Dai Modena City Ramblers alla Casa del Vento e ritorno...

La storia della Casa del Vento è parallela a quella dei Modena City Ramblers. La collaborazione e l’interazione fra le due band sono sempre state tangibili. Dalla Casa del Vento vengono due elementi approdati poi ai Modena City Ramblers: Massimo Giuntini e Francesco Moneti. E come per restituire il favore, il cantante Cisco Bellotti ha sviluppato con la Casa del Vento un progetto a parte. Una situazione musicale che corre parallela a quella dei Modena City Ramblers, senza però confondersi con essa e mantenendo una propria identità ben precisa. Ce ne parlano Cisco e Luca Lanzi, che sono venuti a trovarci in redazione e hanno chiacchierato a lungo con noi di politica, di impegno sociale, di musica, del secolo appena concluso e di quello appena iniziato…

Da dove scaturisce l’esigenza di un progetto solista, o comunque parallelo ai M.C.R.?
Cisco: Questo per me non è un vero e proprio progetto solista, ma è soprattutto un lavoro con altre persone al di fuori dei M.C.R. perché sento l’esigenza fortissima di avere altri gruppi in questo percorso musicale. La Casa del Vento è una serie di ottimi compagni di viaggio, quindi mi sembra che una volta che questa operazione prende il giro, loro possano andare avanti da soli e viaggiare insieme a noi in questa scia musicale che è il folk-rock italiano impegnato. Da parte dei M.C.R. sentiamo l’esigenza di avere dei compagni di viaggio in fianco a noi perché ultimamente ci siamo sentiti molto soli a dire e cantare certe cose.

Come tipo di proposta, “900” potrebbe benissimo essere un nuovo album dei M.C.R…
Cisco: Io penso che questo disco non potrebbe essere il nuovo dei M.C.R. perché questi ultimi hanno bisogno di cambiare, di aprire un po’ di più il loro percorso artistico, soprattutto musicalmente. Il nuovo disco dei M.C.R. non sarà così; piacerà meno ai vecchi fans però probabilmente non ci si fermerà a fare cose già sentite. Da qui nasce l’esigenza di fare progetti paralleli che possono stare nel grande mondo dei M.C.R., senza essere a tutti gli effetti i M.C.R..

L’idea di “900” parte da un discorso puramente politico?
Cisco: Il concetto di “900”, l’idea di parlare del secolo appena trascorso, è venuta subito dopo che ci eravamo confrontati per fare il lavoro. Perché quando abbiamo controllato tutto il materiale che avevamo sottomano, ci siamo resi conto che il taglio che si poteva dare era socialmente impegnato, basato su storie più o meno tristi del nostro passato. Credo che sia un lavoro molto più politicizzato di quello che potrebbero fare i M.C.R., perché una cosa che non c’è stata in questo lavoro è il confronto fra tante persone. I confronti e delle mediazioni, nel bene e nel male, avrebbero portato a un altro tipo di risultato, sicuramente più pacato nei termini. Sotto il profilo dei concetti penso che il lavoro sia più estremo di tutti quelli dei M.C.R.. Forse il più estremo in questo senso e paragonabile a “900” è “Terra e libertà”, dove c’è un richiamo continuo all’impegno.

Definiresti “900” un disco di canzoni di protesta?
Cisco: Mi piace pensarlo. E’ questo e molte altre cose! Mi piace pensare che in Italia ci sia spazio nel 2001 per fare canzoni che parlano della società, di quello che va e di quello che non va, e che non si stia semplicemente lì a cercare di far la bella canzonetta fine a sé stessa, con il bel ritornello e la bella melodia. Perché c’è bisogno di quello ma anche di altre cose. Mi sembra che noi italiani abusiamo un po’ troppo della tendenza alla leggerezza. C’è una carenza di gruppi che fanno un certo tipo di discorso.

Quanto l’omonimo film di Bertolucci ha influenzato “900”?
Cisco: Tantissimo. Mi ricordo che quando eravamo in studio me lo sono visto e ne ho estrapolato alcuni pezzi. All’inizio di “900” c’è Rigoletto che porta la notizia della morte di Verdi e così si apre il film di Bertolucci. Poi alla fine del disco ho voluto mettere il dialogo finale del film tra Depardieu e De Niro sulla caduta del fascismo. Dopo la liberazione da parte dei Partigiani arrivano i Carabinieri che ritirano le armi e c’è questo bellissimo dialogo in cui Depardieu dice: “Non pensate che sia un’utopia, abbiamo vinto; il padrone è morto!” E De Niro, che era il padrone, dice: “No, il padrone è vivo!” E da lì prende il via la seconda parte della storia di “Novecento”. Io penso che siano frasi molto belle e molto emblematiche.

“900” si apre con “A las barricadas”, una canzone, se non di speranza, di reazione. E si chiude con “Il fiume”. Cosa ci ha dato il secolo appena concluso?
Luca: Dirlo così brevemente diventa molto complesso. Onestamente abbiamo cercato di pensare a un secolo con grandi conflitti. Chiaramente noi la vediamo dal nostro punto di vista: vediamo le lotte sociali, le lotte sindacali, i diritti della donna… Vediamo tutte queste cose e un grandissimo sviluppo tecnologico, un modernismo che tutt’oggi galoppa velocemente. E’ strabiliante per tante cose. Mi capita spesso di parlare con persone anziane e mi rendo conto che loro sono dei libri viventi, gente che ha visto le prime macchine. E adesso la tecnologia di Internet ci dà la possibilità di arrivare con una velocità estrema, talvolta quasi agghiacciante. Che cosa ci ha dato il ‘900? Ci ha dato tanta lotta, dal mio modo di pensare, e nello stesso tempo anche tante aspettative che poi sono crollate di fronte a tanti ideali; sono crollati i simboli, sono crollate tante certezze che potevano essere un senso di sicurezza per intere masse di persone. Mi viene in mente la caduta del comunismo gerarchizzato dell’Est europeo e mi chiedo se anche qui nel nostro paese fosse necessario smantellare completamente i simboli. Io ho parlato recentemente con dei Partigiani che mi hanno detto: “Altro che falce e martello, bisognava lasciarci anche l’ascia!” Perché per loro tutte queste cose sono state l’impegno di una vita e vederle svanire così è stato duro.

E che cosa ci aspetta, secondo voi, nel secolo appena iniziato?
Luca: Paradossalmente voglio essere ottimista. Vedendo tutti i movimenti legati a quello che viene abbastanza banalmente definito “il popolo di Seattle”, per esempio, che si fa carico di tante problematiche legate all’ambiente, al lavoro, allo sfruttamento, mettendo in discussione degli equilibri economici ben precisi, allora mi rendo conto che tante persone cominciano a dire basta e credo sia chiaro a tutti che ci vuole una riflessione molto seria, perché c’è un effetto boomerang. Basti pensare all’immigrazione, che molte persone non accettano e che però è dovuta a una disperazione provocata in certe zone del pianeta. Quindi le persone scappano determinando tutti quegli effetti anche negativi che purtroppo si riflettono nella vita quotidiana. Credo che un ripensamento sarà necessario.

La musica servirà ancora a contrastare tutto questo?
Cisco: Nella tendenza generale direi proprio di no. Anzi, direi che la musica va da altre parti. Forse mi sbaglio perché penso all’Italia; dovrei guardarla in maniera molto più globale e allora sarò anch’io ottimista e dirò che la musica servirà tantissimo quando Manu Chao arriverà a vendere in tutto il mondo dicendo cose importantissime. Allora direi: no, la musica serve! Però mi vedo la mia italietta musicale e dico: ah! Sanremo tutti gli anni, i bravi cantanti che fanno la canzonetta d’amore e si tengono per mano… E allora la musica non serve a niente. D’altronde, quanto a prodotti di qualità - non a livello musicale, dove i gusti sono gusti e va bene tutto, ma a livello di contenuti - in Italia c’è da vergognarsi.

Ad aprile i M.C.R. terranno alcuni concerti insieme ai fratelli Severini. Ci sarà anche un tour ufficiale di Cisco e la Casa del Vento?
Cisco: Il tour di Cisco e la Casa del Vento, contro ogni aspettativa, è già partito. Il mio problema è che io devo affrontare anche dei lavori con i M.C.R. e quindi avevo tempo solo adesso. Per cui noi siamo già in tournée. Una tournée abbastanza piccola e troppo a ridosso del disco, quindi magari neanche tanto pubblicizzata. Però stiamo facendo questa esperienza molto bella nei locali. Per me è un bel ritorno in situazioni che non vedevo da 5 o 6 anni e i risultati a livello di pubblico sono piccoli, ma i risultati a livello di effetto sul pubblico sono molto belli e molto grandi: vedi la gente che canta i pezzi, balla tutta la sera e compra il disco. Un effetto molto vicino allo stile M.C.R. e questo mi fa molto piacere. Il tour con la Casa del Vento andrà avanti fino ai primi di maggio. Qualche data sparsa, non sarà un tour veramente i impegnativo; alla fine saranno 15 o 16 date. E poi come M.C.R. stiamo preparando una tournée estiva senza tanti pezzi nuovi in scaletta, con alcune date di spalla alla Casa del Vento senza di me. Poi vedrò di fare delle date estive più avanti insieme alla Casa del Vento. Nel mentre dovremo preparare il nuovo disco dei M.C.R., che vorremmo portare a termine entro la fine dell’anno. Poi per l’uscita si vedrà.


(Diego Ancordi)

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