Francesco Guccini, Riccardo Bertoncelli, e la storia de "L'avvelenata"

Torna in una nuova versione la canzone, con la famosa invettiva contro il critico che aveva stroncato il cantautore. Ecco la storia di quello che successe tra il '74 e il '76, raccontata da Bertoncelli
Francesco Guccini, Riccardo Bertoncelli, e la storia de "L'avvelenata"

"Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate", cantava Francesco Guccini in "L'avvelenata". Era il 1976, e la canzone era contenuta in "Via Paolo Fabbri 43": è uno dei versi più famosi del cantautore modenese, che rispondeva ad una stroncatura di "Stanze di vita quotidiana", uscita due anni prima ad opera di un poco più che ventenne Riccardo Bertoncelli, su "Gong", nota rivista dell'epoca.

La canzone sta per tornare: una nuova versione cantata da Manuel Agnelli e Mauro Pagani. È contenuta nel disco tributo  "Note di viaggio" in uscita il prossimo 15 novembre (che verrà presentato domani alla stampa). Il disco, prodotto da Pagani, contiene anche l'inedito "Natale a Pavana", con cui Guccini torna a cantare, e le rivisitazioni di brani ad opera di Malika Ayane, Samuele Bersani, Brunori Sas, Luca Carboni, Carmen Consoli, Elisa, Francesco Gabbani, Ligabue, Giuliano Sangiorgi, Margherita Vicario, oltre ad Agnelli.

"Non ho ancora sentito questa nuova versione, ma è incredibile come quel brano, passato in cavalleria per tanto tempo, negli ultimi anni continui invece a tornare e suscitare interesse", commenta divertito Bertoncelli, che abbiamo sentito al telefono.

 Prendete per esempio questo video: ha generato quasi 130.000 visualizzazioni. È stato girato al Master in Comunicazione Musicale dell'Università Cattolica, e Bertoncelli racconta la storia della canzone ai suoi studenti. "Al tempo la televisione era poco importante per la musica, c'erano pochi canali radio dedicati soprattutto alla classica, quindi la stampa e le recensioni erano lette. Scrivevo per una rivista al tempo importante mi occupavo poco di musica italiana, ma Guccini mi piaceva. Avevo la leggerezza dei 20 anni, non volevo fare il gradasso. Mi capitò per le mani 'Stanze di vita quotdiana', che poi si rivelò un vaso di coccio tra il disco prima, 'Radici", e quello dopo 'Via Paolo Fabbri'".

Bertoncelli nel video legge la recensione originale ("Non capisco perché Guccini continui a far canzoni...") e commenta "Adesso mi rileggo e mi vien da ridere". Poi racconta di essersi dimenticato di tutto, fino a quando gli venne riferito di un concerto in cui viene suonata una canzone che lo riguarda. E racconta di avere cercato Guccini, di avergli telefonato e di averlo raggiunto a casa sua prima che il disco uscisse. Guccini si offrì di togliere il suo nome: Bertoncelli racconta l'incontro e che dopo anni sono diventati amici: "Gli voglio bene e ho grande stima di lui. Ha usato la popolarità per fare quello che voleva".

Ecco la canzone - non è l'unico caso di invettiva contro la stampa, né in Italia ("Penna a sfera" di Venditti, per esempio), né all'estero ("Get in the ring" dei Guns N'Roses e "Mr. Writer" degli Sterophonics). Però, almeno in Italia, è la più famosa. Qua invece il testo completo

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