«LOVELESS - My Bloody Valentine» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "Loveless" dei My Bloody Valentine

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “Capolavori”

Recensione del 02 set 2020

Voto 10/10

La recensione

All’incirca 250 000 sterline: a tanto ammonta lo stratosferico conto presentato alla Creation per la registrazione di LOVELESS.

Abbastanza da fare rischiare la bancarotta all’etichetta di Alan McGee e ci vorranno gli Oasis per rimetterne a posto i disastrati bilanci. Il pop con le chitarre più conformista degli anni ’90 finirà dunque per pagare le spese di quello più ispido. L’ambizione di LOVELESS, secondo album della compagine (formatasi a Dublino ma domiciliata a Londra) capitanata da Kevin Shields, che esce a tre anni dall’eccelso debutto ISN’T ANYTHING (prima ancora e in mezzo una lunga teoria di EP e mini), è smodata: creare un incrocio fra PET SOUNDS e METAL MACHINE MUSIC. Come se l’avesse prodotto Phil Spector! Impresa già abbozzata nella canzone che apriva il secondo lato dell’esordio, quella "Feed Me With Your Kiss" che avrebbe piuttosto potuto essere intitolata Feedback Me With Your Kiss. Polpa melodica succosissima in una scorza di urlanti chitarre in distorsione con un andamento ritmico che rende facilmente comprensibile il perché i My Bloody Valentine fossero al tempo la band preferita di Bob Mould.

Parte da lì, LOVELESS. Ancora più eterea, però, la voce di Bilinda Butcher, galleggiante su vortici di elettriche ondivaghe. Come una Liz Fraser ingaggiata dai Jesus And Mary Chain per rifare "Sister Ray". Estasi dolorosa, tenerezza sadomaso, dolce ipnosi. LOVELESS si arrampica nelle classifiche britanniche fino alla ventiquattresima piazza, non abbastanza da confortare la Creation ma comunque un risultato sorprendente per un lavoro non certo per tutte le orecchie. La critica è invece unanime: un capolavoro. Il tempo trascorso non muta e semmai rafforza il giudizio della prima ora. Sui solchi di questo disco si continua a tornare ossessivamente, alla ricerca dell’intarsio sfuggito nelle cento precedenti frequentazioni. Come intimiditi dalla grandezza di quanto da loro stessi forgiato, i My Bloody Valentine impiegheranno ventidue anni a dargli un seguito, con l’ottimo ma naturalmente “già sentito” M B V.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

01. Only Shallow (04:18)
02. Loomer (02:38)
03. Touched (00:56)
04. To Here Knows When (05:31)
05. When You Sleep (04:11)
06. I Only Said (05:34)
07. Come In Alone (03:58)
08. Sometimes (05:19)
09. Blown a Wish (03:36)
10. What You Want (05:33)
11. Soon (07:01)
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