CESARE MONTI – L’IMMAGINE DELLA MUSICA

Roberto Manfredi

Voto Rockol: 3.0 / 5

Devo al mio amico Mario Ragni (sono già più di dieci anni che se n’è andato, maledizione...) il mio primo incontro con Cesare Montalbetti, in arte Caesar, poi più semplicemente Cesare, Monti. Mario mi chiamò per chiedermi se potevo dare una mano a una persona che stava per pubblicare in proprio un libro di fotografie, e voleva che qualcuno risistemasse un po’ i testi.

Quando Mario Ragni chiamava, io rispondevo “presente”. E fu così che mi ritrovai in un incredibile appartamento milanese, in viale Montenero 55, che era la casa/ufficio/studio/laboratorio di Cesare Monti; una casa piena di oggetti bellissimi nella loro semplicità, una casa in cui ogni dettaglio, o almeno così sembrò a me, rimandava a una delle tantissime copertine di album ideate da Cesare con la moglie Vanda Spinello (che co-firma questo libro insieme alla figlia sua e di Cesare, Alice Montalbetti). L’omone che incontrai era apparentemente un burbero, ma bastò poco perché si aprisse in uno di quei suoi giganteschi sorrisi; c’intendemmo in fretta, e in fretta rimisi un po’ in ordine i testi, che Cesare aveva già scritto e impaginato ad accompagnare le bellissime immagini di quel libro (che s’intitolava “Lucio Battisti e la Numero Uno nelle fotografie di Cesare Monti”  , Zargo editore, e che oggi è ristampato da Vololibero), Era il 1999, e naturalmente conservo l’edizione numerata speciale che Cesare mi regalò autografandomela. A proposito di quel libro riuscii anche a far uscire un importante articolo sul settimanale allegato a “Repubblica” (lo firmò Antonio Dipollina).

Da allora la strada professionale di Cesare e la mia si sono incrociate altre volte (una volta per un altro libro con sue fotografie pubblicato da Rizzoli e curato da me, un’altra quando allestì la “strada della musica”, a Buccinasco, alla periferia di Milano), ma da quelle frequentazioni lavorative era nata una simpatia reciproca, e ogni tanto con Cesare ci siamo sentiti, al telefono, prima che (anche lui, purtroppo) ci salutasse il 23 febbraio del 2015.

Perché parlo tanto di me? Perché in questo libro, curato con affetto e partecipazione da Roberto Manfredi, che Cesare l’ha conosciuto molto meglio di me, ho ritrovato vivido il Cesare che ho conosciuto: esplosivo, omerico, geniale, poliedrico (se volete sapere quante cose ha fatto nella vita, e non sono state solo copertine di libri, leggete qui). E leggendolo ci ho trovato, oltre a decine di bellissime fotografie, anche i ricordi, raccolti per questo libro, di altri più famosi di me che come me l’hanno conosciuto: Eugenio Finardi, Maurizio Vandelli, Rettore, Gianfranco Manfredi, Oscar Prudente, Renato Gasperini degli Agorà, Ivan Cattaneo, Vittorio Nocenzi del Banco, Pasquale Minieri del Canzoniere del Lazio, Angelo Branduardi. Tutti accomunati dall’esperienza di aver conosciuto, apprezzato, stimato (e voluto bene a) Cesare Monti. Questo libro gli era dovuto, ed è giusto ringraziare l’autore per averlo scritto e l’editore per averlo pubblicato.

Franco Zanetti