«40 LIVE - Cure» la recensione di Rockol

Cure, quattro decenni sospesi tra buio e luce

In un box set audio e video dei due concerti-evento dell'estate 2018 per celebrare i quarant'anni della band di Robert Smith

Recensione del 11 nov 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Molto, molto tempo fa, Robert Smith si divertiva a raccontare nelle interviste che non sarebbe arrivato a festeggiare i suoi venticinque anni di età. Scherzava, evidentemente con fare del tutto british, ma il suo alone gotico contribuiva comunque a dare un certo peso alla questione, al pari delle angosce che in questo strano spaventapasseri dai capelli a cespuglio e il rossetto sbavato sulle labbra riuscivano a prendere forma. Vederlo oggi, in salute e con lo stesso make-up di sempre, celebrare sul palco, contro ogni pronostico, i quattro decenni di attività dei suoi Cure, risulta essere un’impresa eccellente per la carriera di una band che non ha mai fatto mistero dei propri sentimenti di disfatta e decadenza.

L’occasione per le grandi ricorrenze è data dai due irripetibili concerti che i Cure hanno tenuto a Londra nell’estate del 2018 e che vedevano appunto l’ultima incarnazione della formazione guidata da Robert Smith festeggiare l’anniversario del proprio debutto discografico, avvenuto nel 1978 con una formazione a tre, di cui solamente il frontman e leader indiscusso ne è l’unico testimone del tempo. Raccolti insieme nel boxset “40 Live” - composto nelle varie edizioni in cui è pubblicato, da un librettone fotografico d’ordinanza e ben sei dischi, quattro CD più due Blu-ray o due DVD, a seconda delle varianti - il gruppo inglese ripropone in versione integrale gli show dello scorso anno, tenuti a poca distanza l’uno dall’altro, diversissimi tra loro eppure del tutto complementari.

Due serate-evento, riunite insieme che ripercorrono, ognuna a suo modo, la storia tormentata e affascinante dei Cure, dagli esordi ai nostri giorni, in attesa di un nuovo e più volte annunciato album di inediti che si fa attendere dall’ultimo “4:13 Dream” dell’ormai lontano 2008. Il primo live della raccolta è intitolato “From There To Here / From Here To There” e riporta fedelmente l’esibizione conclusiva del Meltdown Festival, di cui lo stesso Smith è stato direttore artistico, al Royal Festival Hall di Londra il 24 giugno. In ventotto brani, divisi idealmente in due tranche, i Cure mostrano tutta la propria essenza suonando in ordine cronologico un brano da ognuno dei tredici dischi finora pubblicati, piazzando al centro dello spettacolo due canzoni nuove, “It can never be the same” e “Step into the light” efficaci quanto basta per dare un piccolo assaggio di quello che potrebbe ancora arrivare, per poi riprendere la narrazione al contrario con altri tredici brani eseguiti in ordine cronologico inverso. Da “Three imaginary boys” a “Boys don’t cry” andata e ritorno, passando in mezzo a quarant’anni di storia, dalle suggestione gotiche di “Other voices” e “A forest” agli echi psichedelici di “Bananafishbones” e al nichilismo distruttivo di “Disintegration” e “One hundred years”, fino alle romantiche ugge di “Pictures of you” e “Last days of summer”, le differenti anime della band si incastrano nello sviluppo del proprio percorso musicale, combinando dark, new wave, pop e post punk in un flusso incessante di drammi esistenziali e felicità visionaria dal sound struggente e corposo.

Il secondo, invece, intitolato “Anniversary”, è la testimonianza dell’altrettanto epocale show del 7 luglio in Hyde Park a Londra, in cui i Cure hanno suonato le loro hit più celebri di fronte a più di 65.000 spettatori accorsi per la grande festa di Smith e soci. In questa occasione, che ha già avuto una precedente uscita anche nelle sale cinematografiche, a prendere del tutto la scena, con buona pace dei larghi sorrisi di Robert e delle pose plastiche del bassista Simon Gallup - il secondo elemento più longevo per presenza in una compagine alquanto mutevole a seconda degli umori del suo uomo simbolo -  sono i grandi classici come “Just like heaven”, “Lullaby”, “Friday I’m love”, “Close to me” “Inbetween days” e naturalmente l’immancabile “Boys dont’ cry”, mentre la chiusura è affidata al primissimo periodo, da "Jumping someone else's train" a "10:15 saturday night", fino alla più controversa e poco eseguita “Killing an arab”, singolo d’esordio ispirato al romanzo “Lo Straniero” di Albert Camus e che al gruppo stesso ha causato qualche malinteso a causa di reiterate interpretazioni superficiali del brano, tra l’altro sempre prontamente rigettate.

Il cofanetto celebrativo dei Cure rappresenta quindi il cammino, unico, di un artista irrequieto che al suo esordio aveva i capelli non più lunghi di quelli delle guardie di Sua Maestà, ma tenacemente convinto della sua personale idea di musica, malinconica e al tempo stesso insofferente alle regole. Robert Smith dal vivo, così come nelle immagini restituite in video dalla regia di Tim Pope, appare arruffato, sovrappeso e anche un po’ goffo, gemello omozigote dello strambo personaggio di Sean Penn di “This Must Be The Place”, eppure ancora capace di incantare il suo pubblico con un’aura preziosa, nera ovviamente, ma finalmente rasserenata. È lui il motore indiscusso dei Cure, dietro ai quali, per quarant’anni, ha celato la propria indiscutibile capacità di autore di brani notturni, intensi e dal deciso gusto agrodolce. “40 Live” non è di certo l'album indispensabile della lunga carriera della band, permette però nella sua struttura di monumentale kolossal, con quasi cinque ore di musica divise nei due spettacoli che raccoglie, di restituire tutte le possibili malie di un intricato viaggio tra luce e oscurità, secondo i dettami inderogabili di una primadonna teatrale, indisciplinata e talvolta prepotente, ma capace di trasformare la sua maschera in uno stimolo ogni volta diverso per affrontare e perfino addolcire le proprie tensioni interiori

Così, nelle splendide immagini riprese dal vivo nelle due serate londinesi tra ragnatele giganti e cornici floreali, nella tecnologia del dolby digital 5.1 come nelle corrispettive versioni audio su CD, il cantato mugolante di Robert Smith, il basso grintoso di Simon Gallup, i ritmi quadrati del batterista Jason Cooper, le tessiture armoniche del tastierista Roger O’Donnell e le melodie sospese del chitarrista Reeves Gabrels offrono con sincero entusiasmo e passione il lato migliore dell’incredibile avventura di questi ragazzi, molto più che immaginari.

TRACKLIST

Curætion-25: From There To Here / From Here To The
01. Three Imaginary Boys - Live (03:55)
02. At Night - Live (05:59)
03. Other Voices - Live (04:36)
04. A Strange Day - Live (04:34)
05. Bananafishbones - Live (03:07)
06. A Night Like This - Live (04:16)
07. Like Cockatoos - Live (03:40)
08. Pictures Of You - Live (07:14)
09. High - Live (03:42)
10. Jupiter Crash - Live (04:10)
11. 39 - Live (07:22)
12. Us Or Them - Live (04:16)
13. It’s Over - Live (04:34)
14. It Can Never Be The Same - Live (05:44)
15. Step Into The Light - Live (03:54)
16. The Hungry Ghost - Live (04:41)
17. Alt.End - Live (04:34)
18. The Last Day Of Summer - Live (05:42)
19. Want - Live (05:26)
20. From The Edge Of The Deep Green Sea - Live (07:41)
21. Disintegration - Live (08:02)
22. If Only Tonight We Could Sleep - Live (05:00)
23. Sinking - Live (05:09)
24. Shake Dog Shake - Live (04:43)
25. One Hundred Years - Live (06:45)
26. Primary - Live (04:04)
27. A Forest - Live (06:32)
28. Boys Don't Cry - Live (03:42)

Anniversary: 1978-2018 Live In Hyde Park London
01. Plainsong - Live (05:27)
02. Pictures Of You - Live (07:19)
03. High - Live (03:37)
04. A Night Like This - Live (04:30)
05. The Walk - Live (03:28)
06. The End Of The World - Live (03:34)
07. Lovesong - Live (03:39)
08. Push - Live (04:36)
09. Inbetween Days - Live (02:55)
10. Just Like Heaven - Live (04:01)
11. If Only Tonight We Could Sleep - Live (05:13)
12. Play For Today - Live (04:04)
13. A Forest - Live (06:47)
14. Shake Dog Shake - Live (04:38)
15. Burn - Live (06:27)
16. Fascination Street - Live (04:58)
17. Never Enough - Live (03:02)
18. From The Edge Of The Deep Green Sea - Live (07:51)
19. Disintegration - Live (09:25)
20. Lullaby - Live (04:54)
21. The Caterpillar - Live (04:09)
22. Friday I'm In Love - Live (03:46)
23. Close To Me - Live (03:33)
24. Why Can't I Be You? - Live (03:15)
25. Thanks @ 40 - Live (01:15)
26. Boys Don't Cry - Live (02:53)
27. Jumping Someone Else’s Train - Live (03:17)
28. Grinding Halt - Live (02:56)
29. 10:15 Saturday Night - Live (03:29)
30. Killing An Arab - Live (04:25)
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