Il chitarrista di CSI e PGR pubblica il secondo disco solista, 'Rossofuoco', e va in tour...

L'arte del rumore e dell'immagine: a Giorgio Canali, già chitarrista "disturbato" dei C.S.I. ora in forze ai PGR, i panni del musicista tradizionale stanno stretti. Per questo, per presentare il suo secondo lavoro solista, "Rossofuoco", Canali si richiama tanto alla letteratura quanto all'arte, senza però quel fare forzosamente raffinato che caratterizza tutti i devoti dell'art-rock. "Siamo rocker che bevono birra", confessa a Rockol Giorgio, qualche minuto dopo aver dissertato della lingua di Cèline o dell'arte espressionista. E, senza risparmiare critiche (costruttive) alle nuove tendenze musicali, ammette candidamente: "Ho ancora molto da imparare...".
Nei prossimi giorni, Canali partirà per un mini tour, in attesa di ritornare in autunno, e in inverno con i PGR… Ecco l’intervista di Rockol.


Per chiunque ti conosca come chitarrista dei C.S.I. e PGR, questo album potrebbe rappresentare una grossa sorpresa: sembra, infatti, che il vero centro del disco siano le liriche, profonde e complesse tanto da avvicinarsi più alla tradizione cantautorale e letteraria che a quella rock...
Sicuramente ci sono delle influenze riconducibili alla canzone d'autore. Però non saprei come definirle, se non citandone gli suoi interpreti più grandi, da Bob Dylan a Brassen, fino a Fabrizio De André. C'é sicuramente un grande amore per le parole, una grande voglia di raccontare, sia esperienze vissute personalmente che emozioni provate... Letterariamente, la visione disincantata e "bastarda" della realtà mi è stata ispirata dalle opere di Louis Ferdinand Cèline, che ho adottato come modello anche per scrivere i testi. Più in generale, ho mutuato una certa giocosità linguistica da autori come Stefano Benni e Daniel Pennac. In effetti lo stile delle liriche di "Rossofuoco" è più vicino alla prosa che alla poesia, proprio perché è stata la voglia di raccontare il vero comune denominatore dell'album...

Potremmo considerare quindi i brani del tuo disco come delle "immagini letterarie"?
Per certi versi è così: anche perché c'è un legame piuttosto stretto tra l'andamento musicale delle mie canzoni e l'organizzazione dei testi. Succede spesso, infatti, che le idee che vi vengono per la stesura di un brano rimangano lì, stese su una sorta di tela espressionista. Poi mi piace molto leggere, senza dubbio: è normale, quindi, che queste mie due passioni, leggere e osservare, si fondano.

Musicalmente, questo album sembra molto chitarristico, ma in maniera assolutamente non convenzionale: l'utilizzo dei feedback e delle distorsioni, contrariamente alla maggior parte dei dischi rock moderni, pare utilizzato in maniera quasi "sinfonica". E' un evoluzione del tuo stile chitarristico o una valvola di sfogo per tutto ciò che non riesci ad inserire in tutti gli altri tuoi progetti?
Nonostante abbia quarantaquattro anni, sono un chitarrista giovane: suono da 10-12 anni al massimo, ed ho ancora tante cose da imparare, a livello tecnico e stilistico. Su questo album, in particolare, ho utilizzato molto l'e-bow (magnete da applicare alle corde della chitarra che permette di prolungare le note all'infinito): è uno strumento che mi ha sempre incuriosito, sin da quando lo vedevo in mano a Massimo (Zamboni, ex chitarra dei C.S.I.). Faceva molta fatica ad usarlo, e questo, all'epoca, mi scoraggiò dal provarlo. Solo in seguito ne ho scoperto le potenzialità, innamorandomene, perché permette di aggiungere alla tessitura armonica delle canzoni una sorta di contrappunto "classico". Nel primo brano dell'album, "Adagio barocco", c'è un fortissimo richiamo all'"Adagio" di Albinoni, considerato dai musicisti classici il "brano dei suicidi" per definizione. In definitiva: sto imparando...

I brani come sono stati scritti?
Tutte le canzoni di questo nuovo disco le ho composte assieme al gruppo che mi accompagnerà dal vivo. Il chitarrista, Marco Greco, è mio cugino: per me è stata una grande soddisfazione suonare con lui: ha 20 anni meno di me e suona molto meglio. Abbiamo scritto insieme i brani, suonando dal vivo in sala prove. Nel mio primo album ho composto, suonato e arrangiato le canzoni con diversi collaboratori, ma in maniera assolutamente autonoma: in questo caso, invece, la maggior parte delle canzoni sono nate grazie a quattro persone. Chiaramente, la gran parte delle idee che avevo in mente avevo già una struttura armonica e metrica piuttosto precisa, ma lo sviluppo dei brani è avvenuto in maniera assolutamente corale. Per certi versi, “Rossofuoco” è un disco meno “solista” di quello precedente...

Come avviene, nel tuo processo creativo, la scelta della lingua? Riesci ad utilizzare indifferentemente italiano e francese?
Spesso mi dispiace non utilizzare maggiormente il francese, perché sono conscio che realizzare un album che utilizzi una lingua straniera in Italia è molto difficile... Ho vissuto in Francia per parecchio tempo, e "penso" in francese: per me è naturale l'utilizzo di quella lingua. Delle volte "butto giù" direttamente le idee come vengono, e mi accorgo solo successivamente di non poterle tradurre.

Nella prima traccia di "Rossofuoco", "Questa è la fine", c'é una critica al post-rock...
Quando si ascolta della musica, la lettura personale è sempre data da una questione di gusto: tendenzialmente, io sono molto attratto dalla scena post-rock, anche se ci sono delle cose che mi danno molto fastidio. Una di queste è il riciclaggio di certi stilemi, ed un'altra è l'espressione vocale, sempre incline al lamento piuttosto che al canto. Non mi piace il rock macho che mette in mostra i muscoli, ma neanche le atmosfere esangui che si respirano in certi ambiti.

Questo album è uscito per la Gammapop, una delle "indie" italiane attualmente più attive: come ti sei trovato a lavorare con loro?
E' la prima idea che mi è venuta, appena terminate le lavorazioni al disco ed avuta la liberatoria dalla Universal (i PGR, sono contratto con la major). Penso che Gammapop si la realtà più interessante nel "micro" panorama musicale italiano: pubblicare il mio album questa etichetta è prestigioso per me come per la stessa label. Sono stati i primi a sentire il mio album, perché sono stati i primi partner ai quali ho pensato per un coinvolgimento nel mio progetto....

Che progetti hai per l'immediato futuro? State pensando ad un tour?
Quest'estate siamo in giro per l'Italia a fare qualche concerto, partiremo il 7 agosto prossimo da Roseto Degli Abruzzi. Mi auguro comunque di riuscire ad organizzare una tournée nei club all'inizio del prossimo autunno. Il live set cercherà di rispecchiare lo spirito dell'album, senza avere la velleità (per la verità molto diffusa) di cambiare le cose: del resto, anche per come sono nate le canzoni e per la formazione della band, cercheremo di essere il più diretti possibile, come un vero gruppo rock, e di comunicare anche più energia, se è possibile, di quanta ne abbiamo espressa su disco...

Poi, se non sbaglio, sulla tua agenda, all'inizio del prossimo inverno, dovrebbe esserci il tour con i PGR...
Già, le prove inizieranno a novembre, mente la tournée vera e propria inizierà il prossimo gennaio: lo spettacolo consisterà - come avevano già anticipato Maroccolo e Ferretti- in una vera e propria rappresentazione, che verrà proposta solo ed esclusivamente nei circuiti teatrali...

Di club, quindi, non se ne parla...
A dire la verità, i club preferisco girarli col mio gruppo: noi siamo rockettari, che bevono birra, mentre i PGR....

(Davide Poliani)

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