«SLING - Clairo» la recensione di Rockol

Clairo è entrata nel giro giusto

Da promessa dell'indie pop americano alla maturità, complice lo zampino di Jack Antonoff (Lorde, Taylor Swift, Lana Del Rey). Il nuovo disco omaggia Joni Mitchell, Carole King e i Carpenters: niente fuochi d'artificio, solo belle canzoni. La recensione.

Recensione del 19 lug 2021 a cura di Mattia Marzi

Voto 8/10

La recensione

Intanto mette un piede fuori dalla cameretta. Si allunga fino alla veranda, con vista sul bosco, e dietro al bosco un lago dove andare di tanto in tanto a fare due passi, a bagnarsi i piedi, a scattare qualche foto da postare su Instagram con l'hashtag: no filter. La sua musica continua ad esserlo, senza filtri. Solo che stavolta ha un suono più maturo. L'attitudine do-it-yourself e lo-fi del primo disco, "Immunity", che fece di lei la "next big thing" dell'indie pop americano (si risvegliò bruscamente dal sogno quando si scoprì che suo padre Geoff è un esperto di marketing che ha lavorato per grossi marchi come Starbucks, Converse e Nike: imperdonabile, per i puristi della scena), nel nuovo album "Sling" lascia il posto alla voglia di farcela, di diventare grande.

È entrata nel giro giusto, Clairo. A Rostam Batmanglij, l'ex Vampire Weekend al suo fianco nell'album d'esordio uscito due anni fa, è subentrato in cabina di produzione Jack Antonoff: l'uomo dietro ai dischi di Lana Del Rey, Taylor Swift e Lorde, per intenderci, paladine di quel pop di qualità al quale ora ambisce anche la 22enne cantautrice statunitense Era inevitabile che il tocco di Antonoff facesse suonare "Sling" come "Folklore" o come un disco della Del Rey, ma forse era proprio ciò che Clairo voleva.

D'altronde i suoi riferimenti oggi sono più o meno gli stessi delle colleghe: il suono di Laurel Canyon, la scena musicale californiana a cavallo tra gli Anni '60 e '70, Joni Mitchell, Carole King, i Carpenters, Harry Nilsson. Autori di dischi e di brani perfetti, magici ma senza fuochi d'artificio: le canzoni di "Sling" sono così. Atmosfere sgranate, colori caldi, acustica e echi jazz: sarà che "Sling" è nato in pieno autunno nei suggestivi Allaire Studios, in cima al Monte Tonche a New York, tra le sale di registrazione più belle al mondo, dove Bowie registrò "Heathen" e "Reality" e Norah Jones il suo album d'esordio "Come away with me" (si aggiudicò cinque Grammy Awards in un solo colpo), ma quanto a ispirazione e potenza evocativa questo disco non scherza mica.

In "Sling" Claire Cottrill lascia da parte dell'elettronica lo-fi di "Immunity" per immergere le sue canzoni nelle sonorità calde, soffici e pulitissime del folk, tra chitarre acustiche, archi, mentre i fiati evocano sensazioni jazz. Niente effetti speciali: anche nell'interpretazione, soprattutto nell'interpretazione, Clairo non cerca di stupire a tutti i costi. Sussurra, canta quasi sottovoce, quasi come se si vergognasse di raccontare al mondo intero le sue disavventure con gli attacchi di panico ("Just for today"), la lotta contro la depressione ("Little changes"), le difficoltà incontrate nella sua ascesa al successo (in "Management" si prende gioco dei discografici, accusati di essere sempre alla ricerca di una gallina dalle uova d'oro; nel singolo "Blouse" racconta certe situazioni imbarazzanti in cui si è trovata, respingendo alcune avances di colleghi e addetti ai lavori).

Una curiosità: nella stessa "Blouse" e in "Reaper" i cori sono di Lorde, conosciuta grazie a Jack Antonoff. Clairo ha ricambiato il favore partecipando alle registrazioni di "Solar power", il nuovo disco della popstar neozelandese, in uscita quest'estate. Sì, è entrata davvero nel giro giusto.

TRACKLIST

01. Bambi (04:37)
02. Amoeba (03:48)
03. Partridge (03:13)
04. Zinnias (02:54)
05. Blouse (03:15)
06. Wade (04:46)
07. Harbor (04:24)
08. Just For Today (03:37)
09. Joanie (04:45)
10. Reaper (02:39)
11. Little Changes (02:40)
12. Management (03:48)
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