«ANGELHEADED HIPSTER: THE SONGS OF MARC BOLAN & T. REX - Various Artists» la recensione di Rockol

Marc Bolan, il guerriero elettrico in cilindro e paillettes

Nick Cave, U2, Elton John, Lucinda Williams, Joan Jett e molti altri rendono omaggio al frontman dei T. Rex nella compilation "Angelheaded Hipster" ideata dal produttore Hal Willner, all'indomani del suo ingresso nella Rock and Roll Hall Of Fame

Recensione del 08 set 2020 a cura di Marco Di Milia

La recensione

“La luce che brilla il doppio dura la metà”, amava ripetere quel saggio di Jimi Hendrix. E per un uomo di spettacolo come Marc Bolan un motto del genere non può di certo dirsi errato. Congedatosi da questo mondo in un tragico incidente stradale nel distretto londinese di Barnes, Bolan aveva inseguito il successo con ostinata dedizione fin dall’adolescenza, senza precludersi alcuna occasione per farsi conoscere. In questo modo, passando con disinvoltura tra i ruoli di strumentista, modello, poeta e persino di attore, il carismatico musicista britannico ha attraversato negli anni diverse fasi della sua carriera prima di imbracciare quella chitarra elettrica che, con i suoi T. Rex, in pratica non avrebbe mai più abbandonato.

Sogni di gloria
Si considerava un predestinato, il giovane Marc, e, a ben vedere, non ha avuto poi così torto: tra il ’70 e il ’72 era in classifica con quattro hit al numero 1 e altre tre in seconda posizione, alla conquista di fama, sterline e una pletora di amici del jet-set che conta. L’amico-rivale David Bowie, il produttore Tony Visconti, il dj inglese John Peel, ma anche Elton John e Ringo Starr - suo, stando a quanto riportano i crediti, lo scatto del primo piano per la copertina di “The Slider”, nello splendore di un bianco e nero sgranato con un iconico cilindro calcato in testa - e un Paul McCartney che ne riconosceva un’esplosiva potenzialità in grado di rincorrere di slancio i numeri dei Beatles. Marc sembrava aver raggiunto finalmente il sogno che aveva inseguito per tutta la vita. Eppure, la passione per la cocaina e una autostima piuttosto complessa avevano un potenziale distruttivo che l’artista non sembrava più in grado di reggere.
L’indifferenza generale con cui fu accolto l’album “Light Of Love” pensato appositamente per il pubblico statunitense aveva fatto sfumare il sogno americano, mentre nella vecchia Inghilterra c'era da incassare una serie di tonfi discografici che amplificarono il proverbiale caratteraccio. Malgrado una salute compromessa dagli stravizi, con la nuova compagna Gloria Jones, Bolan recuperò la serenità e pure la classifica con “Dandy In The Underworld” per poi raggiungere perfino la tv con la conduzione del programma “Marc”, ritrovando buona parte della popolarità del suo periodo d’oro. Sembrava finalmente l’alba di un nuovo inizio, ma lo scoppio di uno pneumatico della Mini GT viola su cui viaggiava - da passeggero, visto che non aveva mai preso la patente per la sua paura delle auto - mise fine a ogni possibile speranza il 16 settembre 1977, lasciando però intatta una leggenda che prosegue fino ai giorni nostri.
Così proprio all’indomani dell’ingresso di Marc Bolan nella Rock and Roll Hall Of Fame e a cinquant’anni dal primo singolo dei T. Rex, ecco che, sotto la supervisione del produttore Hal Willner, scomparso lo scorso aprile a causa di complicazioni legate al Coronavirus, ha preso forma il tributo “Angelheaded Hipster”, doppio album che raccoglie ventisei brani interpretati da elementi di primo e di primissimo piano del panorama musicale internazionale. U2, Elton John, Nick Cave spiccano in una scaletta che, tra i tanti nomi blasonati, vede la presenza di Julian e Sean Lennon, Joan Jett, Lucinda Williams, Father John Misty, Devendra Banhart, Gavin Friday, Marc Almond, Beth Orton, Will Farrell, Kesha e molti altri ancora.

Il cast stellare, tra luci e ombre
Prendendo in prestito per il suo titolo un verso della poesia “Howl” di Allen Ginsberg - “Angelheaded hipsters burning for the ancient heavenly connection to the starry dynamo in the machinery of night...” - la compilation è piuttosto rappresentativa dell’intera carriera di Bolan, coprendo ovviamente con misura maggiore la ribellione elettrica abbracciata dai T. Rex, senza esclusione però delle esperienze mistico-folk dei Tyrannosaurus Rex - precedente incarnazione a due dell’attività musicale di Marc - fino ad arrivare a una “Hippy gumbo” che costituisce una delle prime produzioni pubblicate dal folletto londinese. Il materiale, vista la quantità di artisti coinvolti è per forza di cose vario, ma mantiene, secondo le intenzioni di Willner, l’esigenza di delineare con forza la capacità compositiva di Bolan, andando oltre l’immagine della star glitterata che incarnava. Lasciando quindi lo stupore a pochi selezionati episodi, il programma presenta ventisei brani piuttosto eterogenei che, pur accusando qualche momento di inevitabile stanchezza, offre tutto lo spazio necessario per dare una nuova vita a brani concepiti mezzo secolo or sono.

È il caso di “Life’s a gas” che nelle corde di Lucinda Williams sembra uscita dalle stesse tribolazioni del suo ultimo “Good Souls Better Angels” pubblicato appena quattro mesi fa, oppure, all’opposto, di una festaiola “Metal guru” offerta da Nena, la star tedesca di “99 luftballoons”. Ancora, se Joan Jett riprende “Jeepster” con consumato mestiere, Kesha spinge all’eccesso l’enfasi di una robusta “Children of the revolution” in compagnia di Rolan (il figlio di Marc) e Wayne Kramer degli MC5. Peaches trasforma “Solid gold, easy action” in pulsante electropop e Father John Misty si appropria di “Main man” portandola nel proprio territorio in bilico tra folk e religiosità, mentre Marc Almond in “Teenage dream” lascia entrare i suoi migliori incubi kitsch. Al progetto inoltre partecipano, praticamente in sequenza, entrambi i figli di John Lennon, Sean insieme a Charlotte Kemp Muhl per una irresistibile “Mambo sun” dalla carica quasi erotica e Julian con Victoria Williams in una più intima “Pilgrim’s tale”. Il nome dell’ex beatle compare inoltre - citato nel testo - in “Ballrooms of Mars”, trasformata da Emily Hayes in un brano che cita apertamente la trama di “Mind games”, opera dello stesso John.

La canzone imperdibile
Se da una parte sono in maggior misura le artiste femminili a fare proprie le suggestioni di Bolan e gli U2 accompagnati al piano da Sir Elton - testimone unico di quell’epoca - ricalcano le dinamiche della super hit “Bang a gong” senza correre troppi rischi, la “Cosmic dancer” resa da Nick Cave, svetta sull’intero repertorio. Un’intensa ballata al piano dai registri profondi, ricca di tensioni e silenzi, sostenuta da una orchestrazione in grado di riempire gli spazi di una malinconia a tratti palpabile, si dimostra il vero capolavoro dell’album.

Glamour, ma non troppo
Per entrare nella leggenda da grande protagonista Marc Bolan ci ha messo tutto sé stesso, tanto che la parata di “Angelheaded Hipster” per la sua natura composita riesce a cogliere solo parte di quell’energia glamour che caratterizzava una personalità alquanto complicata. Allo stesso modo però la raccolta è rappresentativa anche dell’eccentrica figura di Hal Willner, qui alla sua ultima impresa terrena, che da navigato professionista di tributi qual era, da Charles Mingus a Thelonious Monk passando per Walt Disney, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a dare forma al progetto passando da uno studio all’altro del globo per assemblare arrangiamenti e partiture in compagnia di strumentisti come Marc Ribot, Bill Frisell, Van Dyke Parks, etc etc. Rielaborando la mitologia di Marc Bolan, il produttore si è trovato così a fare i conti con le sfavillanti luci di pop e rock, come di surf, punk, R&B, boogie, psichedelia e pure con una sfrontata teatralità che si propaga nella sua opera finale con la stessa impossibile strabordanza dell’artista che ha voluto omaggiare.

TRACKLIST

01. Children of the Revolution (02:35)
02. Cosmic Dancer (05:54)
03. Jeepster (03:57)
04. Scenescof (02:36)
05. Life's a Gas (04:03)
06. Solid Gold, Easy Action (02:19)
07. Dawn Storm (05:07)
08. Hippy Gumbo (03:05)
09. I Love to Boogie (03:30)
10. Beltane Walk (03:38)
11. Diamond Meadows (03:51)
12. Ballrooms of Mars (06:16)
13. Main Man (03:22)
14. Rock On (04:14)
15. The Street and Babe Shadow (03:40)
16. The Leopards (04:18)
17. Metal Guru (02:27)
18. Teenage Dream (05:54)
19. Organ Blues (04:24)
20. Planet Queen (04:36)
21. Great Horse (01:52)
22. Mambo Sun (04:16)
23. Pilgrim's Tale (04:09)
24. Bang a Gong (Get It On) - Reprise (02:38)
25. She Was Born to Be My Unicorn / Ride a White Swan (04:19)
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