NEWS   |   Recensioni concerti / 06/07/2016

L'epica seconda serata di Bruce Springsteen a San Siro: la recensione del concerto

L'epica seconda serata di Bruce Springsteen a San Siro: la recensione del concerto

Lo sguardo di ogni artista che esce sul palco e vede San Siro pieno svela di lui più delle sue canzoni.
E poi c’è lo sguardo di Bruce Springsteen a San Siro, quando vede il suo pubblico in quello che è diventato il suo stadio: e questa sera, al suo settimo concerto qui, si capisce in un attimo che sarà un’altra serata magica, anche più magica del "solito".

I megaschermi inquadrano il volto del Boss, mentre in sottofondo risuonano ancora le note di Morricone: come sempre, hanno accompagnato l’entrata della E Street Band che lo ha preceduto. Il primo piano tradisce l’età, ma i suoi occhi sono commozione pura, empatia totale con il pubblico. Stasera non c’è nessuna coreografia ad accoglierlo. C’è solo lo stadio. E lui risponde  solo con la musica, con uno dei suoi concerti italiani più belli di sempre per scaletta, intensità, energia e suono.

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Bastano infatti pochi secondi, il tempo di guidare la band nella prima esecuzione europea di “Meet me in the city”, per vedere quello sguardo che si trasforma in fiera determinazione, in cattiveria musicale, in voglia di divertire e divertirsi. Il concerto parte subito a razzo, con una tripletta da brividi: all’outtake di “The river” segue “Prove it all night” (senza l’intro di chitarra del ’78, spesso ripresa nei tour recenti). Ma la sei corde diventa protagonista subito dopo, in un duello  con Little Steven, che stasera ha deciso di mettersi in mostra, oltre alle sue consuete smorfie. E poi “Roulette”, altra outtake del periodo, velocissima: un breve tentennamento nella dizione delle strofe, ma sarà l’unica incertezza della serata. Il trittico mette in chiaro le cose subito: stasera la voce è perfetta, le canzoni saranno in in gran parte diverse, il suono sarà più pulito, e Springsteen vuole davvero dimostrare che, anche a 66 anni, “I’m a rocker”.

La serata si può raccontare in due modi. Il primo è per paragone e contrasto con quella di domenica. Il secondo trittico della serata, "The ties that bind”, "Sherry darling”, "Spirit in the night”, è una ripetizione ed è uno dei cardini dello show. Le canzoni replicate saranno 17 su 34: le discese nel pubblico su “Sherry darling” e “Hungry heart”, l’intimità di “The river” con lo stadio illuminato, la festa finale dei bis, con lo stadio che esplode in un ballo collettivo senza freni. E’ la liturgia del Boss, che ha alcuni momenti  chiave e imprescindibili. Non ce ne voglia chi ha visto solo il concerto di domenica: parliamo comunque di un artista che gioca in un campionato tutto suo, e anche quando è un po’ scarico - come due giorni fa - mette in scena concerti pazzeschi. Ma stasera, le stesse canzoni suonano decisamente meglio: la band è più compatta, e la carica di Springsteen è di un altro livello.

Il secondo modo di raccontare il concerto è come show a sé stante - e questa è una serata praticamente perfetta.  L’urlo di “Something in the night” mostra davvero qualcosa in più in questa notte di San Siro: la voce è cristallina, ma anche il suono delle chitarre, potente, che raggiungerà l’apice nell’assolo di “Streets of fire”, suonata per la prima volta in tutto il tour. Fa il pari con quello altrettanto stupendo, ma più consueto, di  Nils Lofgren su “Because the night”.
E poi c’è il repertorio, che mischia grandi classici e rarità. Rosie ha deciso di uscire stasera, grazie ad un cartello del pubblico: “Rosalita” è piazzata nella prima parte del concerto, subito seguita da “Fire”, magnifica con il suo groove basato su un giro di chitarra su cui Bruce costruisce la melodia.
E che dire della scelta di mettere in scaletta, la stessa sera, due dei brani più epici di tutto il repertorio? “Racing in the street” arriva subito dopo “The river” ed è da lacrime, con quella splendida coda strumentale guidata dal piano di Roy Bittan: stasera è ancora più lunga e bella del solito. Non è una metafora: nel pit vedo, attorno a me,  uomini, donne, persino bambini travolti dall’emozione.
E poi “Backstreets”, che apre i bis: nell'inciso Bruce zittisce lo stadio - questa sera ci riesce diverse volte-  e lo guida fino all’esplosione finale del brano.

La serata è talmente magica che persino un brano come “Mary’s place” - un pezzo minore di “The rising”, una brutta copia di “Rosalita” - funziona bene per guidare il pubblico tra i cambi di tempo e di ritmo del concerto, costruiti con millimetrica precisione. C’è spazio per qualche brano di “The river” non suonato domenica, come la stupenda “The price you pay”: stasera sono solo 8, ma in due sere ne ha suonate 16 su 20 (alla faccia di chi si lamentava della mancanza dell’esecuzione completa del disco).

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Nei bis quasi inevitabile la presenza di “Seven nights to rock”, come le sette notti di San Siro tra il 1985 e il 2016. Ma la festa non si ferma con “Dancing in the dark” (questa sera salgono una ragazza con i capelli crespi alla Jake che si definisce la sua “hair sister”, una ragazza che dà l’addio al nubilato e regala un fiocco bianco a Bruce, legandoglielo sopra il polsino, e un bambino che suona la chitarra), né tantomeno con la nostalgia di "Tenth Avenue freeze-out”, o il sabba di “Shout" - con Bruce che inscena la "stretcher routine", la gag dello svenimento in barella (uno dei barellieri è il promoter Claudio Trotta).

Questa sera la chiusura è affidata ad una emozionante “Bobby Jean”: “We told each other that we were the wildest/The wildest things we'd ever seen”, canta Bruce - e sembra che parli del rapporto con il suo pubblico. Poi  accompagna la band con pacche sulle spalle, imbraccia l’acustica per un’ultima canzone - “This hard land”. E lì, inquadrato dal megaschermo, eccolo ancora una volta lo sguardo commosso di Bruce, mentre si toglie l’armonica e alza la chitarra al cielo, verso lo stadio.

In due serate 69 canzoni, di cui 35 esecuzioni uniche. 7 ore 20'  di musica. La prima “doppietta” di Springsteen a San Siro doveva essere epica, ed epica è stata.

Finisce il concerto, e tutti torniamo nella nostra “hard land” quotidiana, ma con una scorta di romanticismo, energia e bellezza musicale che ci accompagnerà a lungo.

(Gianni Sibilla)


SETLIST

"Meet me in the city"
"Prove it all night"
"Roulette"
"The ties that bind"
"Sherry darling"
"Spirits in the night"
"Rosalita"
"Fire"
"Something in the night"
"Hungry heart"
"Out in the street"
"Mary's place"
"Death to my home town"
"The river"
"Racing in the street"
"Cadillac ranch"
"The promised land"
"I'm a rocker"
"Lonesome day"
"Darlington country"
"The price you pay"
"Because the night"
"Streets of fire"
"The rising"
"Badlands"

BIS:
"Backstreets"
"Born to run"
"Seven nights to rock"
"Dancing in the dark"
"Tenth Avenue freeze-out"
"Shout"
"Bobby Jean"
"This hard land"

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