TUTTI MORIMMO A STENTO

Claudio Sassi – Odoardo Semellini

Voto Rockol: 4.0 / 5

La coppia Sassi-Semellini si era già misurata con Fabrizio De André nel 2012, pubblicando l’ottimo “Il maggio di Fabrizio De André. Un impiegato, una storia, il poeta”. Torna ora sul luogo del delitto dedicando un volume a un altro album del cantautore genovese, quello che ha lo stesso titolo del libro; che non si occupa solo del disco, ma anche – pur meno dettagliatamente - delle altre attività in cui Fabrizio fu coinvolto nel 1968 (“Senza orario, senza bandiera” dei New Trolls e la colonna sonora del “Gulliver” televisivo – a proposito, cosa aspetta la Parlophone a ripubblicarlo?).

Sassi è un collezionista competentissimo (ha già firmato “Fabrizio De André – Discografia illustrata” e “Fabrizio De André talk”) e, come me, un ricercatore di storie appassionato – lo so bene perché insieme abbiamo lavorato a “Fabrizio De André in concerto”, uscito per Giunti. Semellini ha già pubblicato più lavori su Francesco Guccini e un bel libro su “Terra in bocca” dei Giganti.

Per dire che siamo in buone mani: e si capisce leggendo il libro, che mette in fila davvero tutto quello che c’è da sapere, dal punto di vista storico e aneddotico, su “Tutti morimmo a stento”. Per un cultore della storia della canzone italiana, la lettura è un godimento continuo: vengono ricordati e raccontati personaggi determinanti come Antonio Casetta, discografico della Produttori Associati, e il poeta cieco Riccardo Mannerini; si rivelano circostanze pressoché ignote ai più (come l’esistenza di una versione del disco cantata in inglese da Fabrizio) e di una edizione rimasta inedita in cofanetto; si intervistano personaggi chiave come Cesare G. Romana, amico di De André, a lungo stimatissimo giornalista musicale, che è uscito dal suo riserbo solo per quest’occasione, Gian Piero Reverberi, Enza Sampò (che affiancò Fabrizio in uno speciale della RAI); e non manca una minuziosissima sezione discografica.

Se proprio voglio trovare qualcosa di meno interessante, ecco: direi che l’analisi musicale (di Raffaele Fiore) e l’analisi letteraria (di Brunetto Salvarani) non mi sembrano indispensabili, nell’economia complessiva del volume. Non che non siano pregevoli, intendiamoci, ma a me sembra che i dischi non vadano spiegati e analizzati, ma semplicemente raccontati: poi ognuno se ne fa una propria idea ascoltandoli (parere personale, s’intende).

Anche perché leggere questo libro fa avvertire l’urgenza di risentire “Tutti morimmo a stento” – sapendone qualcosa, anzi molto, di più, e potendolo quindi comprendere più pienamente. Che è il miglior complimento che si possa fare agli autori.

Franco Zanetti