« MUSICAL BOX – LE CANZONI DEI GENESIS DALLA A ALLA Z - Mario Giammetti» la recensione di Rockol

Mario Giammetti - MUSICAL BOX – LE CANZONI DEI GENESIS DALLA A ALLA Z - la recensione

Recensione del 21 ott 2010

La recensione

In due parole: un’opera monumentale. Mario Giammetti, fondatore della fanzine Dusk e già autore di parecchi volumi sull’universo Genesis, aggiorna e sviluppa il concetto applicato a un suo ormai antico “dizionario commentato delle canzoni” (“Genesis Story”, Gammalibri, 1988) con la conoscenza enciclopedica accumulata in questi ultimi vent’anni unita al rigore, al puntiglio e all’autorevolezza che gli sono riconosciute in materia. La struttura è semplice e schematica: un ordine alfabetico in cui a ogni titolo di canzone corrisponde una scheda più o meno estesa, che oltre a indicare autori, anno ed eventuale album o singolo di riferimento include informazioni e aneddoti sulle origini dei brani (attingendo a testimonianze dei musicisti stessi, spesso raccolte di prima mano dall’autore), stralci di testo, una analisi approfondita della struttura musicale e degli arrangiamenti nonché cenni sulla vita “parallela” vissuta dalla composizione nelle sue incarnazioni “live”. Molte le curiosità, le notizie e i materiali poco noti (non è vero, conferma Tony Banks a Giammetti, che “Watcher of the skies” è stata scritta in Italia), perché nell’elenco finiscono anche i pezzi inediti, i demo e i “work in progress”, brani scartati dal gruppo e finiti nei dischi “solisti” oppure eseguiti una tantum dal vivo (è il caso di “Solsbury Hill” di Peter Gabriel, suonata nell’estemporaneo concerto di reunion del 2 ottobre 1982 a Milton Keynes), la prima incisione pre-Genesis effettuata dagli Anon di Banks e Rutherford nel’estate del 1966 (“Pennsylvania Flickhouse”) e persino le canzoni incluse in scaletta in occasione del primo concerto in assoluto del gruppo, tenuto nel settembre del 1969 a un ballo di famiglia (tra queste anche la celeberrima “Crossroads” di Robert Johnson: anche gli educati allievi del college Charterhouse, in gioventù, hanno brevemente incrociato la strada della musica del diavolo…). Meno convincente l’apparato iconografico (con molte foto in bianco e nero una sezione centrale prevalentemente a colori), anche se arricchito da alcuni scatti provenienti dalla collezione privata di un altro eminente genesisiano, Mino Profumo: ma questa è un’opera di sostanza più che di forma, un “reference book” e un libro di testo da consultare in modalità “random” per soddisfare curiosità o necessità del momento, che merita di essere subito incluso nella bibliografia Genesis di base. (am)
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