In Irlanda e Inghilterra sono delle star. In Italia sono quasi sconosciuti: Rockol li ha inseguiti per far loro 29 domande...

Quando Rockol arriva davanti all'albergo Hilton di Milano, non proprio una roba da Lumpenproletariat ma neppure il Ritz, si imbatte in una quindicina di ragazzine. Sono lì, nella morsa del gelo d'inizio dicembre. Pensiamo: "Mah, ci sarà dentro Brad Pitt". Invece lui non c'è. In compenso ci sono dentro i Westlife, che in Gran Bretagna ed Irlanda vendono come pazzi, a camionate, ma che in Italia non hanno mai preso l'ascensore per le stelle. E' una scena surreale, che ci riporta ai tempi delle conferenze stampa dei Duran Duran, cinte d'assedio da muraglie umane di giovani donne più o meno infoiate. I Westlife. Gesù. Inforchiamo la porta girevole, e su al primo piano. Con i ragazzi di Sligo e Dublino ci aspettavamo una singola. Prima che qualcuno pensi ad un'ammucchiata omosex in una stanza non matrimoniale, occorre chiarire: una "singola", in gergo giornalistico, significa "intervista singola", insomma l'esatto contrario della dispersiva conferenza stampa. All'uopo, il reporter di Rockol si era preparato 29 domande. Alcune veramente sceme, altre forse interessanti, ma comunque domande. E cosa troviamo? Una bella conferenza stampa. Anche due o tre colleghi paiono sorpresi. Si scopre che ognuno credeva d'avere la singola. Serpeggia un vellutato imbarazzo. "Ah, anche tu qui?". "Come mai…". "Pensavo d'esserci solo io". "Anch'io". Insomma, buonanotte alla singola. Alla fine, Rockol ai 'Life riesce a porre in tutto quattro domande. Per le altre venticinque, pazienza, sarà per il 2003, quando uscirà il loro prossimo album. I boys sono in ritardo. Arrivano, non arrivano? Non arrivano. Dopo un po' ne appaiono un paio. Ma non erano dei fighi spaziali? Invece azz se son brutti. Però poi si mettono le camicie nei jeans, uno si fa dare un colpetto di fondotinta, si passano il lucidalabbra, et voilà, il look migliora notevolmente. Non sono Brad Pitt, però insomma non male. Il nostro sguardo si posa su un ripiano in marmo davanti alla sala "Praga", quella deputata all'incontro: vi è appoggiata, tenera, una letterina. Sopra c'è scritto: "To Westlife, from Laura". Ecco gli altri due: lucidalabbra anche per loro. Ma porca vacca, manca Nicky, che gli è successo? Come faremo senza di lui? Si scopre che è a letto con la cinese. Non una fan di Pechino, l'influenza.
Ladies and gentlemen, domande.


Cosa pensate della guerra in Afghanistan?
La guerra è una cosa terribile.

Ragazzi, ma nel tempo libero che fate?
Nel tempo libero scriviamo canzoni e giochiamo a calcio

E' vero che farete uno spot per le mutande di Calvin Klein?
No, niente pubblicità per le mutande di Calvin Klein, forse per quelle di un altro stilista sì, ma le sue no, proprio no.

E dello scioglimento dei Five, che ne pensate?
E' stata una cosa terribile. Shane ha pianto. (Risate. Poi si fanno seri ed affermano che "probabilmente non si divertivano più").

La vostra Sligo vi ispira a comporre canzoni?
Solo fino ad un certo punto, a volte siamo ispirati anche da posti nel mezzo del nulla.

Col successo cosa è cambiato?
Col successo è cambiato tutto. Viviamo il nostro sogno, siamo felici così.

Vi sentite offesi quando vi chiamano 'boyband'?
Non siamo offesi dal termine 'boyband' perché se vogliono chiamarci così, va bene: noi ci sentiamo qualcosa di più, “Boyband” sembra un po' una definizione per un mucchio di scimmie, ma non importa. Comunque le boyband ci saranno sempre, ci sarà sempre un mercato per loro. L'importante è fare buona musica, ed è su quella che noi ci concentriamo. Dureremo cinque anni, ne dureremo dieci, dureremo quello che dureremo.

Ed il nuovo album?
Abbiamo avuto un approccio leggermente più adulto, ci sono sette canzoni nostre, ne siamo felici. C'è voluto un po' di tempo in più per finirlo, quattro mesi.

Improvvisamente il pueblo viene avvertito che il tempo è finito. E' volato. Non perché abbiano prodotto riflessioni socratiche, ma perché ne avevano poco. Come ha scritto il giornalista James Oldham sull'ultimo numero del New Musical Express, "non riusciamo a credere che sia già finita". I colleghi si alzano. Qualche autografo. Delle foto. Poi i 'Life escono. E le nostre domande? Siamo stati presi in contropiede. Pensavamo che la loro conferenza, anche perché si trattava del loro unico appuntamento "ufficiale" in Italia, si protraesse. Invece no. Indomiti, andiamo in giro a fiutare l'aria per vedere se ci scappa un minutino per noi. Fregatura, sono spariti. Anzi no, eccoli laggiù in fondo ad un corridoio. Ma che fanno? Mangiano una pizza! Beh, mica scemi, è ora di cena. Cerchiamo di blandire la loro addetta stampa. Con una promessa così platealmente falsa che incredibilmente viene creduta ("Se mi fai parlare con loro un attimo, per Natale ti porto un cappone"), il permesso viene concesso. Ci ritroviamo tutti nella saletta.

Ma la storia del nuovo singolo con Mariah Carey è vera? Lo farete?
Sì, ce l'ha chiesto lei, faremo molto probabilmente qualcosa, ma non abbiamo ancora deciso quale pezzo.

Il vostro nuovo tour mondiale inizierà tra pochi mesi. In Italia verrete?
Difficile, qui non vendiamo abbastanza biglietti, non crediamo di poter venire. Se non si vendono abbastanza biglietti, finisce che ci perdiamo dei soldi.

Al "Point" di Dublino, in giugno, farete 13 show. Non sarebbe stato meglio fare due bei concerti in uno stadio, e via andare?
Ah, ma gli stadi li abbiamo già prenotati per dopo. Faremo degli altri concerti, più avanti.

Ma forse la vera domanda è questa: da qui in poi, dove andrete? Siete ricchi, avete pubblicato tre album. Non vi piacerebbe ritirarvi per un po', magari fare altre cose, dei film, o magari andare ad abitare in campagna?
Guarda, non è che poi abbiamo avuto così tanto successo, la sfida continua. Come ad esempio qui in Italia, od in America, ci sono posti in cui possiamo migliorare. Siamo giovani e siamo ancora ambiziosi. Vogliamo continuare, sarebbe un peccato smettere proprio ora. Nel novembre 2002 uscirà il nostro 'Greatest hits', e nel 2003 faremo un nuovo album di studio.

E allora appuntamento al 2003 per le altre 25 domande.

(Franco Bacoccoli)

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