Il ritorno con un disco pop e tanta voglia di stupire

“Ferro battuto” è il nuovo disco di Franco Battiato, il suo primo album di canzoni registrato e pubblicato per l’etichetta Sony. Un disco “massimale”, che si contrappone nettamente a quel “Fleurs” che aveva fatto del minimalismo la sua arma principale. Tra melodie, commistioni linguistiche (inglese, italiano, tedesco – “Bist du bei mir” - e siciliano – “Il cammino interminabile”, costruita su proverbi e modi di dire tradizionali - si fanno notare in diverse canzoni), Battiato mira al “pop”, più che al rock di “L’imboscata” o “Gommalacca”. Insomma, il cantautore catanese ha voluto ancora dire la sua a modo suo. Eccone le ragioni nell’intervista esclusiva di Rockol.

Hai impiegato meno tempo del previsto a realizzare questo disco, contrariamente a quanto prevedevi un anno fa...
Sì, però ci ho lavorato tanto, in realtà. Alcune cose sono state meno faticose, altre di più: c’è un brano in questo disco, “La quiete dopo l’addio” che ho elaborato quotidianamente per sei mesi di seguito, mettendoci mano giorno dopo giorno…

Questo disco è piuttosto diverso da quelli che hai pubblicato negli ultimi anni. Cosa ti ha portato su questa strada sonora?
Meno male che è diverso… Non voglio portare acqua al mio mulino, ma penso che tutte le volte che un musicista si ferma nella propria ideologia, perde il treno. La musica non aspetta, quindi le sue regole sono sempre contemporanee. Con questo voglio dire che la musica si ricicla, trova nuove strade e utilizza diverse commistioni.

Questo disco è stato presentato come il tuo album “pop”…
Lo dicono per distinguerlo da “Campi magnetici”, che ho inciso per la Sony Classical e che è uscito lo scorso anno: quelle erano le musiche di un balletto, commissionate dal Maggio Musicale Fiorentino…

Che senso ha, per te, una definizione come “pop”, al giorno d’oggi?
E’ un po’ come quando si sente usare il termine “cantautore”, che adesso è diventato ancora più raccapricciante che un tempo… Ma, comunque, ancora oggi, abbiamo bisogno di distinguere una musica di non-comunicazione da una di comunicazione. Per fare un esempio che apparentemente non c’entra nulla: se, quando viaggio in aereo, scelgo la business class, non lo faccio per una distinzione di casta, ma per godere di più comodità nei viaggi lunghi. Ci sono aerei in cui invece c’è solo una tendina che separa la business class dalla classe economica, le poltrone sono identiche: ed è una truffa. A me quello non interessa: se la business class avesse le poltrone più piccole e scomode, non la sceglierei certo per il gusto di sentirmi diverso.

Tra gli ospiti stranieri dell’album spicca il nome di Jim Kerr dei Simple Minds, che fa la seconda voce in “Running against the grain”…
E’ nato tutto da un incontro a Milo, dove abito. Lui è passato di lì a trovarmi, siamo andati a pranzo e mi ha chiesto un pezzo per il suo disco, che però non gli ho potuto dare perché stavo lavorando al mio. Alla fine gli interessava “Shock in my town”, di cui gli ho dato i campioni sonori, che probabilmente userà nel suo prossimo lavoro, e lui ha partecipato vocalmente al mio album.

A proposito di campioni sonori, in “Ferro battuto” ce n’è uno di Django Reinhardt…
E’ un gioco, come sottolinea lo stesso titolo della canzone, “Scherzo in minore” …

E, a proposito di titoli, c’è ne uno come “Sarcofagia”, che in realtà vuol dire semplicemente “mangiare carne di animali morti”. Il testo della canzone dice “Sopravvivono riti di sarcofagia e cannibalismo”….
Che non è poco…Voglio dire che non sosterrei mai persecuzioni intellettuali. Ognuno, però, sceglie ciò che è giusto per la sua via e va per la sua strada: ma si può mangiare anche dell’altro. Ci sono certe abitudini, come quelle della caccia, che si perpetuano: c’è stato un momento in cui non si poteva vietare l’ingresso ai cacciatori nei terreni di cui si è proprietari. Mi sembrano cose indegne per degli uomini civili. Uno può anche esercitare i propri desideri truculenti, ma ne deve rendere conto. E’ come se uno vedesse una persona antipatica per strada e potesse liberamente prenderla a schiaffi…

“Personalità empirica”, invece, inizia con una citazione del Primo Concerto per Pianoforte e Orchestra di Ciaikowsky. Qualcuno, negli anni ’60, aveva scritto un’intera canzone intitolata “Vento caldo” sulla musica di quel concerto…
Però questo non dovete scriverlo… Come dire: si ritorna sempre sul luogo del delitto…

Rimanendo in tema di citazioni e contaminazioni: in questo disco la commistione di diverse forme linguistiche e lingue, che hai sempre usato nella tua musica, sembra più marcata del solito. E’ una scelta voluta?
Mi è naturale, non riesco a lavorare forzando la mia natura musicale. E’ lei che ragiona in mezzo a queste cose, non ci sono progetti se non quelli a cui l’equilibrio di un musicista può aspirare. A volte una citazione in più può essere troppo, una in meno può essere poca: a volte quest’equilibrio non si raggiunge: e se succede, pazienza, sono canzoni…

Una volta si classificava il citazionismo sotto l’etichetta del postmoderno. In qualche modo ti ci sei mai ritrovato, o è soltanto un’etichetta appiccicata a forza al tuo lavoro?
Ho sempre lavorato al di fuori di questi movimenti. Devo dire che già negli anni ’70 ho avuto delle previsioni strane: nel 1972 arrangiai un pezzo di Juri Camisasca, che si chiamava “La musica muore”, compiendo con un lavoro immane. Presi cinque dischi, tra cui album dei Free e Jimi Hendrix, accelerandoli, rallentandoli e sovrapponendoli al pezzo originario. Era un campionamento con vent’anni d’anticipo: avevo queste esigenze musicali già allora. Oggi ho molta più tecnologia a disposizione per realizzarle: una volta dovevo arrangiarmi, oggi vivo per le macchine…

Nel disco c’è “Hey Joe”, che non è di Hendrix, ma da lui è stata resa nota…
Inizialmente volevo riprendere “Stone free”, di Jimi Hendrix. Registrando i provini mi sono reso conto che non funzionava. Così ho pensato a “Hey Joe”. Ho cambiato un paio di accordi della canzone da maggiore in minore, fino a farla diventare quella che è sul disco. Non è un omaggio al brano musicale, ma al musicista.

Ci sono altri musicisti a cui potresti dedicare altri omaggi di questo genere?
Al momento non lo so ed è presto per prevederlo. Se verrà il momento, vedremo.


(Gianni Sibilla/Franco Zanetti)

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