«POWER UP - AC/DC» la recensione di Rockol

'Power Up' è un disco che riconcilia con la musica

Per commentare il ritorno sulle scene di Angus Young e compagni abbiamo chiesto un parere a un grande chitarrista che li conosce bene: 'Se li ami non puoi chiedere di più'

Recensione del 13 nov 2020 a cura di Luigi Schiavone

Voto 9/10

La recensione

Un evento discografico come la pubblicazione di un nuovo album degli AC/DC non poteva che richiedere un trattamento d'eccezione, da parte di Rockol. Per fornire ai nostri lettori una lettura critica “d'autore” di “Power Up” abbiamo deciso di affidarci alle orecchie e alla penna di Luigi Schiavone, storico chitarrista di Enrico Ruggeri, collaboratore della rock star internazionale e leader degli Skunk Anansie Skin, animatore della “Notte delle chitarre” con altri virtuosi delle sei corde come Maurizio Solieri, Cesareo, Ricky Portera, Max Cottafavi, Alberto Radius e altri e, soprattutto, vero e proprio devoto del gruppo di Angus Young, al quale nel 1997 consacrò i Riff Raff, una delle tribute band più note in Italia e non solo. Ecco, di seguito, un parere sul nuovo disco degli AC/DC dato da uno che gli AC/DC li conosce nota per nota. Buona lettura.

 

In un momento storico pieno di dubbi e interrogativi sul futuro, arriva, granitica, una certezza: il nuovo album degli AC/DC. Il primo senza la chitarra di Malcolm Young, scomparso nel novembre 2017.

Per un fan della prima ora come me è una vera boccata d’ossigeno, in un panorama musicale così desolatamente arido.

La band torna in grande spolvero grazie al rientro del “riabilitato” batterista storico Phil Rudd, che insieme al basso di Cliff Williams forma, a mio avviso, la più solida base ritmica della storia dell’ hard rock. Stevie Young alla chitarra ritmica sembra aver imparato bene la lezione del compianto zio Malcolm, e la voce di Brian Johnson torna a ruggire dopo i noti problemi di udito che l’hanno costretto ad abbandonare, nell’aprile del 2016, il “Rock or Bust” tour, sostituito da Axl Rose. E naturalmente c’è lui, “Dio” Angus: sempre incisivo e preciso nel fraseggio, duetta nei riff in perfetta sintonia con Stevie. La produzione è affidata, così come l’ album precedente, a Brendan O’Brien. Il sound è potente, senza fronzoli e i brani si susseguono con riff solidi e mai banali: una delizia per le mie orecchie violentate dagli ultimi anni fatti di reggaeton e autotune.

Dovendo scegliere tre brani, sicuramente punterei sul primo singolo “Shot in the dark”, oltre che su “Demon Fire” e “Code Red”. Ma il disco, ripeto, è tutto godibilissimo, dalla prima all’ultima traccia: se ami gli AC/DC non puoi chiedere di più.

In sostanza un album che mi ha riconciliato con la musica “vera”.

Sperando ci possa essere anche un live post pandemia (anche se Cliff Williams ha già fatto sapere che non ci sarà…) godiamoci questo “regalo”.

Gli AC/DC sono tornati: let there be rock!

 

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TRACKLIST

01. Realize (03:37)
02. Rejection (04:06)
03. Shot In The Dark (03:05)
06. Witch's Spell (03:42)
07. Demon Fire (03:30)
08. Wild Reputation (02:54)
09. No Man's Land (03:39)
10. Systems Down (03:12)
11. Money Shot (03:05)
12. Code Red (03:31)
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