Il giardiniere che lanciò la carriera di David Bowie

Mick Ronson era solo un ragazzo di Hull, il rock gli deve qualcosa
Il giardiniere che lanciò la carriera di David Bowie

Chiedete a chiunque di musica ci viva quanto sarebbe più bello, il mondo, se di Mick Ronson ce ne fossero stati - e, soprattutto, ce ne fossero ancora - dieci, cento o mille.

Lui, che agli occhi del pubblico era un chitarrista o al massimo un produttore, senza troppi clamori, da dietro le quinte, ha tramutato in oro più o meno tutto quello che ha toccato, da David Bowie a Lou Reed passando per John Mellencamp, e folgorando "l'odiato" Bob Dylan, che non è il tipo da prendersi sbandate un tanto al chilo. E non si dica che sia facile fare bene quando la materia prima la fornisce gente come il .Thin White Duke o il deus ex machina dei Velvet Underground: Ronson ha avuto il talento e il carattere di mettere dei grandissimi artisti sulla via giusta, ridimensionando il loro ego facendo valere solo il suo talento tra le quattro mura delle sale di ripresa, dove il flash dei fotografi e il clamore mediatico non arrivano.

Se David Bowie è diventato David Bowie il merito è di Mick Ronson. Il Duca Bianco annaspava in cerca di identità fino a che il batterista dei Junior’s Eyes John Cambridge non gli presentò quel ragazzo di Hull assunto come giardiniere dal comune della sua città che girava per i pub coi suoi gruppi guadagnandosi la fama di "Jeff Beck locale". E il miracolo si compì: il primo frutto di questo sodalizio fu "The Man Who Sold The World". La leggenda di David Bowie aveva inizio.

Eppure "The Man Who Sold The World" non riscosse il successo sperato. Mick Ronson fece armi e bagagli e ripartì per Hull, dove fondò i Ronno, sorta di precursori (molto in anticipo) dello stoner che sarebbe arrivato - dall'altra parte del mondo, tra l'altro - qualche decennio dopo.

Ma Bowie capisce che è quello il cavallo su cui puntare, e richiama Ronson a Londra per "Hunky Dory". Mick si porta dietro il concittadino (e bassista) Trevor Bolder, e gli spunti abbozzati dal Thin White Duke gli offrono la possibilità di sfruttare il suo bagaglio di musicista dall'impostazione classica, diventando qualcosa di molto di più del semplice chitarrista. Ce ne si accorge negli arrangiamenti di "Changes", "Life On Mars?" e "Kooks", fino al solo di chitarra di "Life on Mars", registrato al primo colpo (svelerà il produttore Ken Scott), che diventa uno standard.

Vuole la leggenda che quando Bowie, in vista degli show "spaziali" di "The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars", propose a Ronson un costume di scena dorato, questi non proferì parola, infilò la porta e si diresse verso la stazione del treno più vicina. Per poi, però, fare ritorno all'ovile il giorno successivo. Lui, che comunque fu il principale responsabile dell'architettura sonora di uno degli album più celebri del Duca Bianco, oltre che a motore musicale (molto ben nascosto) di Bowie divenne anche il suo contraltare pubblico, una sorta di altro lato della medaglia di Ziggy Stardust.

Sempre nel '72 a Ronson vengono commissionati gli arrangiamenti di archi e fiati di "Sea Diver", brano inserito nell'album "All the Young Dudes" dei Mott the Hoople prodotto dallo stesso Bowie: sarà, per Mick, l'inizio della lunghissima amicizia con Ian Hunter.

Ma nel '72 Ronson porse la propria firma - in qualità di co-produttore, chitarrista e pianista - su un'autentica pietra miliare del rock, quel "Transformer" che consacrerà Lou Reed - giunto al secondo album - come solista dopo la chiusura dell'avventura coi Velvet Underground. Mick curerà la produzione dei due brani più celebri di quello che diventerà il best seller della carriera solista del cantautore newyorchese, "Walk on the Wild Side" e "Perfect Day".

Una volta conclusasi la collaborazione con Bowie, protrattasi fino a "Pin Ups" del 1973, e parallelamente alla collaborazione con Ian Hunter, Ronson tentò la carriera solista. La sfavillante carriera lasciata alle spalle non gli assicurò, tuttavia, i favori della critica: il suo secondo album, "Play Don't Worry" del 1975, raccolse anche qualche stroncatura. "Ne lesse una particolarmente cattiva e personale", ricorderà al proposito Hunter: "Divenne furibondo". La rabbia accumulata, Ronson, la sfogò nell'assolo di "The Truth, the Whole Truth, Nuthin But The Truth" (inserita in "Ian Hunter" del 1975) dello stesso Hunter: "Lo registrò in cinque minuti netti: se non avesse letto quella recensione, ci sarebbero voluti tre giorni", dichiarò l'ex Mott the Hoople.

Quando si dice i casi della vita. Gironzolando per il Greenwich Village Ronson entra in un locale ed assiste ad un show di Bob Dylan: il gigante di Duluth sale sul palco ed esegue dall'inizio alla fine il suo album "Desire". Mick, innamorato irrimediabilmente delle sonorità elettriche, odiava Dylan, ma incuriosito il giorno successivo si reca nello stesso locale per assistere a una replica dello spettacolo visto solo ventiquattr'ore prima. I due si conoscono e il ghiaccio si rompe: Ronson verrà reclutato da Dylan per il leggendario "The Rolling Thunder Revue" e per le session di "Hard Rain" del 1976.

Negli anni a seguire Ronson non molla il colpo, anzi, rilancia: collabora con Kinky Friedman, Roger McGuinn, David Cassidy e Michael Chapman, parte in tour con Van Morrison, produce i Rich Kids, la band post Sex Pistols di Glen Matlock, e regala a John Mellencamp una collaborazione su quello che diventerà uno dei suoi brani più famosi di sempre, "Jack and Diane".

Nel 1991 arriva per Ronson la diagnosi di tumore al fegato. La malattia non lo rallenta: il produttore e multistrumentista va in tour con Graham Parker, produce "Your Arsenal" di Morrissey e trova il tempo persino di tornare in azione col vecchio amico David Bowie, col quale lavorerà alle session dell'album "Black Tie White Noise" del 1993 e prenderà parte al concerto tributo in onore di Freddie Mercury tenutosi un anno prima a Londra. I tanti amici - tra gli altri lo stesso Bowie, Mellencamp e Joe Elliott - si prodigheranno nel pagargli le cure, ma purtroppo gli sforzi risulteranno vani: il 29 aprile del 1993 Mick Ronson muore all'età di 46 anni.


 

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