«TIMELESS - Prince» la recensione di Rockol

"Timeless", il percorso artistico di Prince è senza tempo

Si riaprono gli archivi con un disco di inediti, dal 1977 al 2016. Con un live finale commovente

Recensione del 28 ago 2026 a cura di Michele Boroni

La recensione

La gestione del patrimonio inedito di un artista non è mai semplice, specialmente quando quell’artista si chiama Prince, ovvero colui che nel suo “Vault” (la cassaforte a Paisley Park delle canzoni non ancora pubblicate) pare abbia lasciato circa 8000 canzoni inedite. Questo “Timeless” è una raccolta composta da nove registrazioni in studio e una dal vivo e che attraversa tutti i decenni della carriera di Prince, dagli anni ’70 agli anni ’10: le canzoni sono ordinate in senso cronologico in base alla data di registrazione. Si tratta della seconda “compilation di materiale inedito d’archivio”; la prima fu “Originals”  che raccoglieva le canzoni interpretate nelle demo da Prince, ma poi cedute ad altri e diventati grandi successi.

La gestione del vault

“Timeless” è anche il primo progetto postumo composto da materiale inedito dopo il passaggio di gestione della “Estate of Prince” (il trust che segue il patrimonio artistico) avvenuto del 2022 - dalla guida di Bremer Trust e Comerica fino alla gestione di Londell McMillan e Charles Spicer jr. L’ultimo progetto discografico comprensivo di inediti è stato “Diamonds and Pearls Super DeLuxe Edition” (che recensimmo qui). Da allora la precedente amministrazione della Estate firmò un contratto con Netflix per un docufilm dando accesso esclusivo a registrazioni, video, film, fotografie e altro materiale dal Vault di Prince, limitando la possibilità della Estate di programmare future uscite di materiale audio o video inedito. Questo spiega il lungo periodo di “inattività postuma” di Prince. Purtroppo poi la nuova gestione della Prince Estate non approvò - dopo vari tagli e riprese aggiuntive - il film di nove ore “The Book of Prince” del regista Ezra Edelman (e che verosimilmente non vedremo mai). 
Quindi “Timeless” è stato messo insieme piuttosto velocemente allo scopo di celebrare i 10 anni dalla scomparsa di Prince. Considerato l’ampio patrimonio contenuto nel Vault, 10 brani inediti sono pochi, ma ci dobbiamo accontentare. Per ora.

I pezzi del periodo tardo ’70 e ’80 

L’ordine cronologico seguito dalla tracklist può sembrare una scelta bislacca, ma in realtà ha un suo senso perché racconta piuttosto bene - sinteticamente e con brani inediti - la carriera quasi quarantennale di Prince con i suoi “periodi” e i vari stili che li hanno caratterizzati. 

Il disco si apre con “I am you” un interessantissimo inedito del 1977, risalente quindi al periodo iniziale che finora non era mai stato considerato nella pubblicazione della Estate. Ascoltiamo qui un Prince in purezza, un funky dance molto piacevole, ovviamente tutto suonato da lui e che contiene già tutti gli elementi del suo suono, con una coda finale tutta matta. Quello che si dice un inizio col botto. A seguire il primo dei due non inediti: “Tick Tick Bang” che infatti è stato poi pubblicato in “Graffiti Bridge” (1990) con un testo e un arrangiamento diversi. Questa versione - che è stata registrata nelle sessioni di “Controversy” (1981) - fa emergere l’amore di Prince verso il rock nella sua intersezione con il punk. Il pezzo contiene anche un campionamento (non accreditato) di “Little Miss Lover” della The Jimi Hendrix Experience - e forse è questo il motivo per cui al tempo non fu pubblicato. “Heaven” (1985) è una delle canzoni che doveva far parte del film “The Dawn”, progetto poi abbandonato, e si inserisce all’interno del periodo di maggior maturità e creatività di Prince: in questo caso sotto un beat magnetico c’è tutto il miglior pop electro funk dei Revolution con Prince che primeggia da solo con una sorta di call & response. Mentre in “I Wonder” del 1989 c’è la voglia - tipica di quel periodo - di incrociare il suo stile con la classica canzone americana tutta cori e chorus.

Le canzoni degli anni ’90

Gli anni ’90 non sono propriamente considerati gli anni più creativi di Prince, diviso tra la voglia di stare al passo - non sempre con successo - con i suoni black più moderni (new jack swing, rap, etc..) e la necessità di essere considerato un autore classico. E così anche le canzoni di quel periodo inserite nel disco sono forse quelle più deboli e che, in modo scellerato, sono state scelte dalla Estate come i primi due singoli: “With this tear” (1991), canzone scritta per Céline Dion, è una delle classiche ballate di Prince, ma in questo caso è piuttosto zuccherosa e senza quella carica sensuale che negli anni '80 era diventato un suo marco di fabbrica, mentre “Stone”, che peraltro è anche una cover di Sandra St. Victor e Tom Hammer, è un pezzo piuttosto inconsistente.

Le tracce degli anni Zero

“Calabama” (2003)  è un classico pezzo funk suonato con la New Power Generation - citata nel testo - realizzato per essere suonato dal vivo, dove tutti i musicisti possono fare il loro assolo, e il cui ritornello è costruito attorno alla frase “all the pretty ladies clap your hands”. “The Guilty Ones” è del 2007, periodo poco saccheggiato sia nei bootleg che dalla Estate: in questo caso il pezzo rappresenta il lato rock princiano che in quegli anni emergeva nelle sue esibizioni live e che poi su disco diventò centrale con la formazione femminile delle 3rdEyeGirl (“PlectrumElectrum”, 2014). La canzone in questione è piuttosto basica nella struttura, ma suonata con la giusta energia. 

Gli ultimi anni

“Bestest Friend” (2012) è il classico pezzo r&b standard ma che, nelle mani di Prince e della sua capacità di arrangiare gli interventi dei fiati e del piano, diventa un piccolo capolavoro flamboyant. 
Ma forse è l’ultimo pezzo quello che letteralmente stende tutti, fan di Prince e non. Si tratta della versione dal vivo solo piano di “How Come You Don't Call Me Anymore?” canzone uscita come b-side di 1999 e poi reinterpretata da Alice Keys per il suo disco d’esordio. Non si tratta però di un live piano solo qualsiasi, ma dello spettacolo del 14 aprile 2016 al Fox Theatre di Atlanta, che fu anche l’ultima esibizione dal vivo di Prince (che morì il 21 aprile). In questa sua performance Prince non si risparmia - nonostante i dolori che lo devastavano - e tira fuori dal campionario tutte le tecniche bluesy al piano e da grande entertainer quale era, usando tutti i registri vocali a disposizione con grande maestria, coinvolgendo anche il pubblico. Se all’ascolto accusate un brivido lungo la schiena o vi scende una lacrima, non preoccupatevi, è normalissimo! 

Non solo per appassionati

Questa raccolta non racchiude dei capolavori perduti, tuttavia è un disco consigliassimo per tutti i fan, anche quelli non completisti. Ma estenderei il consiglio di ascolto anche ai non appassionati che magari conoscono solo qualche hits dell’artista di Minneapolis e non hanno il tempo di ascoltare la sterminata discografia dei 39 album da studio. Con questi 10 pezzi riusciranno a farsi un’idea (non certo completa) dei vari generi incrociati da Prince e - magari leggendo questa recensione che può diventare anche una guida all’ascolto - capire anche i “sali e scendi” della sua quasi quarantennale carriera.
Di certo non è una raccolta di pezzi timeless, come evoca il titolo, ma è una compilation in cui il tempo diventa una variabile determinante. 

TRACKLIST
1. I Am You - 1977
2. Tick Tick Bang - 1981
3. Heaven - 1985
4. I Wonder - 1989
5. With This Tear - 1991
6. Stone - 1995
7. Calabama - 2003
8. The Guilty Ones - 2007
9. Bestest Friend - 2012
10. How Come You Don't Call Me Anymore? (Live) - 2016

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