Morgan come Jello Biafra?

Affinità - poche - e divergenze - parecchie - tra due candidature alla carica di primo cittadino (una presente e una passata) espresse dal mondo del rock
Morgan come Jello Biafra?

"Accetto la candidatura a sindaco di Milano, per queste ragioni: amo profondamente questa città, ci vivo e ci sono nato, la considero un luogo intelligente e dalle infinite potenzialità": con queste parole - espresse sui proprio canali social ufficiali - il già leader dei Bluvertigo Morgan ha accettato definitivamente la proposta di Vittorio Sgarbi di correre alla carica di sindaco del capoluogo lombardo.

La candidatura dell'autore, polistrumentista e divulgatore brianzolo è stata accolta con reazioni diverse, talvolta diametralmente opposte, ma ha comunque suscitato clamore, tanto da conquistare le pagine dei più importanti quotidiani nazionali: Marco Castoldi, comunque lo si consideri, è un personaggio che difficilmente non suscita dibattito, e una sua discesa in campo nell'agone politico non ha mancato di fare parlare.

Il precedente

Una vicenda per certi versi simile si verificò esattamente 41 anni fa, nell'autunno del 1979, dall'altra parte del mondo. A San Francisco la carica di sindaco rimase vacante dal 27 novembre dell'anno precedente, quando l'allora primo cittadino della città californiana George Moscone e il suo collaboratore Harvey Milk - quest'ultimo il primo esponente della comunità LGBTQ a essere eletto nel Golden State - vennero assassinati dall'ex elemento dello staff comunale Dan White. Alle consultazioni per la nomina del nuovo primo cittadino si presentarono la democratica Dianne Feinstein, l'indipendente Quentin L. Kopp e altri candidati non affiliati ai due principali schieramenti politici statunitensi.

Tra gli outsider ammessi alla tornata elettorale un nome fece parlare più di altri: quello di Jello Biafra, l'allora leader degli alfieri punk californiani Dead Kennedys. L'idea di candidarsi, al frontman californiano, non la diede - a differenza di Morgan - un endorser di lusso, ma un suo compagno di gruppo, Bruce Slesinger, che un giorno, parlando del più e del meno, gli disse: "Hai una tale lingua lunga che dovresti presentarti alle elezioni per il sindaco". Biafra lo prese in parola e lo fece davvero - parlandone, tra l'altro, in un (lunghissimo) brano - "Running for Mayor", appunto - incluso nel suo terzo album spoken word del 1991, "I Blow Minds for a Living".

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Morgan, il moderato

La non appartenenza alla politica può essere un vantaggio, ma - in fin dei conti - a fare la differenza presso l'elettorato è il programma. Morgan, al momento, non ne ha presentato uno ufficiale, ma nel suo più recente post al proposito ha espresso una visione moderata (e illuminata) della città che vorrebbe:

"Vorrei valorizzare la profondità culturale intendendo la cultura e l’istruzione la base sulla quale si fonda un’economia e non viceversa. Vorrei dare spazio a progetti di giovani ingegnosi e pieni di energia e creatività per togliere il grigiore deprimente. 
Vorrei ripristinare dove è possibile le via d’acqua di Leonardo e renderle luoghi belli, piacevoli, adatti a bambini, cittadini turisti e commercio. L'acqua, la storia, l'arte, la natura e la convivenza sociale un po’ meno sui social network e un po’ più nella realtà sociale. Non è un programma, sono dei sentimenti. La realtà è complessa ma ci sono tante persone intelligenti e propositive con cui collaborare per un progetto condiviso di vera rinascita".

Un progetto plausibilissimo e condivisibile, che potrebbe appartenere anche a un candidato molto più convenzionale, inteso come espressione della politica ufficiale. Biafra, invece, giocò senza se e senza ma la carta della provocazione.

'Bando alle auto, manager vestiti da pagliacci e...'

Nel caso la voce di "California Über Alles" fosse stata eletta sindaco sul territorio comunale di San Francisco gli uomini d'affari sarebbero stati costretti per legge a vestirsi da clown. I disoccupati sarebbero stati pagati dalle casse del comune per andare a mendicare nei quartieri più abbienti. Il Pier 39, il celeberrimo centro commerciale costruito sul un molo a North Beach, sarebbe stato abbattuto: viceversa, sarebbe stata eretta una statua dell'assassino di Moscone e Milk, Dan White, solo perché venisse bersagliata da uova e ortaggi che sarebbero stati resi disponibili, a pagamento, presso un apposito punto vendita gestito dal comune. Le auto sarebbero state bandite dall'intero territorio comunale, e sarebbe stato perfettamente legale occupare edifici sfitti coinvolti in operazioni di evasione o elusione fiscale.

La provocazione paga?

Il programma, che - preso alla lettera - avrebbe suscitato raccapriccio anche presso il più tollerante dei liberal moderati, fu letto sì come una provocazione, ma portò a Biafra oltre 6500 voti, ovvero il 3,79% del totale: il frontman dei Dead Kennedys chiuse la sua avventura da candidato al quarto posto, alle spalle della vincitrice Dianne Feinstein, che si aggiudicò il 46,63% delle preferenze, Kopp (44,72%) e David Scott, terzo con il 9,6% dei voti, ma davanti ad altri sei candidati, "premiati" da percentuali oscillanti tra i 2,03 e gli 0,33 punti. Biafra, in fin dei conti, voleva solo sparigliare e compiere una delle tante operazioni da agitatore culturale che hanno caratterizzato la sua carriera. Morgan, con una proposta infinitamente più moderata, bipartisan e ragionevole, pare invece fare sul serio. La serietà pagherà?

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