«LA VIDA QUE VENDRA' - 99 Posse» la recensione di Rockol

99 Posse - LA VIDA QUE VENDRA' - la recensione

Recensione del 10 mag 2000

La recensione

Sono molto avanti i 99 Posse, rispetto alla media di quello che si produce musicalmente in Italia. Lo dimostrano con questo album dal sound decisamente all'avanguardia nell'elettronica, abbinato a testi che sono ora fotografie senza censure di storture sociali, ora analisi sociologiche degne di un manuale. Una combinazione - quella tra un suono che pesca dal meglio dell' avanguardia internazionale, e testi che dipingono la realtà di un paese pieno di contraddizioni, come l'Italia - che è una vera boccata di aria fresca, in un panorama musicale che tende sempre più al ripiegamento su temi minimalisti, all'autoreferenzialità, all'individualismo e alla smussatura, anche musicale, degli spigoli e delle occasioni di conflitto. Lo scontro non spaventa i 99 Posse: è la loro quotidianità di musicisti per cui la musica è il supporto di un messaggio di critica al sistema. Ma, badate bene, nonostante la musica sia un mezzo, non è mai sacrificata né messa in secondo piano. E' un tutt'uno con il suo messaggio, e, a sua volta, propone un recupero di ispirazioni che vengono dal passato mescolate con la modernità più spinta, a testimonianza che è possibile essere parte integrante del mondo di oggi senza perdere di vista quei valori di libertà, uguaglianza, fraternità, oggi messi a rischio da uno sviluppo che - lo dice anche il Papa, non solo i vetero-comunisti - mette a rischio la dignità dell' individuo.
Il discorso che i 99 Posse sviluppano in questi 74 minuti di musica vuole parlare a un pubblico ampio, a chiunque, in fondo, si trovi oggi a disagio in una società governata sempre più dalle regole dei sondaggi e del marketing. Un mondo che ha perso la memoria di parole che per i 99 Posse, invece, non sono mai state così attuali. Si parte con il trascinante prologo di "Comincia adesso" ("Comincia adesso a gridare tutta la rabbia che c'hai nel corpo no, non la trattenere, comincia adesso a ricordare, ancora non è troppo tardi per incominciare il futuro"); per poi trovarsi immersi, inaspettatamente, nelle atmosfere dub di "Sfumature" che mettono in evidenza la bravura di Meg, che trasforma la sua voce in una carezza jazz. Un brano, questo, che si fa riflessivo nel testo recitato dalla voce di Zulu: "C'è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo, e lì in mezzo siamo noi coi nostri mondi in testa tutti ostili e pericolosamente confinanti, siamo noi un po' paladini della giustizia un po' pure briganti, siamo noi spaccati e disuguali, siamo noi frammenti di colore, sfumature dentro a un quadro da finire". Il singolo "L'anguilla" ci riporta invece ad atmosfere più tese, con le parole che si susseguono col ritmo di una mitragliata: un brano che è il manifesto di una filosofia di vita da irriducibili ("Non mi avrete mai come volete voi"). "All'antimafia", con un inizio "sceneggiato", si prende gioco a ritmo reggae dei poliziotti che trattano come criminali chi al massimo si fa una canna. Decisamente rock le sonorità di "Esplosione imminente", triste quadro della guerra tra poveri ormai in atto e testimoniata dalle richieste sempre più pressanti di "tolleranza zero". Tra i pezzi forti dell'album, "Yankee go home" dove l'elettronica è messa al servizio di un brano chiuso da un'imperdibile campionatura della voce di Cossiga che rivendica gli accordi nucleari da lui stretti con gli Usa senza passare dal Parlamento. Ci sono poi lo scanzonato rap di "Comuntwist", ovvero: cosa vuol dire essere oggi comunisti, e la ballata "Povera vita mia", preceduta da un canto popolare del Cilento (poi ripreso nel brano da Meg), sul lavoro che oggi non solo non è più un diritto ma fa tanti morti quanti una guerra, complice una legislatura tappabuchi (vedi il lavoro interinale) che alimenta lo sfruttamento: "Il lavoro interinale non è altro che una prestazione occasionale di lavoro manuale non qualificato, esattamente il caso in cui il rischio d'incidente sul lavoro è quintuplicato, e tutto questo non è capitato, ma è stato pensato, progettato e realizzato dal padronato, in combutta con l'apparato decisionale dello stato, per il quale la vita di un proletario non vale - non dico niente. ma sicuramente non vale il costo di un' assunzione regolare. con tanto di corso di formazione professionale". Padronato, proletario: sono alcune delle parole che, come il termine disoccupato, si ha la tendenza oggi a evitare nei discorsi pubblici. Ma i 99 Posse non hanno paura di essere fuori moda e per questo chiudono il disco con una cover niente meno che degli Inti Illimani, anzi, con il loro inno, l 'inno di generazioni di comunisti, "El pueblo unido", riletto in chiave hip-hop, con l'augurio che "serà mejor la vida que vendrà".
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