In ricordo di Malcolm Young, il 'capo' degli AC/DC

Tre anni fa ci lasciava il chitarrista della band australiana.
In ricordo di Malcolm Young, il 'capo' degli AC/DC

La scorsa settimana gli AC/DC hanno pubblicato il loro nuovo album intitolato "Power Up", e non era del tutto scontato che la formazione capitanata da Angus Young mettesse a segno un nuovo colpo. Il precedente disco, "Rock or Bust", era uscito poco prima del Natale del 2014 e la band australiana aveva qualche problema. Il batterista Phil Rudd ne aveva di grossi con la giustizia, il chitarrista Malcolm Young ne aveva di grossi con la salute. Quindi, che venisse pubblicato un nuovo album degli AC/DC non era del tutto scontato, considerando anche che nei sei anni trascorsi da "Rock or Bust" ad oggi, si era aggiunta una complicazione non da poco all'udito del cantante Brian Johnson. E poi Malcolm, affetto da demenza, aveva lasciato il mondo dei vivi il 18 novembre 2017.

Se Angus è sempre stata l'immagine, il solista del gruppo. Il fratello Malcolm – maggiore di due anni – era il comandante in capo della ciurma, era l'anima e il collante della band, era colui che incarnava nel profondo lo spirito degli AC/DC e che prendeva l'ultima decisione. Era a tutti gli effetti una grande rock star di successo, ma era una persona speciale nella sua ordinarietà. Una persona schietta e sincera, a costo di risultare scomoda e antipatica. Angus Young a Classic Rock nel 2003, diversi mesi dopo l'ingresso degli AC/DC nella Rock And Roll Hall Of Fame, si disse indignato perchè l'organizzazione della Hall of Fame aveva tentato, per la cerimonia, senza riuscirci, di "farci indossare dei fottuti smoking... Fanculo!".

Malcolm Young di quella serata ricorda il fastidio provato nell'attesa dietro le quinte, mentre il chitarrista degli U2 The Edge faceva il discorso di introduzione dei Clash. "'fanculo, ha fatto questo discorso di quaranta minuti (sul chitarrista dei Clash Joe Strummer). Avevamo in simpatia (i Clash), ma The Edge è stato il tipo più noioso cui abbia mai avuto la sfortuna di vedere". E ha aggiunto con un sorriso: "Quando ci hanno detto di andare, siamo decollati, cazzo. È stata una performance alimentata dalla rabbia. Abbiamo spaccato; ballavano in smoking sulle balconate. È stato un bel momento. Le altre band erano piuttosto molli al nostro confronto." Non che agli AC/DC fregasse più di tanto essere lì. Il gruppo ha sempre fatto le cose a proprio modo, erano entrati in nomination già altre volte, ma erano sempre stati ignorati, Malcolm disse: “Per noi (esserne inclusi) non è davvero un onore. In un certo senso, dovevamo solo andare fino in fondo."

La morte di Malcolm, nel novembre 2017, seguì di tre settimane quella del fratello maggiore degli Young, George, che produsse alcuni album dei primi album degli AC/DC come "High Voltage", "TNT", "Let There Be Rock" e "Powerage". Quando Malcolm morì gli AC/DC lo ricordarono così: "Fin dall'inizio, Malcolm sapeva cosa voleva ottenere e, insieme al suo fratello minore, è salito sul palco del mondo dando il massimo ad ogni spettacolo. Non avrebbe fatto niente di meno per i fan. Malcolm ha sempre tenuto duro e ha fatto e detto esattamente ciò che voleva. Era molto orgoglioso di tutto ciò che faceva. La sua fedeltà ai fan era insuperabile. Lascia un'enorme eredità che vivrà per sempre".

I fratelli Young nacquero a Glasgow in Scozia, ma, quando erano solo dei ragazzini la famiglia si trasferì in Australia. Così ricordava quegli anni Malcolm Young: "Io e Angus suonavamo già la chitarra, anche prima di lasciare Glasgow. Con (George, il fratello maggiore) che se la cavava bene (con gli Easybeats), sognavamo di poterlo fare anche noi, un giorno." E su cosa si dovesse suonare, aldilà delle etichette, ha sempre avuto le idee molto chiare: "Fin dall'inizio ho detto che era la nostra una rock'n'roll band. È in quel modo si è evoluta. Suonavo ancora la chitarra come un piano per avere l'atmosfera di una canzone di Little Richard, cose del genere, ma con due chitarre."

A metà degli anni Settanta gli AC/DC si trasferirono a Londra, incisero dei buoni dischi, sotto l'egida del fratello maggiore George, dando sempre il massimo e cercando di fare la differenza in ogni concerto. La band era in ascesa, ma serviva una svolta. La svolta si palesò con le sembianze del produttore Mutt Lange che supervisionò i lavori del loro album del 1979 "Highway to Hell". In seguito Malcolm ammise che non aveva alcuna idea da dove venisse Lange, scherzando disse: "Se avessimo saputo che aveva prodotto i Boomtown Rats non gli avremmo aperto la porta". Si fidarono di ciò che gli disse il loro manager Michael Browning, "E' un genio".

Il 1980 fu un anno indimenticabile per gli AC/DC, nel male e nel bene. Morì il cantante Bon Scott – che rimpiazzarono nel giro di pochi mesi con Brian Johnson – e venne pubblicato il loro album più importante, "Back in Black". Un disco da cinquanta milioni di copie, secondo nelle vendite al solo "Thriller" di Michael Jackson. L'anno seguente, nel 1981, uscì "For Those About To Rock We Salute You". Un album non del tutto riuscito. Malcolm di quel disco aveva un'opinione precisa: “Cristo, ci è voluta un'eternità per fare quel disco, e suona così. Non scorre correttamente. Ci sono dei buoni riff, ma c'è solo una canzone che ci piace ed è la title track."

Con il sopraggiungere della metà degli anni Ottanta gli album degli AC/DC si fecero più deboli. La band però, al cambiare dei tempi, non muta il proprio stile e prosegue lungo la propria strada. Nel 1984 suonano al Monsters Of Rock Festival di Castle Donington e la loro performance viene liquidata dai giornali come 'stantia'. Malcolm Young non fa mancare la propria opinione alla rivista Kerrang!: "Non c'è motivo per cambiare il nostro show, è non è proprio uno show, quello è il modo in cui è fatto Angus. Gli piace correre e suonare la sua chitarra. Guarda, non facciamo musica per i critici, vediamo come reagiscono i ragazzi. Se smettessero di reagire, allora sapremmo che qualcosa non è andato bene. Ma a Donington tutti saltavano. Se qualcuno lo ha criticato, allora non era al concerto".

Con l'arrivo degli anni Novanta l'hair metal che aveva dettato legge nell'ultimo lustro segnò il passo di fronte alla rivoluzione portata dal fenomeno grunge e gli AC/DC, essendo puro rock'n'roll, ne beneficiarono. Un altro episodio illuminante per spiegare chi fosse Malcolm Young accadde nel 1992. Un intervistatore gli chiese quali band avesse ascoltato crescendo. Lui rispose, "Gli Stones e gli Who". E ora invece chi ascoltava: "Gli Stones e gli Who... e questo è tutto". In quel decennio la band australiana pubblicò un solo album, "Ballbreaker", nel 1995, prodotto da Rick Rubin. Su Rubin Malcolm rivelò a Guitar World: "Non torneremo mai più da lui. Abbiamo pensato che fosse poco sincero."

Nella loro carriera i fratelli Young hanno sempre preso decisioni per il bene della band, senza troppi riguardi per le persone coinvolte: che fossero il loro vecchio manager Peter Mensch o il produttore che li portò al successo, Mutt Lange. Il loro tour manager Ian Jeffrey una volta disse che dietro tutte queste decisioni c'era Malcolm Young: "La band apparteneva a Malcolm. È stato Malcolm a dire (al batterista) Phil Rudd di tenere il ritmo, Malcolm ha detto [al bassista] Cliff [Williams] dove stare e quando andare al microfono. Quando arrivò Brian (Johnson, il cantante), è stato Malcolm a dirgli di chiudere quella cazzo di bocca tra le canzoni e di pensare solo a cantare. C'era sempre Malcolm, dietro tutte le direzioni o svolte che venivano prese."

Infine è giunta la malattia. L'ultimo album a cui Malcolm Young ha partecipato è stato "Black Ice", nel 2008. La memoria iniziava ad andare e venire. Durante il tour, prima di ogni concerto Malcolm si sedeva e ripassava ogni dettaglio dello show. "È stato un duro lavoro per lui", ha spiegato Angus Young a Michael Hann del giornale britannico Guardian. “Reimparava di nuovo molte delle canzoni che conosceva, quelle che avremmo suonato quella sera le avrebbe riapprese." Tra alti e bassi, Malcolm non mollava. Ha dichiarato ancora Angus: "Passava una giornata davvero fantastica ed era di nuovo Malcolm, altre volte la sua mente se ne andava. Ma teneva ancora. Saliva ancora sul palco. Alcune sere suonava e veniva da pensare: 'sa dove si trova?' Ma ci riusciva." Dal 2014 Malcolm venne ricoverato in una casa di cura dove poteva ricevere la dovuta assistenza 24 ore su 24.

Alla cerimonia funebre, tenutasi alla St Mary’s Cathedral di Sydney (Australia), Angus Young stringeva nella custodia l'amata chitarra Gretsch Jet Firebird di suo fratello, soprannominata The Beast, che poi andò ad appoggiare sulla bara. Dopo una intera vita dedicata al rock'n'roll Malcolm Young si è guadagnato la strada verso il paradiso accompagnato da un coro di chiesa che cantava "Amazing Grace" e "The Lord is My Shepherd". Dopo la funzione, mentre il corteo si allontanava verso una sepoltura riservata ai soli famigliari, la Scots College Pipes & Drums Band suonava un medley di canzoni tra queste, "Waltzing Matilda" e l'assolo di chitarra di "It’s A Long Way To The Top". Malcolm ci manchi da tre anni, alziamo il calice in tuo onore, ovunque tu sia. "Power Up" è dedicato a te.

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