La vita crudele di una popstar

È uscito "The World's a little blurry", il film che racconta l'ascesa al successo di Billie Eilish e le sue turbe. Lo abbiamo visto. Ecco perché dovreste farlo anche voi.
La vita crudele di una popstar

Nell'aprile del 2019 il nome di Billie Eilish è sulla bocca di tutti. "When we all fall asleep, where do we go?", l'album d'esordio della 17enne cantautrice americana, è uscito da meno di un mese, ma la sua vita non è già la stessa di prima.

Parlano i numeri (300 mila copie vendute negli Usa solo nella prima settimana), le classifiche e le reazioni di chi le sta attorno. Si ritrova a calcare il palco del Coachella, tra i festival musicali più grossi a livello mondiale, senza avere la piena percezione di quello che sta succedendo alla sua vita, anche se certi segnali sono inequivocabili: Justin Bieber l'ha cercata su Instagram e le ha mandato un messaggio privato chiedendole di incidere un pezzo insieme (e a Billie, cresciuta ascoltando le canzoni del cantante canadese, salito alla ribalta come lei da bimbo prodigio, non è sembrato vero), i grossi marchi di moda le hanno spedito - gratis, ovvio - 40 outfit sperando di stringere una partnership per l'esibizione al Coachella. È proprio nel backstage del festival che è ambientata la scena forse più emblematica di "The World's a little blurry" ("Il mondo è un po' sfocato"), il film che racconta la fulminea ascesa della voce di "Bad guy", più o meno a metà. "C'è Katy Perry che ti vuole salutare", dicono a Billie, che si sta preparando per salire sul palco. L'incontro è a tutti gli effetti un passaggio di consegne, con una reginetta del pop ormai in declino (Katy Perry) che guarda non senza imbarazzo la nuova star (Billie) e le dice: ".Volevo solo dirti... per dieci anni sarà tutto assurdo. Se hai bisogno di parlare, perché sarà impegnativo...". Ma la ragazza la interrompe: "So che tu lo sai". Si abbracciano.

Una 17enne nel corpo di una popstar

È sempre lì, al Coachella, che si materializza l'incontro fisico con Justin Bieber. La star canadese è a Indio, la città californiana che ospita da tradizione l'evento, per duettare a sorpresa sul palco con Ariana Grande. Si incontrano proprio sotto il palco e davanti agli spettatori appoggiati alla balaustra in primissima fila va in scena un tenero siparietto, con Billie che da ex belieber - le fan di Justin Bieber si chiamano così... - scoppia in lacrime e dopo essersi fatta coraggio si butta tra le braccia del suo idolo. "Momenti come questi mi ricordano di quanto io sia importante per la gente", spiegherà poi alle telecamere di R. J. Cutler, tornando in albergo in macchina. È spaesata, confusa. Cerca il suo ragazzo, "Q" (il rapper americano 7: AMP - ora non stanno più insieme), ma lui non si fa trovare. E lei ci sta male: è pur sempre una 17enne. Nella sua camera d'albergo troverà solo le braccia del fratello Finneas a consolarla.

Un'artista nata

A metà strada tra documentario e reality show, "The World's a little blurry" non spiega solo il successo di Billie Eilish, ma mostra anche l'impatto che un successo così travolgente ha avuto sulla vita di un'adolescente. Che però è un'artista nata: "La nostra famiglia era una cazzo di piccola orchestra", racconta Billie. Dalla mamma ha imparato a comporre, dal papà a suonare l'ukulele, dal fratello Finneas - più grande di lei di quattro anni - a smanettare al pc con i software per comporre musica. È lei a ideare i suoi videoclip, a dare le indicazioni ai registi sulle inquadrature, a immaginare le atmosfere, a curare il suo look e tutti gli aspetti del suo personaggio: una vera nativa digitale, manager di sé stessa a 360°.

Se c'è un angelo custode, quello è Finneas: è con lui che registra e pubblica le sue prime canzoni in rete. Ed è sempre con Finneas che incide tra le pareti di casa l'album che le cambierà la vita, "When we all fall asleep, where do we go?", complice l'investimento della Interscope.

"Ma sto pensando a un tatuaggio"

Billie si difende dalla pressione nascondendosi in felponi e maglie extra size e mangiando schifezze: "Odio scrivere canzoni e l'ho sempre odiato. Ogni volta che ho scritto una canzone che mi piaceva, ho odiato il processo". Finneas la spinge a concentrarsi: "Io sto cercando di fare in modo che il capo della divisione a&r della Interscope pensi: 'Wow, ho detto loro di scrivere una hit e, a mio avviso, questa è una cazzo di hit". La ragazza lavora quasi svogliatamente. Anzi, senza quasi: svogliatamente e basta. Sbadiglia, mangia schifezze, sbiascica una canzone e poi si mette a fare altro. La infastidisce il solo fatto di dover rispettare delle scadenze. Il fratello le canticchia un motivo, lei si dondola sulla sedia e con lo sguardo perso nel vuoto dice: "È forte. Ma sto pensando a un tatuaggio".

Tic nervosi e turbe

In tutto questo le telecamere la seguono ovunque.

Non solo in casa durante le lavorazioni dell'album o sui palchi e nei backstage: dall'esame per la patente alle uscite con il fidanzato, passando per le feste di compleanno. Ne mostrano anche le turbe. Che sono talvolta anche evidenti, come quando Billie comincia a tremare per via dei tic nervosi legati alla Sindrome di Tourette, di cui soffre. Scrive una canzone, "Listen before I go", in cui dice di volersi buttare giù dal tetto. La mamma l'ascolta preoccupata: "Stai davvero insinuando che ti butteresti giù dal tetto?". E Billie risponde con una profondità fuori dal comune: ".È una cosa che volevo dire. La canzone mi permette di non farlo. Poterlo dire nella canzone invece di farlo è molto meglio".

"È ingiusto"

C'è la necessità di essere sempre perfetta, come testimoniano i momenti di panico nel backstage del suo concerto agli i-Days di Milano nel 2019, quando - dopo essersi fatta male a una caviglia - si blocca e arriva pure a pensare di dare forfait. Ma c'è soprattutto la gestione non semplice del successo, con Billie costretta a fare foto con chiunque, a stringere mani, a firmare autografi. Fino a perdere la pazienza. È un commento sui social, dopo un concerto, a mandarla su tutte le furie e a spingerla ad avere una reazione dura nei confronti della mamma - che la segue ovunque - e dei membri del suo staff, accusati di non averla tutelata: "Non voglio che le persone che sanno chi sono e sono mie fan o che conoscono un mio fan mi vedano in situazioni imbarazzanti. È imbarazzante, devo continuare a sorridere e se non lo faccio mi odiano e pensano che io sia cattiva. È ingiusto".
Non è ingiusto, Billie. È la vita crudele delle popstar. E ora è anche la tua.

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