«THE TIMES - Neil Young» la recensione di Rockol

Neil Young, i tempi devono cambiare

Un mini album di canzoni di protesta suonate intorno al fuoco: in "The Times" il rocker canadese sferra un attacco frontale a Donald Trump, colpevole di essere una minaccia per l'America.

Recensione del 24 set 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

Il nemico ha un nome, un cognome e un mandato presidenziale. Non è certo il primo potente contro cui Neil Young punta il dito, ma nel caso di Donald J. Trump i toni dello scontro sono diventati sempre più aspri. Al punto tale che il rocker canadese, ormai da circa un anno cittadino USA a tutti gli effetti, ha deciso di rivolgersi al Tribunale Federale per impedire lo sfruttamento delle sua musica in sede di propaganda elettorale, così come di cantare al mondo il suo disappunto nei riguardi del contestato 45° presidente degli Stati Uniti.

La ruggine non dorme mai
La ruggine tra i due risale al 2015, quando il tycoon ha utilizzato per la sua campagna politica l’inno “Rockin' in the free world” senza l’approvazione di Young, che nel corso degli ultimi tempi non ha esitato a definirlo “una disgrazia per il paese”. Sotto questi influssi è arrivato il progetto “The Times”, mini album di sette brani acustici che raccoglie alcune delle più celebri canzoni di protesta dell’indomabile Neil, ri-registrate in presa diretta nel corso delle “Fireside Session” (ovvero i periodici appuntamenti live attorno a un falò, trasmessi dal proprio ranch, con i quali ha condiviso via web il suo lockdown) per dare un messaggio di speranza in una realtà sempre più bisognosa di attenzioni, a pochi mesi dalle nuove votazioni presidenziali.

Vecchie e nuove tensioni
Rivivono in questa forma le vibranti denunce di "Ohio", "Alabama" "Little wing" e "Southern man", scritte quasi mezzo secolo prima per altre congiunture politiche e adesso nuovamente in pista per un Paese da rimettere ancora una volta in discussione.

Collegandosi a un periodo storico in cui i temi caldi del Vietnam, della violenza dilagante e di una questione razziale mai risolta infiammavano la piazza, l’America contemporanea appare allo stesso modo in cerca di un nuovo equilibrio. Così, il movimento “Black Lives Matter”, la crisi scatenata dal Coronavirus e le questioni climatiche non hanno fatto altro che riaccendere una vecchia polveriera che Neil Young ha voluto mettere in evidenza in ogni sua stortura. “Questa denuncia non intende mancare di rispetto ai diritti e alle opinioni dei cittadini americani, che sono liberi di sostenere il candidato di loro scelta”, ha precisato il musicista, spiegando quindi i motivi della sua azione legale: “Tuttavia, il querelante in buona coscienza non può permettere che la sua musica venga usata come “sigla” per una campagna di ignoranza e odio contro gli americani”.

Tra esasperazione e spontaneità
Negli scricchilii delle corde e della cassa armonica di queste versioni decisamente spoglie si riaffaccia quindi quell’epoca tutta in divenire che l’allora ventenne Neil provava ad animare di coscienza civile e collettiva, seguendo esasperazione e spontaneità. Eppure, “The Times” è, come il suo titolo vuole suggerire, lo specchio del nostro tempo, fin troppo livido di incertezze tra un presente carico di interrogativi e un futuro pieno di difficoltà. In questo clima, il brano "Campaigner" appare come un confronto diretto tra Nixon e Trump, gettando quest'ultimo come una minaccia di gran lunga maggiore rispetto all'unico presidente dimessosi dalla carica, mentre Young sembra ormai pronto a riconciliarsi con la figura complessa dell’ex presidente: “Anche Richard Nixon aveva un'anima”.

La canzone da ascoltare
Ancora, in un programma sempre in bilico tra disillusione e fiducia, un’intima versione di “The times they are a-changin'” di Bob Dylan sembra suggerire una possibilità alle questioni che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare e poi, quasi a voler incoraggiare questo necessario cambiamento, ecco una nuova sferzante “'Lookin' for a leader” con un testo aggiornato ai nostri giorni per invitare gli americani a prendere consapevolezza del proprio ruolo verso il cammino democratico del Paese: “America has a leader building walls around our house. He don’t know Black Lives Matter/ And we got to vote him out.”

Specchio dei tempi
Senza mai peli sulla lingua, Neil Young è un cantastorie abituato a dire esattamente ciò che pensa e “The Times” non può essere che l’ultimo, per il momento, tassello di una lunga carriera in cui il leone canadese non ha mai smesso battersi per ciò che crede giusto. A suo modo, come sempre, seguendo solo i dettami di un cuore di hippie ribelle, quello stesso che, anche adesso, dopo mille battaglie, continua a lottare per quegli ideali di amore e libertà che insegue da una vita.

TRACKLIST

01. Alabama (03:00)
02. Campaigner (03:28)
03. Ohio (02:49)
04. The Times They Are A-Changin’ (05:01)
06. Southern Man (03:32)
07. Little Wing (04:45)
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