Un diverso modo di fare musica, la maternità: ecco la nuova Marina...

E’ da poco uscito “L’incantevole abitudine”, il nuovo disco di Marina Rei: di taglio più cantautoriale rispetto alle prove passate, l’album presenta atmosfere più serene ed equilibrate, non solo nei testi ma anche nelle musiche. Merito sicuramente del momento particolarmente felice e sereno cha la cantante, neo mamma, sta vivendo nella sfera personale; merito anche del tocco di Daniele Sinigallia, nuovo produttore e arrangiatore dell’album. In quest'intervista Marina racconta a Rockol il nuovo disco, il cambio di etichetta discografica, la sua nuova veste di mamma e la tranquillità ritrovata.

Parliamo della tua evoluzione musicale: da “Donna”, il tuo primo album , ad oggi c’è un bel salto....
In effetti sono cambiate tante cose; ho tante esperienze diverse, sono cresciuta. Il mio modo stesso di fare e di sentire la musica è cambiato. Oggi posso affermare di essere finalmente arrivata al punto in cui quello che faccio mi piace al cento per cento e mi gratifica. Ne sono soddisfatta ed è per me motivo di una gioia totale. Sento di essere riuscita a dire quello che volevo utilizzando al meglio la musica, il mezzo che più conosco per esprimermi.
E poi, a livello personale, sono maturata come donna: oggi sono più consapevole, con un’apertura mentale diversa.

C’è un tema principale che lega le canzoni de “L’incantevole abitudine”?
In realtà non hanno un tema comune preciso. Hanno un filo conduttore unico, che nasce dal fatto di essere state scritte tutte dalla stessa mano, la mia, e di essere state arrangiate tutte dalla stessa persona, Daniele Sinigallia.
Ciò che le accomuna e le lega è probabilmente un equilibrio, una mia serenità di base che si riflette anche nel mio modo espressivo, che risulta appunto più equilibrato.
Questo non esclude, però, che in futuro disco io possa tornare a scrivere in maniera più arrabbiata e cruda, visto che non ho l’abitudine di fare sempre le stesse cose. Per il momento, però, devo dire che mi sento assolutamente appagata e serena, e di conseguenza lo è anche il mio lavoro.

Non era così negli album precedenti....
E' vero. Non era così soprattutto in “Inaspettatamente”, dove questa serenità era assente. Ma quel disco era così volutamente: era una sorta di sfogo, di liberazione; un attacco nei confronti di certe persone e di certe situazioni che non mi andavano più.
Anche a livello musicale mancava qualcosa: i dischi soffrivano ancora di un certo distacco fra arrangiamento, produzione e canzone. Per cui certi brani, secondo me, non erano state giustamente valorizzati.

La scelta era di fare un album di dieci pezzi e non di più?
E’ stata una scelta molto semplice: all’ascolto il disco era fluido, completo così, con dieci canzoni e basta. Includerne di più avrebbe finito con l’appesantire l’effetto finale.

Hai seguito qualche riferimento musicale particolare per realizzare questo album?
No, questo disco nasce dalla grande comunicazione, fiducia e collaborazione che ho nella produzione,e cioè in Daniele, con cui ci sono state una collaborazione ed una simbiosi totale.
E’ nato tutto in maniera molto spontanea e facile, pur avendo lavorato entrambi tantissimo. Per questo dico che questo è un album molto personale sia nella scrittura dei testi che nell’arrangiamento della musica.

Quando hai iniziato a lavorare al disco?
La maggior parte delle canzoni le ho scritte un anno e mezzo anno fa, in un periodo abbastanza difficile: era un momento di stasi, stavo chiudendo i rapporti con la ex etichetta discografica, la Virgin; avevo già terminato il rapporto con il mio manager e il mio staff di allora. Non era, insomma, un momento propriamente felice. Per questo alcune canzoni hanno un’impronta molto malinconica, ma allo stesso tempo rivelano quella serenità d’animo che mi ha dato mio figlio.

Quanto ha influito la tua maternità sul nuovo disco?
Tanto. Nonostante abbia scritto le canzoni in un periodo di dispiacere totale, hanno un’altra serenità rispetto ai testi scritti in passato: trasmettono quella sensazione di rinnovata vitalità, di rinascita che solo un l’arrivo di un figlio ti può dare.

Rispetto al passato si nota anche un approccio compositivo diverso.
Sicuramente in questo disco c’è una modo di scrivere cantautoriale che non c’era nei primi dischi; c’è a livello musicale: ho optato di non sovrastare le canzoni con musiche che a volte finiscono con il penalizzare i testi, le parole e anche la voce.
A livello di stile, invece, dipende sempre da come si definisce il genere a priori. Ossia: qualcuno potrebbe definirlo rock, ma bisognerebbe prima stabilire che cosa s’intende con questo termine. Il rock può essere tante cose diverse; può essere di concetto, di pancia...

E’ cambiato anche il tuo modo di cantare ...
Il tempo e l’esperienza ti aiutano a trovare e definire una certa identità canora ed interpretativa. La mia “tecnica”, se così si può definire visto che in realtà non ne seguo nessuna in particolare, consiste nell’esprimere la mia identità. Nei dischi iniziali, naturalmente, questa identità non esisteva ancora o se c’era era ancora molto “sporca” e andava trovata, aggiustata. Da due anni a questa parte, però, ho definitivamente capito chi sono, come artista. Penso che tutto questo possa essere sintetizzato nella scelta di mettere la voce al servizio della canzone prima di tutto: musica e parole in primo piano, a discapito di virtuosismi e tecnicismi vocali.

Farai una tournée?
Si: sarà un tour invernale e partirà il 5 ottobre da Ancona, ma ancora non abbiamo deciso nulla. Inizieremo a fare le prove verso metà settembre e solo allora allestiremo il concerto e decideremo come e cosa suonare.

(Federica Galimberti)

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