«ONCE UPON A MIND - James Blunt» la recensione di Rockol

James Blunt si mette (di nuovo) a nudo - la recensione di “Once upon a mind”

Il cantautore di “You’re beautiful” ha giocato la carta dell’onestà per scrivere le canzoni del suo nuovo album in cui affronta tematiche personali tra ballad e pezzi pop, con un ritorno alle origine dell’artista britannico

Recensione del 28 ott 2019 a cura di Elena Palmieri

La recensione

James Blunt è il cantautore di “You're beautiful”; la voce di “Wisemen” è il suo marchio di fabbrica e lo stesso artista britannico è consapevole che la sua immagine sia legata al suo esordio discografico “Back to bedlam” (oltre che al suo ironico profilo social, in cui si prende gioco dei suoi detrattori). Da quel primo album del 2004 Blunt, disco dopo disco, è andato a perdere di originalità e “The afterlove” del 2017 ne è stato una prova. Per il nuovo disco “Once upon a mind” l’artista inglese - che vive a Ibiza - ha fatto marcia indietro, come lui stesso ha raccontato: è ricorso allo stile delle origini per recuperare l’onestà che ha caratterizzato la scrittura delle canzoni del suo lavoro in studio di debutto.

Nella realizzazione del suo sesto album James Blunt ha intrapreso un viaggio introspettivo e per i testi delle canzoni gli si riconosce il merito di aver giocato a carte scoperte, di essersi messo a nudo, scelta rappresentata anche dalla copertina. Un aspetto, questo, che pone quasi in secondo piano le scelte stilistiche e musicali dei pezzi di “Once upon a mind” che mancano di novità. L’album è un intreccio di brani che riprendono il sound già sperimentato nei dischi precedenti: produzioni pop che strizzano un’occhio alla dance e all’elettronica (la canzone “5 miles” ne è un esempio), si intervallano a ballad in cui Blunt ricopre il ruolo di cantautore sensibile.

In “Once upon a mind” James Blunt canta di situazioni personali, riflette sulla sua carriera d’artista e affronta vicissitudini legate alla sua famiglia. Il cantante racconta del suo rapporto con la moglie e le dedica i pezzi “The truth” - la prima canzone dell’album caratterizzata da sonorità pop e dance con elementi, alla lontana, folk - e “Cold”, il singolo con riferimenti proprio al video di “You're beautiful”.

“So, daddy, won't you just close your eyes? / Don't be afraid, it's my turn / To chase the monsters away.” (Allora, papà, non puoi semplicemente chiudere gli occhi? Non avere paura, è il mio turno di cacciare via i mostri.) Sono i versi della canzone “Monsters”, in cui Blunt parla del padre malato; è un brano melodico, che più di altri arriva all’ascoltatore, dove prevalgono sentimenti come l’emozione e la commozione - gli stessi che si ritrovano nella traccia “Stop the clock”, una dedica rivolta sempre al genitore. James Blunt, è a sua volte un papà e proprio per i figli ha inciso un messaggio nella traccia “I told you” - in cui prevale una certa vivacità nel sound - e nella ballata che chiude il disco, “The greatest”.

“Once upon a mind” potrebbe suonare come il seguito di “Back to bedlam”, a testimonianza della maturità e dell’esperienza acquisita dal cantautore, ma nulla di più - se non fosse, per altro, che nei quattordici anni tra i due dischi siano stati pubblicati quattro album e diversi singoli (“Carry you home”, “Stay the night” e “Bonfire heart” per citarne qualcuno) fatti per diventare hit da radio. Oltre agli artisti e colleghi che - come lo stesso Ed Sheeran, tra i collaboratori del disco “Afterlove” di Blunt” - nel frattempo si sono fatti largo e hanno portato le loro novità stilistiche nel mondo della musica pop cantautorale.
Il nuovo disco del musicista britannico non tradirà comunque i suoi fan e il pubblico italiano, a cui James Blunt lo presenterà dal vivo il prossimo marzo durante i tre concerti previsti nel nostro paese.

TRACKLIST

01. The Truth (03:42)
02. Cold (03:28)
03. Champions (03:14)
04. Monsters (04:19)
05. Youngster (03:19)
06. 5 Miles (03:19)
08. I Told You (02:31)
09. Halfway (03:11)
10. Stop The Clock (03:14)
11. The Greatest (03:10)
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