Tommaso Paradiso e il tunnel del retropop: 'Ricordami'

Da "Promiscuità" sono passati ormai sei anni. Ma nella scrittura l'ex leader dei Thegiornalisti è sempre lì, tra Venditti e il pop italiano degli Anni '80, più in generale.
Tommaso Paradiso e il tunnel del retropop: 'Ricordami'

È uscito il nuovo singolo dell'ex leader dei Thegiornalisti, il quarto da quando un anno fa - dopo il chiacchierato concerto-evento al Circo Massimo - ha annunciato via social la sua uscita dal gruppo e l'inizio della sua carriera solista.

Si intitola "Ricordami" ed è esattamente ciò che ci si aspetta da una canzone che porta la sua firma: "una botta di malinconia mista a una nostalgica allegria", per usare le parole scelte da Paradiso stesso per annunciare l'uscita del singolo. Tradotto: un retropop che lo vede raccontare l'amore ai tempi di WhatsApp ("Noi che sbagliamo a mandare i messaggi", canta in una strofa) strizzando l'occhio - per quanto riguarda i suoni e le atmosfere - a un certo pop italiano di fine Anni '70 e inizio Anni '80.

Niente di nuovo, per chi conosce la storia di Tommaso Paradiso, cresciuto a Roma nord ascoltando tanto i cd degli Oasis quanto i vinili di Vasco, Stadio, Venditti e Dalla ("Le mie toste giornate filavano così, tra un film Anni '80 e un giro di synth", lo prendevano in giro gli amministratori della pagina-parodia Tommaso Paradigma, poi misteriosamente bloccata, rivisitando la versione in italiano della sigla della sitcom culto degli Anni '90 "Willy, il principe di Bel-Air"), e quella di come la sua carriera - dal punto di vista dei numeri e del successo - sia decollata quando si decise a mettere da parte le sonorità lo-fi, gli hipsterismi, gli esercizi di stile e le citazioni filosofiche dei primi due dischi dei Thegiornalisti ("Vol.

1" del 2011 e "Vecchio" del 2012, che venivano venduti sui banchetti del merch fuori dai Circoli Arci dove il trio si esibiva agli esordi e che oggi, ormai introvabili nei negozi, vengono rivenduti usati in rete a prezzi esagerati) virando su un pop elettronico ispirato proprio alle produzioni italiane di quarant'anni fa.

Dagli hipsterismi alle "tette sudate"
La svolta, che lasciò perplessi i fan della prima ora, arrivò nel maggio del 2014 con il primo singolo estratto dal terzo disco della band, "Fuoricampo". "Promiscuità", questo il titolo della canzone, provava ad unire il dream pop di gruppi come gli M83 o gli MGMT con il Venditti imborghesito - come si diceva un tempo - degli Anni '80, quello che lasciandosi alle spalle il Folkstudio, le proteste a Valle Giulia e il '68, De Gregori, "Mio padre ha un buco in gola" e tutto il resto, da "Sotto la pioggia" in poi (passando per le varie "Notte prima degli esami", "Ci vorrebbe un amico", "Ricordati di me", e via dicendo) preferì il disimpegno del pop - parole dell'epoca - all'impegno del cantautorato tradizionale. "Le gambe abbronzate, le tette sudate, le mani sul culo / gli sguardi che crepano persino il muro / niente legami ma solo affetto, questione di letto / questione di sigarette fino alle sette e poi nulla più / uh uh uh uh", cantava Paradiso, lasciandosi andare pure a vocalizzi di vendittiana memoria, appunto.

Benvenuti in (Tommaso) Paradiso
Venditti è stata una costante nelle produzioni di Tommaso Paradiso e dei Thegiornalisti da "Promiscuità" ad oggi. L'eco della voce di "Sara" in un disco del trio romano tornò a farsi sentire nel 2016, ne "L'ultimo grido della notte" (da "Completamente sold out", l'album che permise alla band di entrare nel circuito mainstream): quando la canta in concerto, Paradiso non manca di dedicarla proprio ad Antonello Venditti (per il quale si dice da tempo abbia pure scritto una canzone inedita, che però non è ancora uscita). E poi di nuovo nel 2018, in più passaggi di "Love", l'ultimo album prima dello scioglimento: nella coda di "Dr. House", tra coro gospel e ottoni, l'omaggio suonò esplicito e diretto (al Venditti di "Benvenuti in paradiso").

Il tunnel del retropop
Venditti torna inevitabilmente anche nel nuovo singolo "Ricordami" (soprattutto nella linea di sax), unito ad altri omaggi alle produzioni italiane degli anni a cavallo tra la fine dei '70 e l'inizio degli '80 - i titoli che vengono in mente sono parecchi, provate ad ascoltare la canzone e a individuare i vari omaggi, sia quelli espliciti che quelli impliciti.

Da "Promiscuità" sono passati ormai sei anni, ma d'altronde perché Paradiso dovrebbe cambiare formula, se il mix tra malinconia e "nostalgica allegria" continua a rendergli parecchio in termini di numeri sulle piattaforme e di passaggi in radio, come conferma il successo dei singoli che hanno preceduto quello appena uscito, da "Non avere paura" a "Ma lo vuoi capire", passando per "I nostri anni"?.
"Io la musica la concepisco così, mi piace il singalong. Forse potrei fare musica con accordi più complicati e testi più letterari, esercizi di stile che saprei fare perché sono un mestierante, ma la gente sentirebbe la puzza di finto. E difatti l’unico disco che ho toppato è ‘Vecchio’ perché non sono stato me stesso. Fortunatamente non lo conosce nessuno", disse l'ex leader dei Thegiornalisti nel 2018 presentando proprio "Love", difendendosi dai commenti degli hater. Parole che suonano attuali ancora oggi. Dall'album che arriverà nella primavera del 2021 (l'uscita, prevista questo settembre, è stata rinviata perché la pandemia da Covid-19 non permetteva al cantautore di esibirsi nei palasport subito dopo la pubblicazione del disco, come aveva invece previsto), insomma, sappiamo già cosa aspettarci. "Comunque andrà sarà un successo", come canta Paradiso nel ritornello di "Ricordami".

di Mattia Marzi

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