Adam Franklin è da anni il leader e l’illuminato (quanto incompreso, o meglio, snobbato) songwriter di uno dei gruppi shoegazer inglesi più interessanti degli anni 90 (Swervedriver). Oggi, anche a causa di una pausa “forzata” di Swervedriver (problemi vari di cui ci ha parlato durante l’intervista), ma soprattutto con un grande desiderio di intraprendere nuove strade, ha inciso un disco sotto il nome di Toshack Highway che si colloca a metà strada tra il pop malinconico e, questa volta, rigorosamente “unplugged” dei Swervedriver” e certe sonorità astratte che sono tipiche della musica elettronica, del post rock e del trip hop più stilizzato (quello degli Air, che la Flower Shop Recordings, l’etichetta che ha pubblicato il disco, cita tra i punti di riferimento). Noi lo abbiamo intervistato per saperne di più su questo disco. Come molti fan dei Swervedriver mi sono chiesto, quando ho visto uscire questo disco, se Toshack Highway decretasse la fine del tuo gruppo…..
No, niente di tutto questo. E’ solo che dopo il nostro ultimo disco (“99th Dream”) e un tour massacrante ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso che era tempo di prendersi una pausa. All’inizio ci eravamo dati sei mesi. E’ allora che ho iniziato a scrivere i primi pezzi di quello che poi è diventato il progetto Toshack Highway. I tempi poi si sono allungati. Jimmy (il batterista, n.d.r) ha avuto un bambino. Poi si è sposato. E poi la nostra casa discografica, la Zero Hour, ha avuto dei seri problemi. I loro uffici di New York sono andati completamente distrutti. Così ci siamo trovati in una situazione in cui non abbiamo una casa discografica, non abbiamo uno studio di registrazione e gli altri del gruppo non sono motivati da niente e nessuno a riprendere il discorso Swervedriver. E allora io mi sono chiuso in casa, ho riscoperto le tastiere che avevo preso ma mai usato con Swervedriver. Il problema è che avevo delle idee ma non riuscivo a svilupparle perché non ho un buon controllo di questo strumento. Così ho chiamato Charlie Francis (già collaboratore di High Llamas e dei REM, n.d.r.). Lui ha dato subito la sua disponibilità. Il progetto ha iniziato ad allargarsi. Abbiamo coinvolto anche un batterista (Jeff Townsin, già nei Sophia, n.d.r.) e le canzoni che avevo scritto da solo, a casa mia, sono diventate qualcos’altro, sono diventate le canzoni di Toshack Highway.
Come mai questa riscoperta delle tastiere? Eri stanco di suonare la chitarra?
No, non si tratta di stanchezza o rifiuto della chitarra. E’ che le tastiere, quando sono tornato a casa dal tour, sono sembrate una sfida, qualcosa con cui potersi relazionare alla musica in modo diverso. La cosa che mi è piaciuta di più delle tastiere è che se con la chitarra hai dei percorsi, diciamo, obbligati, con le tastiere mi sono sentito più libero. Le dita andavano dove volevano. C’era più libertà d’azione e questo aspetto mi è piaciuto moltissimo. Poi chiaramente sono venuti a galla i miei limiti. Allora ho chiamato Charlie, ma comunque qualche buona idea era già venuta fuori.
Un altro aspetto sorprendente di questo album è che non hai usato quasi mai la chitarra elettrica……
Sai una cosa? Per la mia chitarra elettrica ho sempre cercato di usare pedali, effetti, filtri che dessero calore, sfumature inusuali alla mia chitarra. Per fare questo la mia strumentazione è sempre stata “vecchia”. Vecchia nel senso che usavo spesso cose usate o trovate chissà dove. Unico problema; molte volte queste cose si rompevano. E’ frustante quando ti si rompe un effetto. Così questa volta ho deciso di prendere in mano una chitarra acustica e tirare fuori qualcosa da quello strumento.
Credo che un’altra sfida evidente, in Toshack Highway, sia questa sorta di fuga dalla canzone, una formula che, sia pur filtrata dalla sensibilità di Swervedriver, tu, in passato, hai sempre prediletto…..
Sicuramente questo è uno degli aspetti principali che caratterizza Toshack Highway.
E’ qualcosa di voluto o il disco è uscito così naturalmente?
Ad essere sincero sono piuttosto scettico sulla forma canzone. Non mi piace nemmeno molto quello che sta succedendo in Inghilterra al momento. Ci sono molti gruppi che pensano di essere alternativi, di portare avanti lo spirito dell’indie pop inglese ed invece non fanno altro che scrivere canzoni scontatissime, che non aggiungono nulla a ciò che è già stato fatto da altre centinaia di gruppi. Parlo di gente come gli Oasis, Travis o Stereophonics. Sono gruppo che odio profondamente. Forse è per questo che Toshack Highway si discosta da quella che è la concezione del pop puro, anche se, di fatto, quello che ancora cerco di fare, quando scrivo una canzone, è catturare una melodia, costruire una struttura fatta di accordi più che di loops e suoni in concatenazione. E questo, direi, è ancora un modo di pensare alla musica che rimane vicino alla concezione di pop song
Una cosa che mi ha colpito di questo disco è la lentezza dei ritmi, la lentezza con cui si evolvono tutte le canzoni. E’ un altro aspetto sicuramente inedito, se si pensa alle cavalcate elettriche di Swervedriver……
Sì, è vero, ma non saprei darti alcuna spiegazione, a parte il fatto che tutti i brani di questo disco sono stati scritti in casa, nella mia stanza. La situazione era già di per sé rilassata. Se poi ci aggiungi il fatto che molti dei pezzi hanno una vena malinconica e, per certi versi, intimista, è chiaro che ne sia venuto fuori un disco più pacato rispetto alle cose scritte con Swervedriver.
Ultima domanda: una curiosità sul nome del progetto, Toshack Highway. da dove arriva questo nome?
Sono i nomi di due calciatori che giocavano nel Liverpool negli anni 60: Steve Highway e John Toshack. Sia a me che a Charlie piaceva il fatto di citarli. Il suono che creavano i due nomi era altrettanto interessante e così abbiamo deciso di usare questi due cognomi.