«MULTISALA - Franco126» la recensione di Rockol

Fuori dalle mode per diventare classico: "Multisala" di Franco126, la recensione

Due anni e mezzo dopo la rottura con l'ex sodale Carl Brave il cantautore trasteverino torna con un disco in cui anziché guardarsi dentro, come in "Stanza singola", si guarda intorno, regista di personaggi e situazioni che racconta in parole e musica.

Recensione del 27 apr 2021 a cura di Mattia Marzi

Voto 8/10

La recensione

Dalla "Stanza singola" di un hotel, metafora efficace per sintetizzare la solitudine e la malinconia che la faceva da padrona nella canzoni del disco del 2019, prima difficile prova da solista dopo lo scioglimento a sorpresa del fortunato sodalizio con Carl Brave, al "Multisala" dove vengono proiettati i brani del nuovo album. Che sono in effetti dieci cortometraggi d'autore in cui Franco126 anziché guardarsi dentro, come faceva nei pezzi del post-"Polaroid", si guarda intorno, regista di personaggi e situazioni che racconta attraverso il suo sguardo. Il cantautore trasteverino torna sulle scene due anni dopo la svolta solista e mentre si gode i successi come autore per gli altri (da "Vento sulla luna" di Annalisa a "Stupida allegria" di Emma) si conferma come una delle penne più valide della nuova scena.

Le canzoni spaziano per clima e atmosfere dal noir di "Ladri di sogni" (un ritratto del mondo della notte che agli amanti della scena romana ricorderà da molto vicino "Roma di notte" dei Tiromancino) al romanticismo Anni '70 di "Blue jeans" o "Lieto fine".

Campi lunghi generazionali, come nel caso di "Maledetto tempo", sulla paura di crescere, la canzone più canzone del disco, con lo zampino di Pietro Di Dioniso della band cult romana de I Mostri, che per melodia e costruzione deve tanto a Califano quanto a Baglioni (avrebbe dovuto accompagnare nel film di Alex Infascelli su Francesco Totti la scena dell'ultimo saluto all'Olimpico dell'ex capitano giallorosso, e non a caso poi la scelta è ricaduta su "Solo" dell'autore di "Questo piccolo grande amore"). Piani sequenza di personaggi bizzarri ed eccentrici come "Simone", uno che "prende la vita come viene / come fosse un cabaret", un fanfarone perdigiorno di quelli che puoi incontrare in quel microcosmo che è Trastevere a Roma: sarebbe piaciuta a Dalla. O più malinconici, come in "Che senso ha", dove ad andarsene con la giacca sulla spalla girando l'angolo lasciando "indietro dubbi e punti di domanda" è lo stesso Franco126. Carrellate in avanti, ad esempio "Vestito a fiori": "Guardi lontano / e intanto il tuo vestito a fiori appassito / si muove nel vento dei nostri respiri / e non ha un posto per te". Ma anche primi piani, come il sorriso a mezza bocca che sapeva di addio di "Blue jeans".

Lo stile di scrittura è ormai affinatissimo, personale e riconoscibile: tra i cantautori di nuova generazione under 30 è difficile trovarne uno che con i suoi testi riesca a competere con Franco126, per ricercatezza e cura delle parole, con quell'immaginario retro che sembra essere quasi una proposta alternativa alla cronaca del quotidiano dell'indie. È nelle immagini desuete che Federico Bertollini - è il suo vero nome - cerca il modo per stare fuori dal tempo e dalle mode, puntando ad essere - per citare il suo collega Calcutta, che canta insieme a lui nel singolo "Blue jeans" - "evergreen": "Ma pensa te è tutto qua / una réclame che vola via / e questa pioggia si stancherà / e il tempo corre sui fili del tram". 

Il lavoro su arrangiamenti e produzione di Ceri (alle session hanno partecipato anche Giorgio Poi, Colombre e Ramiro Levy dei Selton, alle chitarre), già al fianco del cantautore per "Stanza singola", impreziosisce tutto: in "Mutlisala" non ci sono solamente gli echi del cantautorato italiano Anni '70, da Califano in poi, ampiamente citati nel disco precedente, ma anche accenni di samba ("Simone", "Vestito a fiori"), funky ("Nessun perché"), pop ("Accidenti a te", con un giro di basso irresistibile). Per un disco che suona già come un grande classico.

TRACKLIST

01. Che senso ha (03:53)
02. Blue Jeans (feat. Calcutta) (04:00)
03. Miopia (03:31)
04. Simone (04:11)
05. Vestito a fiori (03:54)
06. Maledetto tempo (03:57)
07. Accidenti a te (03:34)
08. Nessun Perché (03:33)
09. Ladri di sogni (03:44)
10. Lieto fine (03:20)
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