Sono passati parecchi anni, precisamente cinque, dalla pubblicazione dell’ultimo album di DJ Food (“Recipe for disaster”). Da allora DJ Food, progetto inizialmente voluto dai fondatori della Ninja Tune (Jonathan Moore e Matt Black), è diventato qualcos’altro. Matt e Jonathan infatti se ne sono andati. Troppo impegnati a dirigere la Ninja e a sviluppare l’altro loro progetto (Coldcut) hanno passato il testimone a PC (all’anagrafe Patrick Carpenter) e agli ultimi arrivati (Strictly Kev, Isaac Elliston, Paul Brook e Paul Rabiger). Oggi quindi, con l’uscita del nuovo album (“Kaleidoscope”) DJ Food è diventato il progetto di PC e Strictly Kev. Differenze? Non molte. La musica si dipana ancora attorno a ritmiche rallentate in odore di jazz e hip hop. I risultati? Ne abbiamo discusso con Patrick Carpenter, ormai a tutti gli effetti leader di questo progetto tra i più interessanti dell’etichetta inglese Ninja Tune. Patrick, che cosa è successo nei cinque anni trascorsi tra l’uscita di “Recipe for disaster” e “Kaleidoscope”?
Subito dopo la pubblicazione di “Recipe for disaster” mi sono concentrato molto sulla mia attività di DJ. Ho girato per tutto il mondo con il mio DJ set.
Che tipo di DJ set era?
Ho sempre cercato di non fossilizzarmi su uno genere in particolare. Il filo conduttore erano i ritmi. Se i ritmi mi convincevano tutto il resto veniva da sé.
E sui ritmi che tipo di selezione facevi?
Nessuna selezione. A parte la poca predisposizione alla battuta in 4/4, quella dell’house e della techno, per intenderci, non ho nessun preconcetto. Big beat, breakbeat, hip hop….Per me è uguale. Basta che funzioni all’interno di una serata.
Poi, dopo il tour come DJ ti sei chiuso in studio di registrazione per la realizzazione di questo album…..
Già, ormai quasi più di due anni fa. Un lasso di tempo ragionevole per creare un nuovo disco.…..credo…..
Quali pensi che siano le differenze sostanziali tra questo disco e il precedente?
La cosa più importante da sottolineare è che è completamente cambiata la line up del progetto DJ Food. Matt e Jonathan non fanno più parte di questo “collettivo”. In pratica quindi questo disco è stato scritto da me e Strictly Kev. Due quindi sono le persone che hanno lavorato a “Kaleidoscope” anziché sei. Questa è già una differenza sostanziale, perché a lavorare in due, come è successo a me e Kev, ci si riesce a interfacciare meglio. Si capisce meglio dove si vuole arrivare e come fare ad arrivarci.
Insomma, vuoi dire che prima eravate in troppi…..
No, è solo che Matt e Jonathan erano talmente incasinati a seguire la Ninja che non avevano più tempo per Coldcut. E’ stata una scelta obbligata per loro mollare DJ Food. Ed oggi, con il senno di poi, per me e Kev, si è rivelata positiva…
Ed ora che siete rimasti tu e Kev, come organizzate il lavoro sui brani?
Entrambi abbiamo il nostro studio di registrazione. Lavoriamo separatamente, ognuno con le proprie idee. Poi ci si trova, ci si confronta e si convogliano le idee di entrambi in un unico pezzo. E la cosa curiosa è che molto spesso, senza sapere cosa sta facendo l’altro, si arriva a risultati molto simili. E’ per questo che DJ Food oggi funziona molto bene. Perché io e Kev siamo in perfetta sintonia. Abbiamo la stessa visione delle cose…..
Cosa intendi quando dici che avete la stessa visione delle cose?
Intendo dire che io e Kev abbiamo gli stessi interessi. Siamo cresciuti facendo le compilation di cassette a casa nostra. Poi ci siamo trovati a fare i DJ nel pub sotto casa. A me è sempre piaciuto molto il jazz. Lui invece tende ad ascoltare breakbeat, cose tipo Chemical Brothers….quella roba…capisci. Quello che però ci unisce è la voglia di incorporare nella nostra musica un sacco di cose, anche antitetiche l’una all’altra, e vedere cosa ne viene fuori.
So che a questo disco ha collaborato anche Bundy K Brown, ex Tortoise (il gruppo di punta della così detta scena post rock di Chicago). Come siete entrati in contatto con questo musicista?
Eravamo in tour negli States. Dopo un concerto, a Chicago, Bundy è venuto a salutarci, dicendo che gli piaceva quello che facevamo. Il giorno dopo ci ha portato in giro per la città. Una visita guidata ai negozi di dischi che è solito “saccheggiare”. Da allora Kev e Bundy sono rimasti in contatto via mail, scambiandosi “dritte” sui dischi che avevano ascoltato. Poi, qualche mese fa, Bundy ci ha consigliato un batterista con cui avremmo potuto lavorare per questo disco. Infine Kev ha spedito un mp3 a Bundy chiedendogli di lavorarci sopra e inserire qualche sua idea. Ne è nato “Full bleed”, pezzo d’apertura di “Kaleidoscope”.
Credo che questo disco sia, a differenza di molte ultime produzioni targate Ninja, un po’ meno “extravagante”, un po’ meno “umoristico”. Sei d’accordo?
Sì. A me piace la malinconia nella musica. Mi piace dare al nostro sound un senso di dramma. E’ una caratteristica che cerchiamo spesso di inserire nei nostri pezzi.
Credo che gli arrangiamenti per archi siano stati importantissimi per raggiungere questo scopo…. Come avete lavorato sugli archi?
Il punto di partenza sono sempre i campionamenti. La sfida è partire da un campionamento, magari di una melodia per archi anche divertente, ariosa, che non ha nulla a che fare con il mood che vogliamo raggiungere, e cambiarlo completamente, o attraverso la manipolazione dei suoni filtrati attraverso il computer, oppure aggiungendoci melodie che noi stessi abbiamo suonato con il nostro campionatore, in modo da direzionare i suoni e il materiale campionato in un’altra area di sensazioni e suoni.
Chi si è occupato di questa parte del lavoro, tu o Kev?
Kev. Lui è più portato alle melodie. Io invece mi sono accollato il lavoro sui ritmi.
Si sente. Prima dicevi che tu hai sempre sentito jazz. Penso che i ritmi di questo album siano molto legati alla tradizione jazz, a differenza dei dischi precedenti di DJ Food, in cui le battute erano vicine all’hip hop….
Sono contento di quello che dici. E’ una conferma di quanto io e Kev siamo complementari uno all’altro, di quanto il caleidoscopio di suoni sia molto vasto e renda questo disco un buon lavoro.