Cattivi, duri, inflessibili? Assolutamente no...

I Rammstein cattivi, duri, inflessibili? Ma assolutamente no!
Ce lo hanno dimostrato proprio Richard Z. Kruspe-Bernstein e Oliver Riedel, chitarrista e bassista del gruppo tedesco in un’intervista al limite della goliardia.
Anche se l’aspetto granitico e un po’ freddo dei due, mescolato alla poderosa miscela di heavy metal, industrial e techno music potrebbe forse intimorire qualcuno, i Rammstein sono sei ragazzi pacifici che vogliono solo divertirsi, condannando la violenza, la ghettizzazione delle idee, il razzismo e tutto ciò che tende a omologare le persone. E se da un lato non nascondono l’orgoglio di essere nati in un paese come la Germania e di cantare in lingua tedesca, al contrario di molti altri colleghi che si sono invece piegati alle esigenze del music business, smentiscono violentemente quelle insinuazioni che li vuole catalogare come estremisti di destra.
I Rammstein sono determinati e decisi a conquistarsi la fama di ottimi entertainer, anche se ogni tanto un Richard preso dall’euforia si diverte smettendo di indossare i panni del musicista, trasformandosi in una sorta di invadente giornalista: “Pensi che siamo gay?”, esclama improvvisamente quando mi vede guardare una foto del gruppo. “Oh, no! Anzi!”, rispondo allibita. “Veramente pensavo il contrario. Mi sembra diate un’impressione molto diversa; insomma, guardando la copertina e il libretto del vostro nuovo disco “Mutter”… sinceramente iniziavo ad essere un po’ preoccupata…”. Scoppio inevitabilmente a ridere, ma Richard continua imperterrito le sue domande, indicandomi con gli occhi blu sul viso squadrato una foto inclusa nel nuovo album dove l’intero gruppo, denudato, è ritratto cadavere, immerso in una soluzione di formalina. “E cosa pensi quando vedi questa immagine?”. La mia risposta non ha esitazioni: “Mi inquieta. Specialmente le foto singole nel libretto del disco dove mostrate tagli, cicatrici, amputazioni… e il feto in copertina, è impressionante…”. “Sai perché te lo chiedo?”, riprende prontamente il discorso Richard, “perché qualcuno prima di te mi ha chiesto come mai avevamo scelto un’immagine tanto dolce di un bambino… non aveva capito di cosa si trattasse! Pensavo fosse chiaro che quello è un feto morto”.
Gli animi si tranquillizzano un po’ e poco dopo inizia la vera e propria intervista. E finalmente riesco anch’io a fare la mia parte…


Ormai sono parecchi anni che siete nel music business. Come vi trovate oggi e come sono stati gli inizi? E’ stato difficile imporre il vostro stile?
Richard: Alla fine non ci troviamo ne male ne bene. Noi suoniamo la nostra musica, in modo sincero e diretto, e siamo convinti di quello che stiamo facendo. Il successo per noi è arrivato in modo graduale, quindi non ci siamo trovati oppressi dalle regole del music business, come invece succede a gruppi molto giovani; noi siamo relativamente giovani visto che abbiamo superato la trentina di anni. Inoltre abbiamo avuto la grande fortuna di avere una casa discografica molto comprensiva, dove la gente, a partire dall’abbigliamento, era esattamente come noi; ci hanno sempre supportati aiutandoci a realizzare ciò che avevamo in mente. Siamo sempre naturali, come quando abbiamo iniziato, sette anni fa. Noi siamo in sei, ed è già molto difficile raggiungere un’idea comune all’interno del gruppo perché spesso succede che ogni singolo elemento proponga qualcosa di molto diverso. Quindi la casa discografica ci ha sempre lasciati fare, senza interferire ulteriormente con i problemi decisionali interni al gruppo.

…Però dal 1993, l’anno della vostra nascita, non avete mai cambiato alcun componente del gruppo. Siete quindi molto affiatati, a dispetto di qualche piccola e naturale incomprensione?
Richard: Certo, piccoli problemi di convivenza esistono sempre, ma siamo veri amici e andiamo molto d’accordo; non abbiamo problemi a parlare tra di noi. Ognuno può esprimersi liberamente. Crediamo che i Rammstein siano un ottimo esempio di un gruppo che ama la musica e lavora tranquillamente e in modo pacifico.

Come considerate questo nuovo album rispetto al precedente “Sehnsucht” e quali nuove caratteristiche avete tentato di dargli? Avete detto di considerarlo più energetico, divertente e perfetto in confronto alle altre vostre produzioni…
Richard: Una delle differenze più grosse, per esempio, sono le registrazioni dei pezzi, che risultano certamente più “vitali” rispetto a quelli passati. Negli album precedenti usavamo molto il programming cosicchè gli strumenti risultavano a volte freddi, mentre in “Mutter” la batteria è acustica e non una drum machine. Abbiamo anche prestato particolare attenzione alla ricerca della sala di registrazione, scegliendo la Francia, dove siamo stati per sei settimane, al sole… Ci siamo divertiti molto anche se abbiamo lavorato tantissimo, perché l’atmosfera era calda e piacevole. E crediamo che nel disco si senta… si sente il sole, anche se magari ti potrà sembrare assurdo che una band come la nostra parli in questi termini (ride, ndr).

A proposito di questo: il disco è stato registrato in Francia e mixato in Svezia, ma nella vostra biografia si legge spesso l’orgoglio che provate nell’essere nati in Germania. Come mai non avete scelto uno studio nel vostro paese?
Richard: Questo particolare evento non ha nulla a che fare con il fatto che non vogliamo stare in Germania. Abbiamo iniziato a registrare il disco in Aprile e in Germania in quel periodo fa un freddo cane, così abbiamo pensato di spostarci in un posto più caldo. Inoltre non abbiamo trovato uno studio sufficientemente spazioso per il gruppo. Al contrario di quanto si dice, noi non siamo così fissati con la Germania o la lingua tedesca; il fatto è che il nostro scopo principale è quello di risultare il più autentici possibile, e per fare questo dobbiamo cantare in tedesco, che è la nostra lingua madre con la quale riusciamo ad esprimerci meglio. Però non ci piace questa idea che porta la gente a pensare che se si tiene alla tradizione poi si è necessariamente patriottici o fascisti. A noi questo non interessa. Cantiamo in tedesco, siamo contenti di essere tedeschi e vogliamo semplicemente essere a nostro agio con i mezzi migliori di cui possiamo disporre.

Ogni tanto vi accusano di essere degli estremisti di destra, ma voi dite di non voler aver a che fare con la politica. Non pensate comunque sia necessario avere un orientamento politico qualsiasi, che sia di destra o sinistra?
Richard: E’ importantissimo che la gente pensi con la propria testa e che si costruiscano le proprie idee per decidere poi autonomamente. Non vogliamo che tramite la nostra musica o le nostre immagini la gente si metta strane idee in testa. Se le persone ragionassero un po’ di più forse capirebbero subito se abbiamo una fede politica e che tipo di fede facciamo nostra. E sicuramente si accorgerebbero che non è certo di destra. Sicuramente, e questo è un dato di fatto, non vogliamo utilizzare i Rammstein come fossero un ‘megafono politico’, ma questo non significa necessariamente che ognuno di noi non abbia delle convinzioni politiche. Se poi mi chiedi una dichiarazione politica, quello che posso dirti è che credo fortemente nella democrazia; e credo che i sei componenti dei Rammstein lo dimostrino appieno.

Prima dicevate di non voler che la gente pensi male ascoltando la vostra musica. Marilyn Manson è stato accusato di aver ispirato con la sua musica la strage avvenuta in Colorado qualche anno fa. Qualcuno invece ha detto che i ragazzi condannati stessero ascoltando proprio la vostra musica. Cosa ne pensate delle accuse che vengono spesso rivolte agli artisti?
Richard: Ci teniamo a dire che noi non abbiamo niente a che fare e non vogliamo assolutamente essere accomunati con queste storie. Crediamo che gli artisti non possano o debbano essere considerati responsabili di questi terribili fatti. Ti faccio un esempio concreto: quando è uscito il “White album” dei Beatles, Charles Manson lo ha preso come ispirazione per uccidere decine di persone. Nessuno però ha mai avuto il coraggio di accusare i Beatles di questo. Lo stesso vale per i Rammstein e per Marilyn Manson. Non ci sentiamo colpevoli perché, per quanto ci riguarda, siamo solo responsabili delle nostre azioni e di nient’altro. Nel momento in cui senti una qualsiasi responsabilità a riguardo, la tua arte finisce. Il problema è che i giornalisti fanno delle domande sbagliate… forse dovrebbero chiedersi e chiedere nella fattispecie ai media perché è così semplice acquistare delle armi negli Stati Uniti. La cosa assurda è che la stampa vuole trovare per forza di cose un responsabile, senza rendersi conto che non lo troveranno mai cercandolo nell’arte. Non si rendono conto che si stanno autoaccusando.

La Germania ha un passato musicale importantissimo, che è iniziato con la musica classica passando per la musica elettronica dei Kraftwerk fino ad arrivare alla musica industriale degli Einstürzende Neubauten. Come vi sentite a far parte di una nazione che ha dato tanto alla musica? Pensate di essere la continuazione della tradizione?
Oliver: Non ci siamo ispirati a nulla di tutto questo. Quando abbiamo iniziato a suonare non pensavamo affatto a ricalcare nessun gruppo in particolare. Poi ci siamo accordi successivamente che magari potevamo esserci involontariamente ispirati ad altra musica. C’è una maledizione sulla Germania… ogni 15 anni esce un gruppo che diventerà famosissimo e ricordato da tutti… (ridono…).

Siete stati agli MTV Europe Music Awards a Milano nel 1998, con uno spettacolo davvero spaziale tra razzi ed esplosioni. Voi siete un gruppo piuttosto alternativo e duro, rispetto al target di MTV. Come vi siete trovati in quel contesto?
Richard: Purtroppo sul palco di MTV abbiamo potuto cantare per poco, così abbiamo concentrato il meglio in pochi minuti. Ma vedendo l’intero spettacolo, allora si riesce a dare un senso al concerto e alla nostra musica, che è puro divertimento. Comunque è stata un’esperienza davvero entusiasmante.

Quanto è importante per voi l’aspetto pirotecnico che adottate sul palco? Proprio per questo siete stati paragonati ai Kiss, ai quali avete anche fatto da supporter in alcuni concerti.
Oliver: Semplicemente… ci piace da matti giocare con il fuoco! Non è solo per fare un grande spettacolo, ma proprio perché ce lo sentiamo dentro. Noi abbiamo iniziato a portare in giro lo spettacolo attuale fin da quando suonavamo nei piccoli club. C’era poca gente, e agli inizi gettavamo della benzina in terra per infiammare il palco. Poi il pubblico è cresciuto e abbiamo dovuto aumentare la sicurezza. Così abbiamo spostato tutto sul palco, utilizzando dei razzi, sistemati proprio sul margine del palco vicino agli amplificatori. Devo ammettere che ci sentiamo piccoli… e non vogliamo proprio crescere!

(Valeria Rusconi)

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