«SCREAM FROM THE GUTTER AFTER YOUR BRAIN - Raw Power» la recensione di Rockol

Raw Power - SCREAM FROM THE GUTTER AFTER YOUR BRAIN - la recensione

Recensione del 30 apr 2000

La recensione

La musica estrema “made in Italy” ha sempre avuto vita dura all’estero, soprattutto in America. Volendo domandare ad un ragazzo americano quale gruppo italiano conosca meglio in ambito hardcore, oggi (come negli anni ’80) la risposta sarebbe la stessa: Raw Power. Paradossalmente questo nome (insieme con quello di Negazione, Indigesti e CCM), è ancora quello che rappresenta meglio a tutt’oggi l’hardcore italiano. Di acqua sotto i ponti da allora ne è passata parecchia e molti altri gruppi hanno provato a ripercorrere la strada tracciata da Raw Power&C. Ma la fortuna non è stata benevola e quelli sopra citati sono ancora i nomi che fanno rodere dall’invidia gli americani. “Scream from the gutter after your brain” non è un disco nuovo dei Raw Power (tutt’ora in attività e alle prese con tour e promozione di un album), ma la ristampa di due classici che hanno venduto maggiormente nel circuito underground, rendendo famoso il nome del gruppo oltre oceano. Completamente diverso da quel punk-hardcore edulcorato che tanto piace ai ragazzi moderni, il sound di “Scream form the gutter…” risente dell’influenza del punk nichilista di Crass e Conflict, ma anche della velocità e della distorsione tipica del thrash metal old style. La voce disperata di Mauro Codeluppi alterna stati di follia nevrotica con momenti di pura lucidità, trascinata dai ritmi ossessivi e veloci del classico drumming hardcore. La traccia che apre il disco è l’indimenticabile “State oppression”, un vero inno generazionale. Seguono i classici “Joe’s the best”, “Bastard”, “A certain kind of killer”, “Army” per arrivare al cambio drastico di vocals in “Don’t let me see it” e “Raw Power”. Il disco procede senza intoppi, solo verso la fine si comincia ad ascoltare qualche intromissione di troppo nei territori heavy-metal. Tutto sommato un totale di ventinove tracce di pura furia, per riscoprire “la via dell’hardcore” come la si intendeva nella metà degli anni ’80. “Scream form the gutter…” è, infatti, una sorta di lezione per chi non vuole dimenticare, un modo per far riscoprire alle nuove generazioni il passato: perché siamo convinti che senza dischi come questo, l’hardcore non sarebbero mai arrivato “sano e salvo” ai giorni nostri.
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