«L'EPD'AMORE - Young Signorino» la recensione di Rockol

"L'epd'amore": Young Signorino si è trasformato di nuovo

Il rapper continua la ricerca di un'identità artistica ben precisa

Recensione del 28 ott 2019 a cura di Riccardo Primavera

La recensione

Quello di Young Signorino è stato indubbiamente uno dei fenomeni più discussi degli ultimi anni della musica italiana. Arrivato come un lampo, inaspettato e fragoroso, ha travolto pubblica, critica e opinione pubblico con un turbinio di apparente follia e nosense, unito ad un sound fuori dalle righe e ad un personaggio a tratti incomprensibile. Il clamore mediatico generato da brani quali “La danza dell'albulanza” e “Mh ha ha ha” è stato enorme, così come le attenzioni internazionali attirate dal progetto, finito anche sui canali social di un'estasiata Dua Lipa. Nel mezzo, una pioggia di critiche, anche feroci, l'incredulità di tanti, l'infatuazione di altrettanti. Tra il 2018 e il 2019 però il suo percorso cambia, Young Signorino si allontana da alcuni degli aspetti più estremi del proprio personaggio, esce da determinati circuiti, sceglie la via dell'indipendenza per poter plasmare un'estetica ancora più unica, ancora più personale, ancora più – probabilmente – indecifrabile. Nascono così i due ep “Total Black” e “L'epd'amore”.

Anche per “L'epd'amore”, Young Signorino sceglie di non collaborare con nessuno. Zero featuring, nessuna voce esterna al microfono, nessun immaginario da condividere o da cercare di far convivere con il proprio. Alle produzioni invece troviamo la firma di Vincenzo Di Bacco, quel “Dbackinyahead” già protagonista di produzioni non solo per lo stesso Signorino, ma anche per Taxi B, per gli FSK – tra le tante, “Melissa P” - e altri ancora.

Non è mai facile analizzare un progetto di Young Signorino, che si tratti di un ep o di un solo singolo, e questo “L'epd'amore” non fa assolutamente eccezione. Dieci minuti e poco più di musica, spalmati su 5 tracce, per un ascolto rapido e scorrevole, che arricchisce la connotazione dell'artista ma allo stesso tempo non rende più facile comprenderne a fondo la figura, anzi.

Questo lavoro si fonda su basi musicali solide, grazie all'ottimo lavoro del produttore, che nonostante le poche produzioni a disposizione riesce ad essere vario e coerente allo stesso tempo. Le atmosfere variano da quelle ipnotiche di “Burrocacao rosa” al bounce da club di “Che te ne pare” - aiutata da un ritornello incredibilmente catchy, che si fissa subito in testa -, strizzando l'occhio all'approccio più scuro alle strumental trap, un approccio che pochissimi hanno tentato in Italia. Signorino invece si rivela essere il solito enigma, criptico e a tratti incompensibile, dalle immagini sfuggenti e dai messaggi latenti. Sembra rivendicare a più riprese l'originalità del proprio personaggio, attaccando quanti hanno cercato di copiarlo, lanciandosi poi in voli pindarici che lasciano l'ascoltatore senza punti di riferimento; parole, immagini e versi si alternano in rapida successione, senza soluzione di continuità, facendo però sempre attenzione a lasciare molto spazio anche alla musica.

“L'epd'amore” risulta essere un progetto in grado di tradurre in suoni la nuova estetica di Young Signorino: meno provocatoria, più solida. Meno folle, più attenta a dare più spazio alla musica che alle chiacchiere. Potrà piacere o meno, sicuramente non spaccherà il pubblico come agli esordi, però finalmente ha un'identità propria e non solo di facciata.

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