«AMOEBA GIG (LIVE) - Paul McCartney» la recensione di Rockol

Paul McCartney dal vivo in dimensione intima con "Amoeba gig"

La registrazione del concerto tenuto da McCartney il 27 giugno 2007 presso lo storico negozio di dischi Amoeba Music a Hollywood, e ora pubblicato per la prima volta in versione remixata e integrale.

Recensione del 05 set 2019

La recensione

di Luca Perasi

Confesso la mia ambivalenza nei confronti dei dischi dal vivo di Paul McCartney, quasi sempre intesi come opere celebrative di tournée di dimensioni mastodontiche, ma solo in parte in grado di riprodurre l’esperienza di un concerto. Album come “Wings Over America” (1976) e “Tripping the Live Fantastic!” (1990) hanno segnato due epoche per certi versi contrapposte tra loro – il primo è il culmine della carriera di McCartney con gli Wings, il secondo documenta la sua riconciliazione con il repertorio dei Beatles e il suo riappropriarsi di quell’eredità – ma contengono i limiti di molti live: un mosaico di performance tratte da diverse date anziché da un unico concerto e abbondanza di sovraincisioni.

E allora questo “Amoeba Gig”, la registrazione del concerto tenuto da McCartney il 27 giugno 2007 presso lo storico negozio di dischi Amoeba Music a Hollywood, e ora pubblicato per la prima volta in versione remixata e integrale (quattro canzoni erano apparse nel 2007 nell’EP “Amoeba’s Secret” e dodici dei ventuno brani eseguiti erano stati poi inclusi nel cd “Live in Los Angeles” nel 2010), diventa un pezzo quasi unico all’interno della discografia live dell’ex-Beatle, e trova un corrispettivo solo nell’acclamato “Unplugged” (1991).

La dimensione intima (Paul suonò davanti a un migliaio di persone, inclusi Ringo Starr e Alanis Morrisette), non è però il vero elemento di attrattiva del disco. Sentire McCartney che piange mentre canta è invece quel che lo rende memorabile. E’ infatti quello che succede (tra 1:38 e 1:50) durante l’esecuzione di “Here today”, la canzone scritta da Paul nel 1981 ,“poco dopo la morte di John”, e per l’occasione dedicata anche a Linda e a George Harrison: la voce si rompe, Paul canta a malapena e con il groppo in gola la strofa “What about the night we cried?/Because there wasn’t any reason left to keep it all inside”. Al termine, ammette la difficoltà e si rivolge al pubblico: “Siamo adulti, possiamo piangere!” L’episodio era noto da tempo ai fan (un filmato di questa performance si trova sul web e potete vederlo qui) e viene ora offerto a tutti gli ascoltatori: è un momento incredibilmente toccante che “vale il prezzo del biglietto” come si suol dire in questi casi.
Cos’altro? L’album presenta una scaletta con molti dejà vu: accompagnato da una band all’epoca già rodata da cinque anni di palco (ma con il tastierista Wix assente, sostituito da David Arch), McCartney propone classici come “I saw her standing there”, “Back in the U.S.S.R.”, “The long and winding road” o “Let it be”  in versioni pressoché indistinguibili da quelle presenti su altri suoi dischi.
Fortunatamente c’è spazio anche per qualche rarità, come le ben cinque canzoni tratte da “Memory Almost Full” (menzione d’onore per “That was me” che ebbe la nomination ai Grammy 2008 nella categoria “Best Male Pop Vocal Performance”) o le esecuzioni di “Matchbox” (suonata dal vivo da McCartney come solista solo undici volte) e di “Baby Face”, anche se solo in un accenno per introdurre “Hey Jude”: la versione in vinile del disco aggiunge invece “Coming up” tratta dal soundcheck.

Sono convinto che una versione in DVD avrebbe permesso di apprezzare meglio le caratteristiche di questa esibizione, ma “Amoeba Gig” rimane un documento di interesse indiscutibile per chiunque ami Paul McCartney.

 

Luca Perasi (Milano, 1969), è autore di "Paul McCartney: Recording Sessions (1969-2013)" , il primo "reference book" in lingua inglese dedicato alla produzione solista di Paul McCartney. Pubblicato nel 2013 da L.I.L.Y. Publishing, è stato ristampato nel settembre 2014 con ulteriori aggiornamenti.

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