TAGS: Rock, Sonic Youth, THE ETERNAL

Quando si dice, andare contro corrente: dopo quasi vent'anni di militanza nel roster della Geffen, passati a menare dissonanze a destra e a manca e a stravolgere con meticolosa abnegazione la rock song sotto tutti i suoi aspetti, i Sonic Youth tornano ad accasarsi presso un indipendente (la Matador) per consegnare al proprio pubblico uno degli album più compatti e meno astratti degli ultimi anni. Sia chiaro: Moore e soci non hanno perso la capacità di graffiare. Anzi, dopo gli episodi interlocutori di "Sonic nurse" e "Rather ripped", serviti a mettere a fuoco le sonorità e gli equilibri interni al gruppo, la gioventù sonica sembra essere tornata agli antichi fasti. "The eternal" richiama il periodo d'oro di "Dirty" e "Experimental jet set": chitarre acide innestate su ritmiche punk (e chi ha nelle orecchie la vecchia "100%" ha idea di che cosa significhi), canzoni che arrivano dritte al punto con una rapidità impressionante, senza per questo essere carenti sotto un punto di vista musicale e compositivo. L'indie rock come lo intendevano i padri (cioé loro), quando ancora - con le orecchie ancora ronzanti per la rivoluzione no-wave - musica del genere era una genuina reazione e non un esercizio di stile. In sostanza: prendete un atteggiamento giusto, una pluridecennale esperienza e - perché no? - nuovi arrivi importanti come l'ex Pavement Mark Ibold, che senza troppo esporsi offre però un contributo importante sia al basso che ai cori. L'impressione è che i coniugi Moore, di colpi da sparare, ne abbiano ancora parecchi. Altro che Sonic Oldness... TRACKLIST:

"Sacred trickster"
"Anti-orgasm”
"Leaky lifeboat (for Gregory Corso)"
"Antenna"
"What we know"
"Calming the snake"
"Poison arrow"
"Malibu gas station"
"Thunderclap for Bobby Pyn"
"No way"
"Walkin' blue"
"Massage the history"





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