Una cuffia attacata al cuore: questa la musica di Marc Anthony Thompson...

Per chi lo incontra per la prima volta, è quasi una sorpresa. Marc Anthony Thompson, in arte Chocolate Genius, è una persona solare, estroversa, serena. Americano, nato a Panama, cresciuto in California e oggi residente a New York, Marc è tutto il contrario di ciò che si potrebbe pensare di lui ascoltando le canzoni del suo ultimo disco, "Godmusic": una raccolta di brani morbidi e malinconici, pervasi da una leggera nebbiolina autunnale in salsa soul/rock, solo a tratti elettrizzati dai lampi del "genius", e ben rappresentati dall'immagine di copertina: il pin up di una cuffia infilato in un cuore.

Ha qualche significato particolare l'immagine scelta per la copertina?
No, nessun significato in particolare, anche se non è un'immagine casuale. Mi piace curare l'aspetto visivo dei miei dischi, pensando a quale copertina potrebbe attirare l'attenzione della gente. Ma, nello stesso tempo, non saprei darne una spiegazione: o meglio, preferisco che ognuno la interpreti nel modo che più preferisce, perché credo che se io dicessi cosa significa per me o quale potrebbe essere il significato di quel immagine, inevitabilmente finirei per limitare la fantasia della gente. E' un po' come quando si va a una mostra d'arte: ci sono quadri che ci dicono di più e altri che ci dicono di meno. Per ognuno, però ci facciamo un'idea precisa senza magari sapere o conoscere quali erano le idee dell'autore nel momento in cui dipingeva. Se forse sapessimo tutto di quell'artista e probabile che non saremmo così liberi di giudicare.

Tra le tante cose dette su quella copertina, è stato anche scritto che essa rappresenta il modo migliore per far intendere come la tua musica arrivi direttamente dal cuore. Sei d'accordo?
Perché no? Potrebbe essere una delle tante interpretazioni di cui ti dicevo prima.

Com'è nato "Godmusic"?
Volevo fare innanzitutto qualcosa di diverso dal mio precedente disco “Black Music”, qualcosa che suonasse quasi come una confessione, in uno stile molto più aperto e carico di pathos, attraverso il quale fosse possibile rivelare tutto me stesso, non solo come musicista ma anche come individuo. Mi piace molto lavorare coinvolgendo tutto il mio corpo, anima e muscoli. Così ho ricercato le condizioni migliori che potessero agevolarmi in questo e in questo modo è nato “Godmusic”. Che rimane un disco in cui io riconosco serenamente.

E' stato scritto che il tuo disco ha una cadenza “old school rhythm and blues, classic rock and jazz, atmospheric sadcore”. Cosa ne pensi?
Penso che potrebbe essere una definizione adattabile a diversi dischi e non solo al mio. Mi fa venire in mente per esempio gli Steely Dan. E' comunque difficile, secondo me, dare dei giudizi simili. Quando suonavo in California molti giornalisti mi avvicinavo per sapere quale definizione potessi dare loro delle mie canzoni. Non ho mai saputo cosa dire in circostanze simili. Ho sempre chiesto alla gente di venire ai nostri concerti e di farsi un'idea di persona su cosa dire eventualmente. Questo disco, in ogni caso, è stato scritto nella mia camera da letto e forse la musica che contiene si potrebbe chiamarla 'homegrown sadcore', intendendo per homegrown un luogo che io mi immagino come libero, intimo.

L'aria che tira nel disco è un'atmosfera abbasatanza malinconica.
Sì, ma non c'è stato comunque nulla di pianificato. E' venuto così e basta.

Ci sono però anche brani più vivaci. Anzi, ascoltando il brano che dà il titolo all'album, si sente quasi un'improvvisazione free?
Sì, certo: se ascolti bene quel brano senti che tutto un crescendo: ci sono diverse basi che si intersecano sino a raggiungere un culmine sonoro.

Quali sono stati gli artisti che più ti hanno influenzato nella stesura dei brani?
Direi Jimi Hendrix, Marvin Gaye, Frank Zappa, Captain Beefheart, Tom Waits, Miles Davis nel periodo degli anni Settanta, John Coltrane e Marc Ribot soprattutto. E' fantastico lavorare con lui: per questo ho voluto che partecipasse alla stesura del disco.

Perché questo soprannome, Chocolate Genius?
Volevo cambiare nome e questo mi sembrava ok; mi piace il modo in cui suonano bene queste due parole assieme.

Hai lavorato spesso anche a colonne sonore. Trovi ci sia molto differenza a scrivere musica che sia espressamente legata a delle immagini?
Mi piace molto lavorare a colonne sonore anche se non credo ci siano grosse differenze rispetto a quando scrivo espressamente per un CD. Ciò che ti vincola sono più che altro le immagini. A volte possono essere stimolanti: in questo caso, le idee possono nascere anche da sole. La difficoltà sta solo nel seguire quest'idea, cercando di incanalarla verso la giusta strada. Altre volte, è più difficile, perché può accadere di non essere in sintonia con quanto la tua musica deve avere a che fare. L'ultimo lavoro a cui ho partecipato riguarda uno spettacolo teatrale centrato sulle Black Panthers e su un loro esponente molto carismatico: Huey Newton. E' un'opera molto intrigante, che abbiamo iniziato nel 1996.

Hai in previsione qualche concerto o tournée per la promozione di “Godmusic”?
Sì, forse a febbario o a marzo, probabilmente in Francia e in Belgio e magari anche in Italia.


(Massimiliano Leva)

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