«ELBOWROOMS - Elbow» la recensione di Rockol

Le canzoni della quarantena degli Elbow

Gli album con le registrazioni casalinghe del lockdown sono ormai un genere a parte, e questo è uno dei migliori

Recensione del 22 giu 2020 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I "dischi della quarantena" sono ormai un genere musicale a parte. Purtroppo, però, praticamente nessuno ha seguito l'esempio di Charli XCX, che ha pubblicato per prima un album intero e inedito inciso durante il lockdown. Mi viene in mente praticamente solo le "12 Songs From Home" di Ludovico Einaudi e "Suite: Aprile 2020" di Brad Mehldau, entrambi album di solo piano. 

Le altre pubblicazioni sono come quelle di cui vi abbiamo parlato, raccolte delle sessioni casalinghe o dei concerti che spesso abbiamo visto sui social - ne cito un altro appena uscito: la versione acustica dell'ultimo album di Jason Isbell, "Reunions":  la registrazione dello show di presentazione andato in in diretta streaming, pubblicato su Bandcamp settimana scorsa per raccogliere fondi per Black Live Matters.

In questo contesto, forse il disco migliore è quello degli Elbow: #Elbowrooms era il titolo della rubrica periodica, con cui i membri della band che rivisitavano le loro canzoni separati nelle loro stanze. Video non originali nell'impianto - quanti ne abbiamo visti di questo genere, con lo "split screen" e la sincronizzazione di strumenti diversi e riprese diverse ?- ma stupendi, musicalmente.

Il paradosso è che gli Elbow solo due mesi fa, in pieno lockdown, hanno pubblicato un altro album, un live acustico, ma questo suona meglio. "Live at the ritz" era la presentazione dell'ultimo album "Giants of all sizes" ma manteneva comunque una parte della grandeur sonora della band. "#Elbowrooms" punta tutto invece sulla dimensione minimale delle delle canzoni, andando anche a pescare brani minori del repertorio, come "Scattered Black and Whites" e "Puncture Repair". Poi, certo, ci sono "Magnificent (She Says)" e "Lippy Kids", oltre a "Weightless" (il brano più bello dell'ultimo disco), e si vola: classici della scrittura pop-rock inglese degli ultimi 20 anni, riletti in una versione essenziale, ma senza perdere la classe e le soluzioni sonore sofisticate.

In altre parole: se amate gli Elbow, assolutamente da ascoltare. Se non li conoscete - rimane sempre il paradosso che in Inghilterra sono delle star, fuori molto molto meno -un'altra ottima occasione per innamorarvi di loro.

 

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