, le vuole rappresentare. E magari giocarci, come fa in “all the good girls go to hell”, un pezzo sul fascino esercitato dal male raccontato con un format G-funk stilizzato. Oppure le prende dannatamente sul serio, come avviene in “bury a friend”, con il suo oramai emblematico “I wanna end me!” che in concerto diventa un rito liberatorio. In “ilomilo”, invece, Billie spiega che “gli amici che ho dovuto seppellire mi tengono sveglia di notte”. Non è chiaro se e quanti personaggi interpreti. Certo è brusco il passaggio fra l’interpretazione intensa di “when the party’s over” e la voce da bimba abbinata all’ukulele del jazz-pop fischiettabile di “8”.

L’ironia evita che questo romanticismo funebre si trasformi in autocommiserazione. Si passa dal teatrino di “wish you were gay” in cui una delusione amorosa viene esposta a un pubblico da sitcom a “listen before I go”. Accompagnata da un pianoforte, sullo sfondo di tuoni lontani e fruscii, Eilish chiede con un filo di voce a qualcuno di portarla sul tetto. Non vede alcuna via d’uscita se non gettarsi di sotto. “Chiama i miei amici, di’ loro che li amo e che mi mancheranno e che mi spiace”. È una scena cupa rischiarata da quella di “i love you”, un semplice ballata folk alla chitarra acustica. Lui le ha detto ti amo, lei s’è lasciata andare a pensieri d’amore e s’è pentita, non è una che espone con facilità i sentimenti. Però poi finisce fra le sue braccia a Central Park: «Non posso sfuggire al fatto che ti amo, non voglio, ma ti amo».

Si arriva infine a “goodbye” che è costruita con un copia-e-incolla di frasi dei testi delle canzoni che l’hanno preceduta. Sono immagini incoerenti perché l’album è così, un viaggio nei sentimenti e nei pensieri instabili di un’adolescente che dimostra che Billie Eilish non è un fenomeno da baraccone, ma un’interprete notevole che, data la giovane età, ha pure margini di miglioramento. Non è un finale netto, come del resto non lo è mai quello dei film di cui si sa che ci sarà un sequel. E ribadisce che “WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?” è un vero album. Sì, proprio il formato che tutti danno per morto e che tutti ascolteranno come si faceva una volta, per le singole canzoni e per l’insieme.

Pur non caricando la propria persona, né la musica, né i ritmi di sottintesi sessuali, Billie Eilish è un personaggio stranamente seducente e il disco rappresenta una miscela di dramma e gioco – in fondo, si apre con la cantante che annuncia ridendo che «ho tolto l’Invisalign e questo è l’album». Mentre le altre giovani pop star dicono alle coetanee: guarda come puoi diventare con una barca di soldi e un esercito di consulenti d’immagine, Eilish dice: sono incasinata e sgraziata come voi, ma ho questa cosa che mi salva, l’immaginazione. Lo dice con talento e qualche ingenuità tipica della sua età e con un linguaggio che è già personale e maturo, espressivo, emozionante. In un mondo del pop che ha un disperato bisogno di personalità forti in grado di generare mondi e ossessioni, Billie Eilish è un unicorno.

TRACKLIST

01. !!!!!!! - (00:13)
02. bad guy - (03:14)
03. xanny - (04:03)
04. you should see me in a crown - (03:00)
05. all the good girls go to hell - (02:48)
06. wish you were gay - (03:41)
07. when the party's over - (03:16)
08. 8 - (02:53)
09. my strange addiction - (02:59)
10. bury a friend - (03:13)
11. ilomilo - (02:36)
12. listen before i go - (04:02)
13. i love you - (04:51)
14. goodbye - (01:59)