Un maledetto? Non proprio: è diventato un impiegato del rock...

Sembrano passati secoli da quando “Re Inchiostro” si scatenava sul palco accompagnato dai Birthday Party: in questi anni Nick Cave ha avuto l’opportunità di diventare – assieme ai Bad Seeds – uno dei songwriter più apprezzati al livello mondiale, venendo considerato dalla critica l’erede più credibile della grande tradizione autoriale anglosassone, ma, allo stesso tempo, è riuscito anche ad essere assunto (dai fan e dai media) a icona ‘maudit’ e dell’autodistruzione, ad indagatore del lato oscuro dell’esistenza.
Merito della sua vita privata, che spesso si intrecciava con la sua carriera artistica: ma il “nuovo” Nick Cave, padre di due gemelli, marito modello, questa eredità la vuole dimenticare. Nell’album di prossima uscita il cantore delle tenebre celebra le gioie della vita, dopo la malinconica parentesi di “The boatman’s call”: uscito da un periodo difficile, il musicista australiano è oggi più attivo e in forma che mai. Sembra incredibile, ma la persona che meno di una decina d’anni fa aveva una relazione con l’eroina da far invidia ai protagonisti delle canzoni di Lou Reed, oggi dichiara: “La vita da rockstar ? E’ come andare in ufficio...”.


Sono passati 4 anni da “The boatman’s call”. Perché così tanto tempo ?
Dopo “The boatman’s call” è come se avessi chiuso un ciclo, cadendo in una sorta di blocco creativo: ero disgustato da tutto, non avevo più idee. Sinceramente, non avrei voluto più rimettermi a scrivere canzoni e a registrarle, ero nauseato da questa routine.

Dove e come è stato registrato questo nuovo album ? Quanto tempo ti ha occupato ?
L’album è stato registrato a Abbey Road e mixato al West Side Studio: ho impiegato un paio di settimane per registrare e un altro paio di settimane per mixare il tutto e sistemare gli overdub.

Dove scrivi le canzoni e cosa ti inspira in fase creativa ?
Tutte la canzoni incluse nel mio nuovo album sono state scritte in questa stanza. Guardavo fuori dalla finestra, stavo a questo piano. Ho pensato che, prima di iniziare a lavorare a questo album, avessi bisogno di un ufficio, un posto dove concentrarmi per lavorare con calma: è un impiego come un altro, davvero, venivo qui alle nove di mattina per poi andare via alla sera, alle cinque.

I Bad Seeds vivono ai quattro angoli del pianeta: ognuno ha lavorato alle sue parti prima di arrivare in studio per registrare ?
No. Abbiamo fatto tutto in sala di registrazione: io suonavo il piano e i Bad Seeds, che sono ottimi musicisti, si sedevano in cerchio ad ascoltare, per poi inserire i loro arrangiamenti. Abbiamo registrato le canzoni molto in fretta, senza annoiarci.

“As i sat sadly by her side” è il primo singolo estratto dal nuovo album “No more shall we part”. Ci puoi dire qualcosa della canzone e perché è stata scelta per anticipare il disco in uscita ?
Amo molto quella canzone: è diversa dalle altre. E’ nata da una discussione tra due persone – il sottoscritto e mia moglie – incentrata sul mondo: lei sosteneva che tutto fosse magnifico, meraviglioso, mentre io preferivo considerare l’altro lato della faccenda, quello più cupo, più miserabile.

Hai suonato, per qualche tempo, la canzone “Love letter”, dal vivo, all’interno dei tuoi show solisti: è stata forse la prima canzone scritta per questo album ?
Quella è stata l’unica canzone che non ho scritto qui: risale a qualche anno fa, quando “vagavo” ancora per il mondo, e la eseguivo con la band che avevo all’epoca. Quando siamo arrivati in studio il pezzo era esausto, ma Mick Harvey e Warren Ellis – il violinista – ha saputo trovare il giusto arrangiamento per rivitalizzarla. Ora è molto bella..

Alla realizzazione del nuovo album partecipano le leggende del folk McGarrigle Sisters: come è nata questa collaborazione ?
Ho incontrato le McGarrigle Sister durante una serata del Meltdown Festival, una specie di tributo a Harry Smith, uno studioso della musica tradizionale americana. Avevano invitato diversi musicisti ad esibirsi, tra cui c’eravamo sia io che le McGarrigle: abbiamo cantato assieme un paio di canzoni dal vivo (hanno fatto i cori in una versione di “Henry Lee”), e le ho trovate fantastiche.

L’album è stato prodotto da Tony Cohen, una vecchia conoscenza. Cosa pensi che abbia portato al sound della band la sua collaborazione ?
La specialità di Tony è mixare, e penso che abbia portato elementi nuovi e molto interessanti nel corso della realizzazione dell’album. E’ stato bello lavorare con lui: penso che sia andato molto vicino all’idea di prodotto che noi avevamo in mente.

Ci sono dei riferimenti a Londra nel tuo album. Quanto ti ha influenzato vivere nella capitale inglese ?
Ha avuto un’importanza enorme, davvero. Una cosa che ho sempre pensato di Londra è che non ne sia veramente innamorato: non mi piace troppo vivere qui, perché non è un posto facile per abitarci. Tuttavia, Londra è fantastica per lavorare, non hai altro da fare se non “andare in ufficio” a lavorare. Ho passato molto tempo a Londra: è molto diversa, per esempio, da Melbourne. Lì c’è sempre bel tempo, spazi aperti: tutto è molto più semplice, ma proprio per questo è più difficile concentrarsi per fare qualcosa. In Australia sei troppo impegnato a goderti la vita.

Parlaci di “God is in the house”. Hai davvero in testa una città dove scrivere le canzoni ?
Si, qualcosa del genere. Non una città in particolare: qualcosa come una città degli Stati Uniti, del Colorado. Una strana piccola città....

Con quale canzone di quelle presenti nell’album ti senti più a tuo agio ?
Mi piace il modo in cui l’album comincia, con canzoni tipo “Halleluja”... Penso “Love letter”... Mi piace l’idea di averci speso tanto tempo per renderla: amo molto quella canzone.

Hai in programma di portare questo album in tournee ?
Certamente. Faremo molte date dal vivo, ci stiamo preparando per questo. Non in tutte i Bad Seeds saranno al completo: in alcune ci saremo solo io e Warren Ellis, Susan Stenger e Jim White, dove io suonerò il piano e canterò. E’ un gruppo più piccolo, ma per me è molto importante....

La casa editrice Penguin si prepara a pubblicare in aprile un volume intitolato “The complete lyrics of Nick Cave”. C’e’ un particolare testo di cui vai fiero ?
In generale di tutte, anche se mi piace particolarmente “Papa won’t leave you Henry”, perché per quella lirica la fonte di ispirazione é molto simile a quella di un nuovo pezzo, “Halleluja”. “Papa won’t leave you..” è il tipo di canzone che ti fa iniziare un viaggio in cui non sai cosa di succederà o come andrà a finire: mi piacciono i pezzi che ti danno questo senso di libertà...

Stai pensando di scrivere un altro romanzo?
Non ci voglio pensare, per il momento. So che sarebbe troppo per me, per il lavoro che sto facendo. Due anni fa l’avrei fatto....

Ti sei sposato di recente. La title track è dedicata a tua moglie ?
Parla di mia moglie. Non so se sia dedicata a lei: molte cose inserite nel nuovo album la riguardano, in ogni caso.

Le piace il tuo nuovo album ?
Si, le piace. Penso che sia stata molto felice di essere “inclusa” nel nuovo disco.

C’è qualche artista tuo contemporaneo col quale ti piacerebbe collaborare ?
Non so se ci sia qualcuno col quale voglia veramente collaborare. Tra i miei contemporanei non ho molti amici, musicalmente parlando, a parte i musicisti coi quali suono attualmente. Non so con chi mi piacerebbe avere a che fare..

Cosa stai ascoltando, al momento ?
Sto ascoltando Beethoven. Dovresti farlo anche tu: è fantastico: in particolare mi piacciono i quartetti d’archi.

Quali altri artisti attuali ti hanno influenzato ?
L’ho già detto altre volte: i Dirty Three (la band di Warren Ellis), per la libertà che hanno saputo trasportare dentro la musica e per la loro spontaneità, e anche per il senso di rischio insito nei loro lavori, e Will Oldham.

Pensi che questo sia il miglior periodo della tua vita ?
E’ un buon periodo, certamente. Le cosa mi stanno andando molto bene: ho due bellissimi bambini, sono molto innamorato di mia moglie e sto lavorando bene, che sono le cose a cui tengo di più. Ho una piccola, piccola cerchia di amici.

Vedi i videoclip come un elemento superfluo o pensi che aggiungano qualcosa alle canzoni ?
Ho idee molto contrastanti per quanto riguarda i video. Da un lato possono essere una cosa molto creativa e interessante da fare, se lavori con persone che rispetti e di cui ti fidi: lavorarci può diventare davvero divertente. Dall’altro sono molto diversi dalla canzone in se: quando vengo qui e scrivo un pezzo posso dire: è un mio pezzo, ho suonato per tutta la durata della canzone, tutto il processo, dalla creazione alla registrazione, mi è vicino.
Il lavoro ad un video è invece molto diverso, ed il risultato finale può essere falso. Guardando indietro, all’origine, i video sono nati per documentare le canzoni, anche se non sempre riescono a raggiungere questo scopo.

Stai pensando di recitare in qualche film ?
No, anche se me lo chiedono in molti. Non ho intenzione di recitare in nessun film.

Quale aspetto della tua carriera ti da maggiore soddisfazione ?
La fase iniziale della scrittura delle canzoni, assolutamente. Quella specie di matematicità nello scrivere le canzoni, nel mettere assieme gli accordi, nel creare e cantare una melodia, e nel mettere assieme il tutto. Sono molto interessato a questi processi.

Come vedi il lavoro coi Birthday Party dopo tutti questi anni ?
Penso che i Bithday Party siano stati un gruppo molto valido: di recente ho ascoltato molto il vecchio materiale, specie delle Peel session, quattro per la precisione (che dovevano essere pubblicate qualche anno fa), trovandole molto belle. Anche Mick Harvey le ha ascoltate..... Suonavano bene, come dovrebbe essere il sound di una band che ci sa fare.

Ti manca l’Australia ?
Ho due cose da dire sull’Australia, davvero. Quando ci vado penso: che posto meraviglioso, che paesaggi stupendi. E’ il posto dove sono cresciuto. Ma certe altre volte mi dico: dimenticala. In ogni caso, mi piace.

Qual’è il tuo posto preferito in assoluto e perché?
Nel caso di una bella giornata, penso che il mio posto favorito sia casa mia, in compagnia della mia famiglia.

Qual’è, tra le cose in tuo possesso, quella alla quale sei più affezionato ?
Questo piano. Mi è stato donato come regalo di nozze dai genitori di Susie, che lo possedevano da generazioni. E’ uno Steinway, di un centinaio d’anni fa: è fantastico.

Descrivimi una giornata tipica di Nick Cave...
In settimana vado in ufficio e lavoro, dalla mattina fino alle cinque o alle sei di sera. Poi torno a casa dalla mia famiglia, e ricomincio a fare il papà.

Altre interviste

Stereophonics - Il ritorno del trio più chiaccherato d'inghilterra... (06/04/2001)

Rammstein - Cattivi, duri, inflessibili? Assolutamente no... (02/04/2001)

Casa del Vento - Dai Modena City Ramblers alla Casa del Vento e ritorno... (29/03/2001)

Roland Orzabal - Dai Tears For Fears al nuovo disco solista... (26/03/2001)

Pinomarino - 'Dispari' è un disco, una filosofia di vita: il cantautore romano ce la racconta... (23/03/2001)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.