«AMENDS - Grey Daze» la recensione di Rockol

“Amends”, in memoria di Chester Bennington: il ricordo è il paradiso da cui nessuno può essere cacciato

I Grey Daze, la band fondata dal compianto leader dei Linkin Park, ha dato alle stampe un nuovo progetto discografico composto da undici tracce in cui si può riascoltare la sua voce in tutta la sua potenza.

Recensione del 27 giu 2020 a cura di Claudio Cabona

La recensione

“Amends” è la chiusura di un cerchio, figlia di un’amicizia speciale, che ha saputo andare oltre la morte. L’album è una vera e propria riunione dei Grey Daze, la prima band in cui ha militato Chester Bennington che, poco prima di togliersi la vita nel 2017, aveva annunciato di voler riunire. Gli altri membri del gruppo, Sean Dowdell alla batteria, Mace Beyers al basso e Cristin Davis alla chitarra, con il consenso dei genitori e della vedova dell’ex cantante dei Linkin Park, Talinda Bennington, hanno deciso di procedere con il progetto, nel segno di un profondo ricordo dell’amico. Perché il ricordo è l’unico paradiso da cui nessuno può essere cacciato. E così hanno selezionato diverse tracce dall’insieme di registrazioni, in buona parte sconosciute, realizzate nella metà degli anni ’90 e hanno realizzato nuove parti strumentali per accompagnare la voce rimasterizzata di Chester.

Il risultato è un album interamente risuonato in cui il timbro vocale di Bennington, già maturo nonostante siano canzoni di età giovanile, emerge in tutta la sua potenza e versatilità. Ma questa non è certo una novità: uno degli aspetti più interessanti dell’album, in realtà, sono i testi delle undici canzoni. Introspettivi, oscuri, talvolta venati da luci di riscatto, sempre densi e vibranti a livello autorale. Alcuni sembrano profetici, ma non bisogna commettere l’errore di approcciarsi ad “Amends” accecati dalla ricerca di un mito a tutti i costi: l’album è una raccolta limpida e viscerale di momenti passati da un giovane artista a inizio carriera, che sembra ancora lì, a suonare e a scrivere canzoni con gli amici di sempre. “Amends” è ricco di pensieri e aneddoti di vita che Bennington ha trasformato in musica, qualche anno prima di diventare il leader dei Linkin Park. Alcune delle canzoni simbolo dell’album sono accompagnate da video, che alimentano il viaggio nel tempo: “What’s In The Eye” mostra filmati live della band, con un giovane Chester dai capelli lunghi nel ruolo di frontman. “Sickness” racconta la storia di Sean Dowdell, il vero artefice di “Amends”, che diventa un “fratello maggiore” per proteggere Chester dai bulli. “Sometimes” è una dimostrazione della potenza espressiva dei testi di Chester, proprio come “Morei Sky” e “B12”, due tracce fra le migliori del disco. Si tratta di pezzi che parlano di sconfitta, di rivincita, dell’eterno conflitto fra l’uomo e la realtà, quella che poi ha schiacciato sotto il peso della disperazione una delle voci più rappresentative della storia recente del rock.

Non mancano diversi ospiti che hanno contribuito alla creazione di questo album: “Head ”Welch e James “Munky” Shaffer (Korn), Paige Hamilton (Helmet), Chris Traynor (Bush, Helmet, Orange 9MM), LP (Laura Pergolizzi), Jaime Bennington, il figlio di Chester che ha curato il video di “B12”, Jasen Rauch (Breaking Benjamin), Marcos Curiel (P.O.D.) e Ryan Shuck (Orgy). Un documentario in otto parti, intitolato “The Making of Amends”, racconta il processo che ha portato alla realizzazione del progetto ed è un ulteriore sguardo sulla vita e sull’arte di un compianto Chester Bennington.

 

TRACKLIST

01. Sickness (02:51)
02. Sometimes (03:26)
03. What's In The Eye (03:25)
04. The Syndrome (03:49)
05. In Time (03:54)
06. Just Like Heroin (03:25)
07. B12 (03:33)
08. Soul Song (04:06)
09. Morei Sky (03:52)
10. She Shines (03:35)
11. Shouting Out (03:19)
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