Dissacrante come sempre… Il fondatore dei Dead Kennedys: un fiume in piena sull’industria musicale e sulle sue contraddizioni.

Nella migliore tradizione della "stand-up comedy" americana, appesantito nei suoi bermuda sotto il ginocchio, sgargiante nella sua camicia etnica, ammiccante alla John Belushi, ecco un'icona dell'underground rock rivelare tutta la sua grandezza attraverso un monologo che dura un'ora, fa la radiografia al proprio ambiente di appartenenza, strappa risate a raffica e merita un'ovazione finale di due minuti. Difficile renderne l'ilarità, naturalmente; impossibile riportarne integralmente il contenuto. Ma dell'intervento di Jello Biafra al Plug In –forum newyorchese sulle nuove tecnologie svoltosi la settimana scorsa a New York (vedi news)- resta la sostanza. Ne riportiamo le parti più interessanti.

Che ci faccio qui?
“Che ci faccio qui? Perché hanno invitato me a parlare all'industria musicale? Non sono un pezzo grosso del rock, non ho Grammy in bacheca per farmi bello, non ho un PC e non faccio downloading. Mi ritengo un artista visuale a tutto tondo, un DJ part time e soprattutto un fan scatenato della musica. La musica è la mia ossessione".

La musica ai tempi di Internet.
"Cosa ha determinato il boom di Napster prima e l'effetto volano sugli altri siti poi? Semplice: la gente ha fame di SCELTE. Ma l'opzione dell'industria discografica è: MENO SCELTA.
“Mi sono chiesto perché, praticamente ancora bambino, cominciai a comprare dischi. Mi sono risposto: 'Per ascoltare a ripetizione e quando volevo la musica che avevo scoperto e che mi piaceva, senza dovermi sorbire l'altra merda che passava la radio o, peggio, la pubblicità'. Ma come fu che sviluppai questa passione insana per i negozi di dischi…? Mi sono detto: 'Ci andavo perché potevo ascoltare un sacco di musica prima di comprarla: come tutti i ragazzini, non avevo abbastanza soldi per tutto ciò che mi interessava’. Oggi, quando guido, nella mia auto ascolto solo demo; quelli che non mi piacciono li getto dal finestrino, quelli buoni li risuono a tutto volume! Non ascolto la radio. Adoro le sorprese. I fan della musica adorano le sorprese. Ma nessuno parla più con i fans della musica. Chi governa la musica dice che io sono un 'marchio'. Io non sono un 'marchio'!!! Questa è esattamente l'idea alla quale mi sono sempre ribellato e per la quale sono sempre restato indipendente…".

Musica e corporation.
"…Questa è la musica vissuta nell'era e con le regole delle corporation, signori. Prendiamo il caso principe, ClearChannel (che deve solo ringraziare la premiata ditta Clinton-Gore per avergli permesso di acquisire tutto questo potere…): è in regime di quasi monopolio per quanto riguarda i concerti (possiede anche la maggior parte dei locali dove si suona, ormai!) ed è proprietaria del 60% delle emittenti radiofoniche degli Stati Uniti. Non mi sembra una situazione molto diversa da un regime totalitario comunista, nella sostanza… Con che risultati? Che la musica è omologata, che regna la 'payola', che i talenti locali sono soffocati, che la qualità non esiste più e che le informazioni sono depresse e addomesticate nel nostro ambiente.
"…Per ogni barriera digitale che una corporation o il governo cercano di frapporre tra la musica e i fans, ci sarà sempre un ragazzino che riesce a mandare tutto a puttane: dopo Napster, sono nati 38.000 siti 'peer to peer' per fare file sharing in rete. E cosa fa l'industria? Insiste sui vecchi schemi nonostante la scena non sia più quella. Rende gli artisti dei supereroi. Li chiama 'marchi'. Li fa diventare cose irraggiungibili. E allora è normale che un ragazzino non pensi di fare nulla di male copiando e condividendo i brani del suo idolo, tanto quello è pieno di soldi.
"…Io ringrazio il cielo di riuscire a guadagnarmi da vivere mediante il casino che combino e i guai in cui mi ficco. La mia missione è utilizzare la mia 'piattaforma' per preservare la libertà e l'integrità; e non tanto per 'me, l'artista', quanto per 'me, il fan'".

Vivi e lascia vivere.
"…Cosa dovrebbe fare l'industria discografica? Vivi e lascia vivere. E usare la memoria. Oggi ci sono dirigenti discografici che non distinguono tra la musica e un insetticida, perché sono espressioni di multinazionali che la musica non l'hanno mai vissuta, figurarsi se la amano. La discografia dovrebbe ricordarsi come sono nati tutti i classici del rock: grazie al genio di artisti locali che venivano suonati da radio locali e scelti da DJ a cui piacevano realmente e che erano liberi di passare la musica che ritenevano buona.
"… Quante ne abbiamo sentite in passato, e non impariamo niente. Ricordate quando l'industria cinematografica gridò allo scandalo: 'Il noleggio di film sarà la rovina del cinema!'. Bum! Si è rivelata la più grande doccia di denaro che sia mai piovuta sulla loro testa, ha moltiplicato le occasioni di fare soldi da un film. E noi? Mi viene in mente quel bollino sui dischi, me lo raffiguro come una vocina piagnucolosa: 'Home taping is killing music'. La musica, come si è visto, non è mai morta di cassette… Anche uno come Snoop Dog deve l'inizio della sua fortuna alle cassette, che passava di mano in mano ai conoscenti per farsi ascoltare, e a qualche pazzo talent scout che batteva il ghetto alla ricerca di novità. A proposito, qualcuno qui in sala sa dirmi il nome di una rockstar sovietica…?".

Fare causa non è la risposta.
"…Fare causa non è la risposta. La risposta è dare alla gente qualcosa che non riesce a ottenere in nessun altro modo… Teniamo presente che 'burning' e 'downloading' sono due rotture di palle: sarebbe ben più comodo passare dal negozio e comprare il disco anziché stare a armeggiare col PC. Sarebbe più bello avere in mano l'originale, con la sua bella copertina, il booklet e qualcosa di speciale dentro. Ma i CD costano troppo. La risposta è: qualità, integrità e ingaggiate giovani fan per scoprire buona musica.
"…I Dead Kennedys sono la tipica band che viene piratata nel mondo del merchandise. Volete provare a intercettare tutti i falsari di t-shirt e avere successo? No, scordatelo. Ma un modo per fotterli c'è: fare magliette migliori!".

(Giampiero Di Carlo)

Altre interviste

Solomon Burke - Un sermone, il nuovo 'Don't give up on me', ispirato (e scritto) da Dylan, Costello, Waits... (11/07/2002)

Gemma Hayes - Questa cantautrice rock arriva dal cuore dell'Irlanda ed ha appena pubblicato un disco d'esordio soprendente. Scoprite chi è... (08/07/2002)

Red Hot Chili Peppers - Quattro chiacchiere semiserie con Anthony, Flea, John e Chad in occasione della pubblicazione di 'By the way'... (04/07/2002)

Robert Plant - 'Percy' racconta la sua filosofia musicale e il nuovo disco 'Dreamland'... (01/07/2002)

Oasis - Noel si autodefinisce una persona noiosa e racconta a Rockol il nuovo disco 'Heathen chemistry'... (27/06/2002)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.