«C P R - CPR» la recensione di Rockol

Il nome di questa band è CPR

Escono le ristampe dei quattro album - due in studio e due dal vivo - della band formata da David Crosby, Jeff Pevar e James Raymond.

Recensione del 28 mag 2020 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

La storia è abbastanza datata, ma vale sempre la pena di essere raccontata. E' la storia di David Crosby, uno degli eroi più immediatamente riconoscibili della controcultura hippie di fine anni sessanta/primi settanta. Uno che ha vissuto straordinarie avventure musicali chiamate Byrds e Crosby, Stills & Nash e anche, in un secondo tempo, con l'aggiunta di Neil Young, CSN &Y. Uno che ha sperimentato viaggi in mondi altri e che a un certo punto, negli anni Ottanta, quel metaforico molto viaggiare lo ha portato lontano dalla musica e molto vicino all'inferno. Dopo un paio di album solisti, "Oh Yes I Can" (1989) e "Thousand Roads" (1993), e un trapianto di fegato, a dare il via alla rinascita artistica e personale di Croz (che per buona fortuna prosegue a tutt'oggi), nella seconda metà degli anni Novanta arriva l'esperienza denominata CPR. Il cui nome è il risultato dell'acronimo dato dalla lettera iniziale del cognome dei tre componenti: Crosby, Pevar e Raymond.

David Crosby a metà degli anni Novanta ritrova il figlio James Raymond (dato in adozione alla nascita, nel 1962) e scopre di avere con lui una grande affinità artistica, a loro si unisce il chitarrista Jeff Pevar e la ciambella riesce con il buco. Il trio non ebbe lunga vita, ma ha lasciato in eredità due album registrati in studio – "CPR" (1998) e "Just Like Gravity" (2001) - e altri due registrati dal vivo – "Live at Cuesta College" (1998) e "Live at the Wiltern" (1999). L'occasione per tornare a parlare di questa formazione è data dalla recente ristampa in digitale dei quattro dischi citati, cui farà seguito la loro pubblicazione anche in CD il prossimo 31 luglio. Occasione per tornare a parlarne e, soprattutto, per tornare ad ascoltare le precise melodie in sapore di West Coast con, a contorno, decise spruzzate di jazz incatenate mani e piedi dalle eccellenti armonizzazioni vocali, senza dimenticare venature folk e psichedeliche. Il brano che apre "CPR", "Morrison", è il primo che i due scrissero insieme e che presentarono dal vivo nel 1997. I CPR e l'eponimo disco d'esordio – ma ancor di più il successivo "Just Like Gravity" – sono merce preziosa, anche se la magia, quella vera, si materializzava in tutta la sua grandezza, regalando stupore, dal vivo, sul palco.

David Crosby ha recentemente riconosciuto l'importanza fondamentale dei CPR nella sua parabola artistica con queste parole:"I CPR mi hanno mostrato che il mondo di CSN&Y stava diventando vecchio e statico, mentre io dovevo continuare a muovermi. In me c'era molta musica diversa che aveva bisogno di spazio per crescere e svilupparsi. I CPR sono stati il modo di ritrovare mio figlio James e di capire abbastanza in fretta che lui era un musicista anche migliore di me e che stava rapidamente diventando il miglior partner di scrittura che avessi mai avuto. I CPR avevano una meravigliosa chimica che ora è alla base della band di Sky Trails (album solista di Crosby pubblicato nel 2017, ndr). Non credo che molte persone abbiano ascoltato questi dischi e penso che siano alcuni dei migliori lavori in cui sono stato coinvolto. Buon divertimento".

Crosby dopo l'esperienza con i CPR, conclusasi nel 2004, ha pubblicato, ad oggi, altri quattro album solisti, e gode, a quasi ottant'anni di età, di una vitalità artistica invidiabile. Se lo troviamo in queste condizioni, buona parte del merito va proprio a quella manciata di anni trascorsi con i CPR e sarebbe ingiusto, oltre che totalmente errato, considerarli un capitolo marginale nella sua discografia. Ascoltare per credere.

TRACKLIST

01. Morrison (04:45)
02. That House (05:25)
04. At the Edge (04:21)
06. Rusty and Blue (07:35)
07. Somehow She Knew (07:05)
08. Little Blind Fish (03:37)
09. Yesterday's Child (04:00)
C P R CPR Rock
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