A colloquio con Captain Sensible, uno degli inventori del punk...

Anche se Il rientro sulle scene dei Damned non è un evento destinato a cambiare il corso del rock, rivedere in azione Captain Sensible e Dave Vanian insieme può solo far piacere a chi ha seguito le tempestose vicende del punk inglese di annata ‘76/’77. Inoltre, non c’è l’imbarazzo di dover pagare tributo a dei vecchietti spompati: l’ultimo “Grave disorder” è un buon disco e la recente esibizione milanese ha mostrato una band ancora energica nei suoni e aggressiva nel modo di stare sul palco. Captain Sensible in particolare sembra un teppista un po’ invecchiato, e ha ancora voglia di salutare il pubblico mostrando le chiappe e facendo un gestaccio. Roba da nonno che vuole fare il ragazzino? Può darsi, ma se ci fossero altri nonni del genere, il rock di questi anni sarebbe un po’ meno noioso e supponente. Ecco il resoconto della chiacchierata con il Capitano.

I gruppi punk di oggi sembrano volere pagare i propri debiti di riconoscenza verso la vostra generazione: Joe Strummer è sotto contratto con l’etichetta dei Rancid, voi con la Nitro, che è di Dexter Holland degli Offspring
Sì, se fossi religioso, direi “Dio benedica gli Offspring”, ma non lo sono. Dexter ha fatto una cosa meravigliosa offrendoci un contratto con la Nitro. Ha tutti i nostri dischi e pensa che siamo un buon gruppo. Be’, è molto bello.

Gli Offspring hanno anche ripreso “Smash it up” e immagino che sia stato un buon colpo per le vostre royalties.
Sì, ma ce lo meritiamo perché abbiamo inventato il punk (risata). Sono serio solo a metà.

Diciamo che lo avete inventato, ma non da soli.
Yeah!

Joe Strummer parla molto bene dei gruppi punk più giovani. Tu che ne pensi?
Alcuni sono fantastici e riescono a dire qualcosa di importante. Penso che il punk debba comunicare qualcosa, sfidare l’autorità e il potere, tutta la merda che c’è nel mondo, e ce n’è abbastanza. Altri gruppi punk invece sono concentrati solo sul divertimento... C’è roba buona e cattiva. Mi piace il suono: dai tempi in cui abbiamo registrato “Damned Damned Damned” gli studi sono molto cambiati. Adesso i suoni di batteria sono molto più grandi e quelli di chitarra sono enormi. In tutta onestà, mi piacerebbe prendere i vecchi album e remixarli.

Ma una delle cose belle dei vostri dischi era proprio il suono rozzo, era perfetto per canzoni come “Neat neat neat”.
In effetti sono d’accordo. Penso che il primo album dei Damned sia stato prodotto in modo perfetto, semplicemente perché non è stato prodotto. E’ un buon disco punk perché è ruvido e rozzo, non ci sono quasi sovraincisioni. Se ascolti “Never mind the bollocks” dei Sex Pistols, è molto più rifinito, suona molto più prodotto e perfetto e io preferisco la nostra versione del punk rispetto a quella dei Sex Pistols. Comunque mi piace molto Johnny Rotten, penso che sia brillante e mi fa ridere.

“Grave disorder” però è pulito e ben prodotto.
Sì, ma penso che ci siamo fermati al momento giusto con le sovraincisioni. Avevamo un limite di tempo piuttosto ristretto per registrare, circa tre settimane, che non sono molto se devi fare armonie vocali e cose del genere. Non penso che il disco sia troppo prodotto... Cioè, non suona comunque come i fottuti Genesis.

Direi di no, anche se fai più assoli di chitarra
Certo, faccio assoli di venti minuti. Mi sono sfasciato i polsi (risata).

“Democracy?” dimostra che siete ancora capaci di scrivere canzoni aggressive.
Ci sono molte cose che mi fanno arrabbiare. Vivo in Gran Bretagna, ho visto il periodo di Margaret Thatcher, responsabile di una politica economica che ha avuto come risultato la rovina di molta gente, costretta a dormire per strada. I poveri sono diventati più poveri e i ricchi più ricchi. E’ un merda, non condivido le politiche economiche dei conservatori. In Italia avete Berlusconi e negli USA hanno avuto Reagan e i due Bush, e la mia impressione è che il mercato abbia vinto, il che mi fa arrabbiare. Quando vado a votare, voglio avere la possibilità di scegliere fra ciò che mi sembra buono e quello che mi sembra cattivo. Adesso conservatori e laburisti oppure democratici e repubblicani sono la stessa fottuta cosa, e “Democracy?” parla di questo. Abbiamo messo il punto di domanda proprio perché non c’è una vera democrazia e questo mi fa davvero incazzare. Ecco perché è una canzone aggressiva.

Fra i gruppi punk usciti nel ’76, siete sempre stati considerati i più casinari. I Clash ad esempio hanno sempre avuto una maggiore reputazione dal punto di vista dell’impegno politico. Pensi che siate stati sottovalutati o fraintesi?
Penso che un sacco di gente non abbia capito i Damned o li abbia considerati uno scherzo, ma non mi metterò a piangere per questo. Comunque, non considererei il gruppo in modo troppo leggero. Primo: penso che abbiamo scritto molti testi importanti e grandi testi anti-religiosi. Mi sento in diritto di parlare di questi argomenti perché sono cresciuto in una famiglia molto cattolica, come Johnny Rotten. Inoltre, siamo in giro ormai da venticinque anni e se qualcuno ci considerava una buffonata all’epoca, be’, chi è il buffone adesso? Noi siamo ancora qui e non si può dire lo stesso per altri gruppi cosiddetti rispettabili.

La vostra storia però è molto discontinua, tra scioglimenti, membri che se ne vanno e poi rientrano. Come mai tanta confusione?
Siamo tutti persone volubili, creative e un po’ pazze. Inoltre, circolavano droghe e alcol. Aggiungi il fatto che quasi ogni membro dei Damned aveva una sua band esterna. Metti insieme tutte queste cose e ottieni scioglimenti, litigi e caos. Bisogna aspettarselo, penso che sia normale.

A proposito di progetti esterni, in Italia la maggior parte della gente ti conosce per “Wot”. Come sei arrivato, dal punk, ad avere un successo da classifica con un rap piuttosto bizzarro?
Se proprio devi parlarne… In realtà è stato una specie di errore. Ho scritto il pezzo per scherzo, mentre registravo in studio. All’epoca pensavo che il rap sarebbe durato più o meno tre settimane: previsione sbagliata. Comunque, l’ho fatto come presa in giro. Lo scherzo consisteva nel fatto che io cantavo un testo da inglese aristocratico, parole che un nero proveniente da una zona povera degli Stati Uniti non avrebbe mai usato. Se ti rendi conto di questo, è una cosa piuttosto divertente. Quando è diventato un successo, non ci potevo davvero credere. Adesso viene ancora passato alla radio, è ridicolo. Il bello è che ho fatto un sacco di cose seriamente, mettendoci cuore e anima, e non hanno venduto niente. Registro una canzone per scherzo, di cui non me ne frega niente, e scala le classifiche. Non sono mai riuscito a capirne il motivo.

Che rapporti avete con Rat Scabies dopo i contrasti per i nastri che lui ha pubblicato senza avvertire il resto della band? State ancora litigando?
Non so cosa sia successo. Sono solo un chitarrista, sono completamente inutile dal punto di vista degli affari. Comunque, non ho mai avuto problemi personali con Rat. La sua etica negli affari però è dubbia.

La vostra discografia è caotica. Ci sono un sacco di album dal vivo, presumo non autorizzati.
Non so niente di questi dischi. Molta gente mi fa autografare album che io non ho mai visto. Comunque, non è colpa mia se escono.

Ai vostri concerti vedete solo vecchi fan o anche punk giovani?
Ci sono un sacco di ragazzi. E’ fantastico che abbiamo mantenuto molto del nostro pubblico di una volta, ma alcuni di loro sono diventati troppo vecchi (risata). Adesso c’è una nuova generazione di fan dei Damned e ne siamo molto contenti.

Ma conoscono anche i pezzi vecchi?
Sì. Abbiamo appena fatto un po’ di concerti in Inghilterra e la gente è impazzita. Molti fanno stage-diving: buona fortuna, dovrebbero avere sempre un’ambulanza a disposizione. Un po’ mi spaventano queste cose… Ma anche tu sei famoso per fare follie sul palco.
Forse. Non lo so.

Come, non lo sai?
Se ti dicessi che sono un pazzo, vorrebbe dire che sono cosciente di essere folle e quindi sarebbe una truffa. Se invece ti dico: “Pazzo? Non capisco cosa intendi”, allora lo sono davvero. Quindi, non so di cosa stai parlando.

Va bene, comunque non sei un uomo di spettacolo che suona le sue canzoni e si inchina per ringraziare il pubblico.
No. Ma le rockstar… Dunque, a me non piace l’idea di rockstar. Il punk era contro quel tipo di vita, era contro la cocaina, le groupie, le limousine, il comportamento arrogante. Però quando stai su un palco, la gente sfortunatamente pensa che sei una rockstar. Quindi, a me piacciono le rockstar folli. Prendi Michael Jackson: è suonato, ma è un genio. Oppure Capitan Beefheart, Syd Barrett, Jimi Hendrix: non hanno la testa a posto, ma ammiro il fatto che siano mezzi pazzi e mezzi genii. Quindi… Quindi non ho la minima idea di cosa stia dicendo.

(A questo punto, ci avvertono che ci restano solo pochi minuti. L’annuncio viene salutato da un fragoroso rutto del Capitano). Fantastico, ho registrato un rutto di Captain Sensible
No, no, sei stato tu! (risata).


(Paolo Giovanazzi)

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