«AFTERGLOW - Dot Allison» la recensione di Rockol

Dot Allison - AFTERGLOW - la recensione

Recensione del 11 mag 2000

La recensione

E’ stata la cantante degli One Dove, uno dei gruppi di culto di quella musica da post-club, da post-ecstasy che gli adepti chiamano “chill out”. Ha cantato insieme ai Death In Vegas. Insieme a Beth Orton è considerata la nuova regina della scena dance inglese (ora che Bjork è ormai latitante da anni). Se si scorrono le note di copertina di “Afterglow”, questo suo album d’esordio da solista, c’è da impressionarsi. Sì, perché “Morning sun”, ad esempio, è scritta con i Death In Vegas. Kevin Shields, chitarra e mente illuminata di My Bloody Valentine (uno dei gruppi più geniali dell’indie rock inglese) suona la chitarra in “Message personnel”. BJ Cole, finita la collaborazione con Luke Vibert, si è prestato a suonare la slide guitar in “Tomorrow never comes”. Mani, bassista dei Primal Scream (in passato negli Stone Roses) suona il basso in “Colour me”. Insomma, è una parata di stelle; anzi, è una parata di artisti con credibilità da vendere quella che si è radunata attorno a Dot, a confermare quanto questa stella della scena underground inglese sia amata e corteggiata. E infatti, musicalmente “Afterglow” è un disco quasi ineccepibile. Un classico del chill out. Ballate in bilico tra trip hop e folk, astratte sonorità in odore di ambient, ritmiche quasi mai invasive, tessiture di suoni che rimandano alla psichedelia (i loop di chitarre sono spesso presenti nei brani dell’album) e all’ambient. Quello che non convince è proprio la voce di Dot Allison. Se infatti in passato la sua voce era comunque servita - più che come entità melodica - come qualcosa da campionare, manipolare, decostruire e poi ricontestualizzare in un involucro astratto, qui Dot si propone come vera e propria cantante. In alcuni casi (“Message personnel” e la bellissima “Morning sun”, il pezzo più riuscito dell’album) la voce di Dot sembra diventare tutt’uno con quelle astrazioni ambient folk di cui è disseminato l’album. Molto spesso invece, un po’ per la presenza di un piano un po’ troppo “melò”, un po’ per la natura zuccherosa e in alcuni momenti monocorde della sua voce, Dot sembra troppo sopra le righe. Una cantante pop/folk che si è intromessa in un ambiente troppo etereo per essere “infettato” da presenze e linguaggi umani come quello di una vocalist.
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