I C.S.I. sono tornati: Marzabotto trema, livida trema
Marzabotto trema, livida trema. Il tour di reunion del 2026 dei C.S.I. non poteva che partire da qui, dal Parco Storico di Monte Sole, dove la terra dell'Appennino tosco-emiliano custodisce le cicatrici di uno dei capitoli più bui della nostra storia. Il teatro del più tragico eccidio nazifascista in Italia scelto come prima tappa riannoda il filo rosso della memoria, un atto profondamente simbolico per un gruppo che ha fatto della resistenza civile e dell'estetica della Linea Gotica la propria spina dorsale.
Prima di ogni nota, un nome: Noi non ci saremo apre la serata come dedica a Francesco Guccini, il cantore per eccellenza dell'Appennino su cui per due notti, quelle del 28 e del 29 agosto, si è arrampicato il pubblico dei C.S.I. Il live di sabato 29 è impreziosito dall’apertura affidata al gruppo Lostatobrado e da un orario insolito: è un “concerto al tramonto”, fissato per le ore 19. Nuvole rosa abbracciano il ritorno di Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Giorgio Canali e Francesco Magnelli. Intorno al palco l'atmosfera è sospesa in un tempo immobile.
Niente fronzoli, nel pieno rispetto dell'etica della band: niente transenne per i settori vip, niente schermi a led, niente passerelle. Il palco non è nemmeno rialzato: è nudo, essenziale. Solo le prime file, accalcate, riescono a scorgere i volti dei musicisti, ma a chi sta dietro non importa: a qualche metro di distanza, decine di persone sono sedute sulle coperte stese sul prato, in una dimensione comunitaria che sa di concerti vecchio stile, fermi nel tempo. È un'austerità totale, rotta unicamente dall’inaspettata confessione di Ferretti, unica frase pronunciata fuori dai testi in tutta la serata: "C'è un affetto così forte da parte vostra che rischia di stritolarci".
Dopo l'intimismo di In viaggio e le prospettive dilatate di Occidente e Del mondo, il concerto decolla davvero sulle note di A tratti. È il momento in cui i primi riflettori squarciano il tramonto ancora acceso sul crinale e l'impatto sonoro si fa improvvisamente granitico. In questa architettura che si fa via via più imponente, emerge la voce di Ginevra Di Marco, pura e solenne, più in forma che mai, capace di intrecciarsi al salmodiare di Ferretti con una grazia che non ha perso un grammo della sua ieraticità.
Il viaggio si fa poi denso, calandosi nella tensione di Inquieto, nelle rovine di Cupe vampe e nelle trincee di Linea Gotica e Irata. È nella fase centrale che viene valorizzato uno degli aspetti più affascinanti della liturgia dei C.S.I.: le cavalcate strumentali, mantra ripetuti ossessivamente, preghiere senza dio. Il crescendo attraversa Esco, Bolormaa e Blu, sfocia nell’energia di Forma e sostanza, passa per Brace e Ongii. In questo magma di chitarre grattate e di tastiere si staglia il basso di Maroccolo, protagonista assoluto in tante occasioni – soprattutto in Unità di produzione.
È proprio nell'urto musicale e concettuale di questi brani che si apprezza l'unicità del Consorzio, in Italia ma non solo: al conforto di una militanza rassicurante, i Suonatori Indipendenti preferiscono una postura etica, esistenziale, ancora più significativa in un presente nuovamente attraversato da venti di guerra e polarizzazioni estreme ("ci fottono l'ONU, la NATO, la civiltà"). È un repertorio che sfugge alle semplificazioni: spigoloso, severo, capace di frugare nelle macerie dell'Occidente per dare voce agli sconfitti e per tenere desto lo spirito critico. I testi restituiscono al concetto di "musica impegnata" la sua gravità originaria, più incline alla riflessione scomoda che all'applauso facile. Più vicina alla poesia che agli slogan.
Il set principale si avvia verso la chiusura con la spiritualità maestosa di Franco Battiato e della sua E ti vengo a cercare – che qui, in una notte che è già di per sé fatta di ricordi e di assenze, suona come una seconda dedica – per poi sprofondare nella Depressione caspica e spegnersi nei Fuochi nella notte. Il bis chiude il cerchio storico, a partire dal canto di casa, Montesole. La tensione si scioglie subito dopo in una danza tribale e liberatoria sull'erba, trascinata dai ritmi incalzanti di Matrilineare e dall'ironia amara e scanzonata di M'Importa 'Nasega. “Nessuna garanzia per nessuno”: sulle note di Buon anno ragazzi, si chiude il primo capitolo della reunion. I C.S.I. sono tornati, portando in dote l'essenza di un'utopia ruvida e magnetica. Per due ore, su queste montagne, il loro mondo è stato – ben più che a tratti – perfetto.
La scaletta
In viaggio
Occidente
Del mondo
A tratti
Inquieto
Cupe vampe
Linea Gotica
Irata
Esco
Bolormaa
Blu
Forma e sostanza
Brace
Ongii
Unita' di produzione
E ti vengo a cercare
Depressione caspica
Fuochi nella notte
Bis
Montesole
Matrilineare
Mimportanasega
Buon anno ragazzi