«NOT YOUR MUSE - Celeste» la recensione di Rockol

In assenza di Adele, l'industria discografica ci prova con Celeste

Disco d'esordio della cantante inglese costruito per arrivare primo in tutte le classifiche. La bella voce di Celeste è al servizio sia di canzoni sofisticate sia di r&b mainstream senza anima. Disco uscito lo stesso giorno dell'esordio di Arlo Parks.

Recensione del 09 feb 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 7/10

La recensione

Probabilmente molti di voi hanno già ascoltato alcune canzoni di Celeste, senza però essere consapevoli che fosse lei. 
In effetti quello che andiamo qui a recensire è il suo disco d'esordio, ma le canzoni già lanciate dalla ragazza (vero nome Celeste Epiphany Waite, 26 anni, di origini giamaicane, nata a Los Angeles ma cresciuta nel Regno Unito)  sono stati temi musicali di film che sbancheranno durante la prossima notte dell'Oscar (“Il processo ai Chicago 7” e “Soul” della Pixar), di spot natalizi da milioni di visualizzazioni (quello del department store inglese John Lewis & Waitrose), oltre alle mille repliche “Stop this flame” come commento sonoro a servizi televisivi sportivi o lifestyle.


Eh sì, perché Celeste è da un paio d'anni che viene tenuta in caldo per il lancio globale ma, nel frattempo, aiutata da una potente macchina organizzativa che la inserisce con le canzoni giuste nei posti giusti (e a volte anche in situazioni imbarazzanti senza paracadute, come qui con Paul Weller)

Una proposta per il mainstream

Diciamoci la verità. La lunga assenza e i continui rinvii del ritorno di Adele stanno pesando molto all'industria discografica inglese e mondiale. Quindi è necessario trovare nuove sostitute che colmino, quantomeno temporalmente, il vuoto dell'adult contemporary pop creato dalla cantante londinese. BBC all'inizio del 2020 ha individuato in Celeste l'interprete giusta per coprire tale ruolo: un timbro molto interessante, con sfumature giamaicane che all'occorrenza possono aprirsi a soprano quando meno te l'aspetti, una voce capace di potenza e morbidezza, con una soulness non di forte impatto, ma che si fa apprezzare negli ascolti ripetuti. 
Ad aiutarla una bellissima canzone - “Strange”, uscita ormai due anni fa, contenuta qui in un edit ridotto – una ballata di quelle che tendono a rimanere nel tempo, e una sua

memorabile interpretazione ai Brit Award dello scorso anno. 
Ecco quindi che viene affiancata alla scrittura e alla produzione da Jamie Hartman, artefice del successo di un paio di anni fa di Rag'n Bone Man (quello di “Human”) con l'obiettivo di creare un vero album da classifica, di quello mainstream vecchio stile, che contenga brani da andar bene per il prossimo 007 e per la colonna sonora per l'amore infranto, la ballad giusta da matrimonio e il pezzo retro-soul moderno per chi ancora rimpiange Amy Winehouse.

Le canzoni del disco 

“Not your muse” parte con una doppietta perfetta: “Ideal Woman” e la già citata “Strange” sono due raffinatissime canzoni in cui emerge la Celeste più fragile e vulnerabile, ma di grande impatto, che da una parte mette a nudo le sue debolezze - “troppo orgogliosa, troppo rumorosa (…) potrei non essere la tua donna ideale” -  e dall'altra le difficili relazioni  (“Non è strano? / Come le persone possono cambiare / Da estranei ad amici / Amici in amanti / E di nuovo estranei”) su un arrangiamento molto sofisticato e delicato.

Troppo delicato per un disco che vuole riportare l'adult pop mainstream in cima a tutte le classifiche mondiali. Così ecco “Tonight tonight” e “Stop this flame” r&b leggero con il groove e il tormentone giusto per le sonorizzazioni che al secondo ascolto ce l'hai già in testa e al quarto non ne puoi già più. Ecco poi “Love is Back” che è la canzone che avresti voluto sentire cantare da Amy Winehouse e con un arrangiamento quasi al limite del plagio di Ronson e Dap Kings. Però poi arriva “Beloved” e il suo fascino .old fashion cinematografico tra “Blue Velvet” e altri standard del great american songbook. Il disco quindi è fondamentalmente un gran raccolta di pezzi di adult pop in cui si alternano ballad malinconiche di grande spessore (“A kiss”) e un pop molto standard e costruito dove la prima a non crederci pare proprio essere la stessa cantante che – sebbene co-autrice di tutte le canzoni - si lascia evidentemente guidare dalla ricca produzione, e quella sua voce spesso incerta si trasforma in quella di un pesce fuor d'acqua. 

L'inevitabile confronto con Arlo Parks

“Not your muse” è uscito il venerdì della scorsa settimana, lo stesso giorno di “Collapsed in Sunbeans” di Arlo Parks,  per una di quelle classiche consuetudini che amano fare i discografici inglesi e i media a supporto. Entrambe giovani donne afroamericane al loro disco d'esordio, entrambe osannate come la next big thing della musica inglese. La stampa pensa subito al confronto diretto, peccato però che “parlano” a due pubblici diversi: più teen e indie la Parks, più post-millennials e mainstream Celeste.

Per il momento la gara della classifica la sta vincendo Celeste arrivata direttamente in prima posizione (Arlo Parks terza), ma l'impressione è che le tutte le canzoni di “Collapsed...” saranno ascoltati nelle camerette e negli air pods dei ragazzi, i testi imparati a memoria e vissuti intensamente e a lungo, mentre molte tracce di Celeste si sentiranno soprattutto diffuse nei department store o come sonorizzazione di qualche puntata di "Grey's Anatomy".
Ci auguriamo che Celeste dal prossimo disco prenda in mano la situazione, magari con un lavoro meno ricco e sfarzoso, ma più personale. 

 

 

TRACKLIST

#1
01. Ideal Woman (03:43)
02. Strange - Edit (03:18)
03. Tonight Tonight (03:39)
04. Stop This Flame (03:29)
06. Not Your Muse (04:27)
07. Beloved (03:57)
08. Love Is Back (04:16)
09. A Kiss (03:58)
10. The Promise (03:45)

#2
01. Father's Son (03:17)
02. Lately (04:04)
04. Strange (04:15)
05. Unseen (03:49)
07. It's All Right - From "Soul"/Duet Version (02:49)
08. Hear My Voice (03:02)
09. I'm Here (03:25)
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