«COME TO WHERE I'M FROM - Joseph Arthur» la recensione di Rockol

Joseph Arthur - COME TO WHERE I'M FROM - la recensione

Recensione del 02 mag 2000

La recensione

I presupposti per apprezzare questo Cd ci sono tutti: Joseph Arthur è uno spirito libero, vive da tempo a New York dove, girando per la città, viene a conoscenza delle storie che poi ama riscrivere nei testi delle sue canzoni. Ama – ed è riamato da – Ben Harper, del quale ha aperto i concerti e insieme al quale rappresenta la wave crescente della canzone d’autore ispirata a influenze disparate come soul, bluegrass, country, rock, R’n’B. Inoltre, se tutto ciò non dovesse bastare, Arthur incide con la Real World di Peter Gabriel, etichetta che gode presso il circuito di appassionati di un seguito quasi dogmatico. Insomma, dovremmo essere alle prese con uno da standing ovation, e invece succede con questo “Come to where I’m from” quello che era già successo con il precedente “Big city secrets”, e cioè che c’è qualcosa che non convince a fondo. E che, riassunto in una sola parola, si chiama ‘canzoni’. Su questo album ci sono cose eccellenti, come l’iniziale “In the sun” – non a caso scelta anche da Peter Gabriel per essere cantata sull’album tributo alla Principessa Diana (!) – e la conclusiva “Speed of light”, una ballad che farebbe rabbrividire di bellezza chiunque, mentre sono buone anche canzoni come “History”, “Cockroach”, “The real you”. Il punto però è che, purtroppo, per la quantità di carne messa al fuoco, le cose memorabili rimangono pochine. Il che significa che per chi scrive questo non è un album da ascoltare e riascoltare. Però è anche vero che se Joseph si muove sulle stesse coordinate di Ben Harper, altro artista che viene amato a dismisura oppure altrettanto smisuratamente ignorato: e che quindi è bene dare per una volta anche il beneficio del dubbio e pensare che magari, chissà, forse è il recensore – che peraltro è un discreto fan di Ben Harper - a non capire a fondo questo disco. Insomma, dispiace non celebrare un disco che partiva con i presupposti citati sopra, ma d’altra parte le intenzioni e gli auspici sono una cosa, e le canzoni un’altra: “In the sun”, “Speed of light” portatevele via, il resto lasciatelo lì dov’è.
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