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«NOI, LORO, GLI ALTRI - Marracash» la recensione di Rockol

Marracash è ancora una volta in uno stato di “guerra”

“Noi, loro, gli altri”, il nuovo disco dell’artista, è la naturale evoluzione del monumentale “Persona”.

Recensione del 20 nov 2021 a cura di Claudio Cabona

Voto 8/10

La recensione

“Persona” del 2019 partiva da un’analisi sofferta e spietata della propria dimensione, “Noi, loro, gli altri”, il nuovo album di Marracash in uscita oggi, allarga la visuale come suggerisce il titolo e si presenta come la sua naturale evoluzione. Il disco, attraverso 14 canzoni con feat con Gué, Calcutta, Blanco, oltre ad alcuni "occulti", e uno skit a sorpresa di Fabri Fibra, indaga il rapporto fra l’individuo e la società, fra la verità e la finzione, i cui confini sono labili.

Rap politico

Il rap, con l’artista del quartiere della Barona, punta a una dimensione più politica perché parla di quello che ci circonda in modo intenso, suscitando domande, riflessioni personali e collettive, uno degli obiettivi più alti per chi scrive canzoni che hanno l’ambizione di restare nel tempo. Non è il rap militante delle Posse a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, è un fiume di barre contemporaneo, privo di bandiere, “un patriota che non ha più una patria” come rappa Marra in “Loro”, che come la telecamera di un reporter non vuole tralasciare alcun dettaglio, neanche quelli più oscuri e intimi. Sempre più cantautore e poeta di strada, che non rinuncia al suo lato più tamarro e ironico, Marracash ci scaraventa in faccia le divisioni, le ambiguità, le ipocrisie e le contraddizioni del vivere. Un mondo in cui si rivendica il diritto all’identità, ma allo stesso tempo si perde la visione d’insieme. 

Segna un confine netto fra ciò che è e quello che non è, scagliandosi contro la finzione, contro lo Squid Game costante in cui ci troviamo, ma sotto la cenere del conflitto non rinuncia a porsi “Dubbi”, a raccontare un vissuto difficile in “Noi” o storie ai margini di ragazzi disastrati, “Laurea ad honorem”.

Il grido “Sei mai stato libero?” nel brano “Nemesi” con la voce di Marra (mai così varia come in questo disco) che si tinge di dolore e rabbia, è una delle chiavi di comprensione del progetto. Stesso discorso vale per la frase “Noi la razza più intelligente, non così intelligente da far uso cosciente della libertà” contenuta in “Gli altri”. Marracash cerca l'autenticità, punta l’obiettivo su quello che osserva, ma non dimentica il rischio costante di vedere anche il proprio riflesso in ciò che gli scorre davanti come succede alla famiglia protagonista di “Us”, horror socio-politico di Jordan Peele, che si trova costretta a combattere contro i propri sosia. "La sindrome dell'impostore" è costante. Il concept lo svela con chiarezza Fibra nello skit “Noi, loro, gli altri”: “Nella vita mi è successo di essere sia noi, che loro, che gli altri”.

Le canzoni

L’elemento fondante, lo scheletro del disco, è il suono forgiato da Marz, anche qui come in “Persona”, protagonista. Zef lo accompagna nel viaggio e le produzioni sono tutte di qualità, tappeti sonori su cui creare un bilanciamento forte fra rap crudo, parti cantate e momenti più pop, come già avveniva in “Persona”. “Loro”, il brano di apertura, è una feroce dichiarazione di intenti che affonda le mani dentro i temi cari al rapper supportati da una serie di punchlines. Le ferite del Paese come il caso Aldrovandi e la “macelleria messicana” della Diaz, si mischiano a una ricerca della verità che sfocia poi in “Pagliaccio”, un attacco al rap di plastica con tanto di sample della voce di Mario Del Monaco su “Vesti la giubba”.

Si prosegue con un pezzo sull’amicizia, “Love” con Gué e con il campionamento di “Infinity” di Guru Josh, e con un altro brano riflessivo, “Io”, sulle maschere pirandelliane dell’esistenza con il campionamento de "Gli angeli" di Vasco Rossi: “Metti una maschera sopra la maschera che già ti metti ogni giorno”. Questa canzone è il primo stacco più “cantato” rispetto alle prime più serrate. Poi arriva “Crazy love” con un Marra che muta ancora un’altra volta la voce insieme a Mahmood (feat nascosto), e intona una storia d'amore: “occhi verdi, pelle ocra e i tuoi capelli rosa”, i riferimenti alla ex Elodie sono evidenti. I due, nel video della canzone, si "uccidono".

Si torna sul campo di battaglia con “Cosplayer”, rappata potente con all’interno un richiamo al motivo principale di “Squid Game”: “Puoi essere quello che vuoi, perché se non c'è cultura non c'è appropriazione culturale”, ricorda il rapper. “Dubbi”, un dialogo con se stesso, il pezzo cantautorale sulla storia di una ragazza ai margini, “Laurea ad honorem” con Calcutta, e la narrazione sugli amici di “Noi”, fanno proseguire il viaggio arrivato al cuore. “Noi, loro, gli altri”, lo skit con la voce di Fibra, ribadisce il concept del disco che raggiunge uno dei momenti più alti in “Gli altri”, con campionamento del brano “Giorni stupidi” del cantante spezzino Rokas, e in “Nemesi”, canzone oscura il cui ritornello è stato affidato a Blanco. Sono due delle vette più alte del progetto, molto diverse a livello sonoro. Il cerchio si chiude con un brano tecnico e massiccio alla Marracash: “Cliffhanger”, con un richiamo a Giuseppe Verdi.

Tre copertine

Le tre diverse cover dell’album raccontano molto del concept del progetto.

In una il rapper è insieme alla sua famiglia e si nota, in posa, anche la presenza della manager Paola Zukar, oltre che dell’ex fidanzata Elodie. In molti hanno scritto e sentenziato su questa scelta, ma è molto più sincera di quello che sembra: la cantante gli è stata accanto durante la lavorazione, lo ha aiutato e compreso fino a un certo punto del loro percorso insieme. Quest’ultima foto è una sorta di romantico bacio d’addio, un giusto tributo a una donna e a un’artista con cui ha condiviso tanto, nonostante oggi i due viaggino definitivamente su strade diverse. Chapeau a questa decisione. La foto famigliare ricorda la locandina di un film, una sorta di “Capitale umano” di Virzì, dove dietro a ogni sguardo c’è una storia. Dopo il “noi” ecco il “loro”, la seconda cover con i discografici, l’avvocato e il commercialista. Anche qui si percepisce, comunque, una tensione che si riverbera poi nella terza foto in cui Marracash, in mezzo a un fiume anonimo di persone, è l’unico con lo sguardo visibile, non di spalle. “Gli altri” gli passano accanto.

In tutte le tre dimensioni si sente un sapore amaro: altro non è che la colla che tiene unite queste tre foto. Quella sostanza adesiva è rappresentata dalla presenza costante dell’artista Marracash, di Fabio. Benché si provi a scappare dal confronto, benché si pensi di essere esautorati dalla dimensione collettiva, ci sarà sempre un legame con il prossimo, anche se non ci aggrada. E questo messaggio assume ancora più valore in una società frammentata dove si costruiscono muri fra le persone ogni giorno e a ogni livello, virtuale e sociale. Le tre copertine immortalano quella divisione, ma allo stesso tempo ricordano che non si può scappare da un’analisi dell’io in relazione a chi abbiamo accanto in casa, sul lavoro, per la strada. “Persona” ha fatto il giro: “loro siamo noi”, ha scritto Daniel Pennac.

Un combattimento mai chiuso

“Noi, loro, gli altri”, con i suoi contenuti e i suoi messaggi, arriva dopo due anni di isolamento, di ferite e di cambiamento radicale nell’approccio alla vita.

Una tempesta che si è abbattuta su tutti a causa della pandemia. Marra non si è goduto il successo di “Persona” (il tour verrà recuperato solo nel 2022) e per questo motivo “Noi, loro, gli altri” è vivido e intenso come se fosse in qualche modo un primo album affamato, mosso dal desiderio di riprendersi qualche cosa. Barricato in studio come fosse in esilio, con i social chiusi per mesi, ha sputato nuove rime perché non poteva fare altrimenti. È incredibile come la vita e il destino abbiano messo Marracash ancora una volta in uno stato di “guerra”, come agli inizi della sua carriera. La visceralità della sua musica proviene da lì, da quel continuo duello. Rockol, nella recensione di “Persona” nel 2019, scriveva che il rapper della Barona vince perché non ha mai smesso di affrontare se stesso, cercando di superarsi. E continua a essere così.

Jeepers Creepers Marra

La grande differenza fra il Marra di oggi e quello dei primi passi, è la consapevolezza: “Persona” gli ha dato maggior convinzione, ha aperto un nuovo capitolo della sua carriera e gli ha fatto capire che un rap denso, profondo e allo stesso tempo fresco non solo è possibile, ma viene premiato dal pubblico, come dimostrano i Platino collezionati come figurine Panini grazie al suo precedente lavoro. Questa maggiore potenza di fuoco ora attraversa “Noi, loro, gli altri”, ma non potrà non avere evidenti ripercussioni anche sul resto della scena hip hop italiana.

È un’operazione ormai ciclica. Per alcuni sarà indelebile fonte di ispirazione, per altri impietoso confronto a cui è preferibile sottrarsi. “Persona”, forse ancora insuperabile, era arrivato a tirare un montante al mento a un rap, in molti casi, scialbo, materialista e privo di anima, rimettendo al centro del ring sentimenti, valori e tecnica. “Noi, loro, gli altri”, evocando un diavolo alla Jeepers Creepers che ogni tot di anni deve uscire dal nascondiglio per riportare l’ordine, scava la fossa a tutti i cosplayer del rap.

TRACKLIST

01. Loro
03. ∞ Love (feat. Guè)
04. Io
07. Dubbi
08. Laurea ad honorem (feat. Calcutta)
09. Noi
12. Nemesi (feat Blanco)
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