Ci si diverte, finalmente....punk italiano!

Per dare una definizione di quello che fanno i Punkreas, il cantante Cippa cita un giudizio del batterista dei Santa Sangre: “un incrocio fra Bad Religion e 883”. Può sembrare bislacca, ma è un’osservazione piuttosto acuta, che sintetizza la capacità del quintetto di Parabiago di unire l’aggressività del punk con melodie spesso accattivanti e testi immediati quanto quelli di Max Pezzali. Con la differenza che i Punkreas hanno frequentato più i centri sociali che il bar di periferia, e difficilmente potrebbero colpire l’attenzione di Cecchetto. In compenso, hanno colpito quella di molti ragazzi, che affollano regolarmente i loro concerti e comprano i loro dischi (e superare le diecimila copie nel mercato indipendente italiano non è comunissimo). Li abbiamo incontrati al completo in occasione della pubblicazione di “Pelle”, fin qui il loro album più compatto e riuscito. I cinque sfatano il luogo comune del punk-impegnato-arrabbiato-malmostoso, visto che sono molto simpatici e allegramente casinari, come d’altra parte i loro dischi e i loro concerti lasciano ampiamente intendere.

Il lavoro di produzione di “Pelle” è più accurato rispetto ai vostri album precedenti, e non sono pochi a credere che possiate puntare a buone soddisfazioni, anche di vendite. Voi cosa vi aspettate da questo disco?
Flaco: Io mi aspetto semplicemente di proseguire sulla strada che seguiamo da dieci anni, cambiando ed evolvendoci. Magari stavolta ci sono dei progressi più evidenti, ma anche in passato ci sono state evoluzioni. Mi interessa continuare a crescere, e mi piacerebbe che “Pelle” magari allargasse la nostra capacità di essere presenti nell’etere italiano.
Noise: Di solito abbiamo fatto un passo in più con ogni disco, quindi io mi aspetto che questo ce ne faccia fare un altro. E’ quello che ti spinge a proseguire e a migliorarti, a rilanciare sempre.

I testi però non sembrano molto adatti alla programmazione radiofonica corrente...
Flaco: Sì, ma ne andiamo fieri. Non abbiamo fatto un disco che occhieggia alle centocinquantamila copie, abbiamo semplicemente affinato quello che abbiamo sempre fatto, sia dal punto di vista dei suoni, sia da quello dei testi. Se tutto va bene, ci aspettiamo di crescere, mantenendo quelli che sono stati sempre i nostri punti di riferimento. Se dobbiamo piacere, vogliamo piacere così, altrimenti è meglio spiacere.
Noise: Se non rompiamo i coglioni, non siamo contenti. E poi, non li rompe nessuno.

Avete sempre toccato temi scomodi nelle vostre canzoni e quelle di “Pelle” non fanno eccezione, anzi mi pare che siate anche più polemici del solito. Siete andati consapevolmente in questa direzione?
Flaco: C’è una lettura della realtà che si è precisata man mano, di pari passo con la musica. Secondo me si può vedere questo disco come una continuazione di “Paranoia e potere”. Da cinque anni, quello che si vede in giro è sempre lo stesso: paranoia diffusa e organizzata, e potere che cresce su di essa. “Tolleranza zero”, ad esempio, parla proprio di questo. I testi forse sono più duri perché la nostra analisi è diventata più chirurgica, per usare una brutta parola. In più ci piace unire dei testi che possono fare male con una musica accattivante, anche dal punto di vista melodico. Questa contraddizione ci sembra una cosa interessante su cui giocare. “Paranoia e potere” esprimeva una contrapposizione più netta, era più facile da decodificare. Qui i temi sono trattati in modo più critico, anche se speriamo di non perdere niente in immediatezza e carica ironica.

Scrivete insieme i testi?
Flaco: La parte più grossa la fa Paletta.
Noise: Poi ci sono anche dei bei momenti collettivi. L’abbiamo fatto per “Zingari”, ad esempio.
Paletta: Anche perché mancavano giusto un paio d’ore alla registrazione.
Flaco: In quei casi ci lavoriamo un po’ tutti per trovare gli argomenti, poi magari uno solo si occupa di scrivere le parole.
Cippa: E io mi occupo di andare a prendere le birre e le sigarette.

“Disgusto totale” è un vecchio pezzo che suonate ancora in concerto e c’è una strofa che allude a Craxi in termini non proprio concilianti. Come vi regolerete, dopo la sua scomparsa?
Paletta: Magari cambieremo il testo con “il porco coi bagagli ha una tomba in Tunisia”.

Ah, ecco, vedo che siete dispiaciuti.
Paletta: Muore ogni giorno un sacco di brava gente...
Flaco: E’ vero che Craxi è stato demonizzato fin troppo, per effetto di un gioco politico. Stava a metà fra due politiche, ha cavalcato l’uso della rapina sistematica, assieme a tanti. In qualche modo, è quello che ha pagato più caro, devo ammetterlo, per quanto lo abbia detestato come politico. Dopo di lui è arrivata una generazione di politici che fa le stesse cose, ma con molto più savoir faire.
Noise: Comunque, è un bersaglio superato, è come sparare sulla Croce Rossa.
Flaco: Esatto, ma quando abbiamo gli abbiamo sparato noi, non era ancora così. Farlo adesso non avrebbe senso.
Paletta: Sì, non è proprio il caso. Diciamo che la Banda Bassotti ha perso un grande elemento.

Per le copertine avete già usato immagini sgradevoli, ma con “Pelle” vi siete superati. Scelta di stile?
Flaco: Siamo consapevoli che facendo un disco ti muovi nel mondo delle merci. Però c’è merce e merce: il nostro obbiettivo è fare qualcosa che riesca a toccarti, ti dia l’impressione di qualcosa di vivo, al di là del fatto di far parte di un circuito monetario. La copertina fa parte del nostro lavoro, quanto la musica. In questo caso il genio grafico è il Cippa.
Cippa: Sì, io imposto, ma poi c’è chi ci lavora.
Noise: In effetti ci vuole una settimana per abituarsi a tenere in mano la copertina di “Pelle”, ti viene da prenderla per l’angolino...

In passato siete stati molto presenti nella scena dei centri sociali. Come vedete la vedete oggi?
Flaco: Ultimamente ci sono state cose molto interessanti, soprattutto l’affermazione del concetto di disobbedienza civile. Nel momento in cui ci sono molte persone che impongono un costume, la legge è impotente. Prendiamo il caso delle droghe leggere: potrebbe arrivare una legge di liberalizzazione, ma di fatto è un problema già superato. La pratica quotidiana l’ha già resa inutile, la marijuana è così diffusa che comunque la legge non riesce a imporsi. La lotta per la chiusura dei centri di detenzione temporanea è una cosa ancora più interessante.
Noise: Il conflitto magari è più sfumato, ma c’è sempre. Prima era più facile identificare “noi” e “loro”, adesso ci sono centri sociali che sembrano locali di tendenza e locali di tendenza che sembrano centri sociali, però il conflitto c’è ancora.
Flaco: Inoltre prima dell’immigrazione, in Italia l’identificazione del “diverso” e i rapporti di conflittualità erano molto più definiti. L’arrivo degli immigrati ha spostato i livelli del conflitto, lo ha reso più difficile. C’è stato un periodo di riorganizzazione, anche perché non puoi agire in difesa del “diverso” pretendendo di sostituirti a lui. Comunque, vedo cose buone all’orizzonte.

Nessun aspetto negativo in quell’esperienza?
Flaco: E’ impossibile parlarne in modo univoco. Ogni centro sociale ha una storia a sé, sarebbe scorretto fare un discorso generale.
Cippa: Va bè, ci sono magari posti dove arrivi, non c’è l’impianto e se prendi una birra di più ti guardano male, ma sono cose senza importanza, che risolvi parlando.
Noise: E’ un’esperienza che ha creato anche professionalità. C’è gente che adesso fa un mestiere che ha imparato e sviluppato lì: musicisti, fonici, organizzatori. E’ comunque una cosa positiva, non possiamo dire altro. Se noi siamo qui oggi è anche perché i centri sociali ci hanno dato gli spazi per suonare.

Sul palco Cippa e Paletta sono i due più in vista...
Paletta: Stavi per dire i due pirla...

Se vuoi, possiamo anche dire così, in senso buono, visto che fate divertire. Vi scambiate spesso battute, chiaramente improvvisate. Ma c’è un minimo di premeditazione nella cosa?
Flaco: Sono anni che cerchiamo di spingerli alla premeditazione, ma non c’è niente da fare.
Paletta: No, è una cosa troppo imprevedibile. Escono certe cazzate... Una delle più belle secondo me è venuta fuori al Festival studentesco, al Palavobis. C’era un sacco di gente ed era sponsorizzato dal Twix, per cui c’era una scritta enorme. Ci lanciano sul palco una spilla, io la raccolgo e dico: “Guarda Cippa, la spilla del Twix”. E lui: “Ah, il Twix. State attenti, perché un mio amico l’ha dato al cane ed è morto”.
Noise: In un altro concerto, abbiamo avuto uno scazzo pesante con quelli della sicurezza, che non lasciavano salire la gente sul palco, mentre a noi piace che lo facciano. Cippa si è messo davanti e ha detto: “Lasciate che i ragazzi vengano a me”. Ovviamente, i ragazzi hanno travolto tutto.
Cippa: Mah, il fatto è che sono sempre ubriaco... Tutti mi chiedono perché metto il piede sulla cassa spia quando canto. Beh, così mi bilancio. A volte non ce la faccio a reggermi bene, in quel modo mi puntello e sto in piedi.

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