Noel si autodefinisce una persona noiosa e racconta a Rockol il nuovo disco 'Heathen chemistry'...

Oasis spacconi turbolenti? Affrontare un’intervista con i fratelli Gallagher non è semplice, per la loro fama di personaggi irascibili, soprattutto con i media. Se poi si pensa che l’appuntamento con Noel – notoriamente il più tranquillo, è vero- è fissato a Bologna per venerdì 21, data della loro prima esibizione italiana, e che poche ore prima l’Inghilterra è stata malamente buttata fuori dal mondiale dal Brasile… Liam, scriverà qualcuno, si è mostrato parecchio contrariato da questo evento, maltrattando i commessi di una boutique del centro in cui voleva fare shopping. Noel, invece è tranquillissimo. Lancia qualche frecciatina qua e là, ma nulla che faccia intravedere l’iraconda star dipinta dai settimanali inglesi. “Tanto valeva dormire, questa mattina”, dice. “Però farsi buttare fuori dal Brasile è sempre meglio che farsi fregare dalla Corea...”. Cattivello, ma come dargli torto? 1 a 0, palla al centro.

Partiamo dal vostro nuovo album, “Heathen chemistry”.
È un disco di canzoni tradizionali con le chitarre, di rock classico. Se vi piace questo genere, questo è l'album che fa per voi; se volete del rock sperimentale, invece, vi conviene ascoltare i dischi dei Radiohead.

Una prima differenza rispetto al passato più recente è che ci sono decisamente meno orchestrazioni.
E' vero, è un disco sicuramente più diretto rispetto ai precedenti, anche perché, stavolta, ci siamo prodotti da soli. Quando c’è un produttore di mezzo si finiscono per mettere troppi orpelli alle canzoni. E questo noi sappiamo fare: scrivere canzoni.

Un’altra differenza è che i testi di “Heathen chemistry” sembrano molto più ottimisti di molto canzoni che avete scritto in passato, eccezion fatta solo per “Little by little e “Force of nature”, che invece sono più cupe e rabbiose, almeno nelle parole. In effetti ero parecchio allegro mentre scrivevo le canzoni per questo disco. Ogni album è una sorta di documento del periodo in cui lo scrivi e lo incidi. Noi non entriamo mai in studio dicendoci: ‘faremo un disco che suoni in questo modo, che abbia questo mood’. Non calcoliamo nulla, scriviamo, suoniamo e cantiamo a proposito di come ci sentiamo in quel momento. E, per come la vedo e nonostante tutto, il mondo è un bel posto.
Quanto alle altre due canzoni che hai citato, sono state scritte durante la lavorazione del disco precedente, “Standing on the shoulder of giants”: per questo sono più cupe delle altre.

A proposito di scrittura: “Heathen chemistry” è un disco democratico: tu sei sempre l’autore principale, ma tuo fratello Liam ha composto ben tre canzoni, Gem Archer una.
Gli Oasis sono il gruppo di tutti, non soltanto il mio. Qualcuno porta le idee e poi le sviluppiamo assieme; di solito lo faccio io, adesso lo fa di più anche Liam. Se lo avesse fatto qualche anno fa, avremmo inserito lo stesso le sue canzoni; è successo ora, e ne sono contento.

Il vostro disco è finito in rete ben due mesi prima dell’uscita nei negozi. La cosa ha infastidito parecchio la vostra casa discografica. Voi come avete reagito?
Internet è un dato di fatto, non lo si può ignorare. Non è un nostro problema, sono le case discografiche a sostenere che è solo un mezzo di pirateria, ma sono anche loro che hanno contribuito a creare questo sistema, per cui tutto gli si è ritorto contro... A noi magari arriverà qualche soldo in meno, ma non fa una gran differenza.
Semmai la cosa che mi è spiaciuta di tutta questa storia è che se il disco è finito in rete con così tanto anticipo, è perché qualcuno che conosciamo bene, che ha lavorato con noi e che aveva una copia dell’album, deve avercelo messo o averlo dato a qualcuno che può averlo fatto. Ma poi, anche in questo caso, non cambia molto: se non erano due mesi, era uno: appena si manda il disco a stampare è ancora più facile che qualcuno ne prenda una copia e la metta on line.

Quest’estate andrete in tour anche in America, dove non avete mai avuto un successo paragonabile a quello europeo…
Quando sento dire che non abbiamo sfondato in America mi chiedo cosa intendano… Abbiamo venduto abbastanza dischi da poter andare in tour e questo ci basta. Per diventare delle star in un paese così grosso bisognerebbe passarci un sacco di tempo, come hanno fatto gli U2. Noi non faremo nulla del genere. All’opposto, prendete gli Strokes: sono americani e da noi in Inghilterra sono delle star. Questo perché sono bravi, ma anche perché è più facile sfondare con un disco solo in un paese decisamente più piccolo.

Recentemente ci sono stati due giubilei in Inghilterra, quello del punk e quello doppio della Regina. Hai festeggiato?
No, in nessuno dei due casi: non sono un punk e mi considero un repubblicano. Per quanto riguarda la Regina, non me ne frega niente di queste cose, mi sembrano ridicole, da medioevo: credo che sia osceno ostentare gioielli che valgono più della casa di qualcuno. Trovo molto offensivo il fatto che questa gente pensi di poterci comandare, ed ancora più offensivo che così tanta gente sia scesa in strada a festeggiarli… Avrei voluto schiaffeggiarli tutti e chiedere perché lo facevano: in fin dei conti teniamo in vita loro e tutti i loro lussi... La verità è che Inghilterra c'è poca educazione alla politica, soprattutto tra i giovani. Io considero la politica un po' come lo sport: il partito laburista è la mia squadra.

Gli Oasis sono una dei bersagli preferiti dai media: c’è sempre qualche nuova notizia su vostri presunti misfatti. Vi infastidisce tutta questa attenzione? In realtà la mia vita è molto ordinaria, io sono una persona noiosa. E’ la stampa a rendermi straordinario; certo sono un ragazzo fortunato, ma non salvo la vita di nessuno! Il mio unico dono è quello di saper scrivere canzoni; voi giornalisti avete il dono di saper raccontare con le parole, di renderci interessanti ed è proprio questo a restituire una nostra immagine “straordinaria” alla gente.
Prendi questa storia uscita qualche giorno fa, quella dell’NME che riportava la notizia che gli Oasis avevano intenzione di fare un reality show tipo “The Osbournes”. E’ tutto falso: un giornalista mi ha chiesto se li avevo visti e se mi erano piaciuti. Ho detto di sì. Mi ha chiesto se avessi intenzione di fare qualcosa di simile. Ho semplicemente risposto che non ne avevo nessuna intenzione, ma se dovessi mai farla, l'avrei fatta in un certo modo. Hanno scritto la notizia levando il 'se'. Se no, che notizia era?

Forse questo capita particolarmente in Inghilterra…
E’ vero, per questo mi piace l'Italia. In Gran Bretagna, ai nostri concerti i media vengono per non ascoltare la musica ma per recensire delle celebrità. Qua, invece, pensano alle nostre canzoni. Poi, da voi, si vive e si mangia bene.

(Gianni Sibilla)

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